Oscar 2025, Flow vince per la Lettonia e il 2D si rifugia nel corto iraniano
Alla 97ª edizione nessun lungometraggio disegnato arriva in cinquina. Il film indipendente di Gints Zilbalodis batte i grandi studi, mentre In the Shadow of the Cypress porta l'Oscar al disegno iraniano.

Chi cercava un film disegnato tra i candidati al miglior lungometraggio d'animazione della 97ª edizione degli Academy Awards non l'ha trovato. Per il disegno, la notte di ieri, 2 marzo, al Dolby Theatre di Los Angeles, è stata soprattutto una questione di corti. Eppure la serata ha portato un risultato che chi ama l'animazione d'autore, in qualsiasi tecnica, aspettava da tempo: la vittoria di un film piccolo, indipendente e senza dialoghi contro la potenza dei grandi studi.
Un gatto, un'alluvione, un piccolo paese
Ha vinto Flow - Un mondo da salvare del lettone Gints Zilbalodis, prodotto con Matīss Kaža, Ron Dyens e Gregory Zalcman. È il primo Oscar nella storia del cinema lettone. Il film segue un gatto nero sorpreso da un'inondazione che cancella il suo mondo, costretto a condividere una barca con un capibara, un lemure, un cane e un serpentario. Nessuna parola, solo versi animali e musica.
La tecnica è la computer grafica, realizzata con Blender, il software libero, e con una squadra ridotta. Zilbalodis arrivava da Away, un primo lungometraggio fatto quasi interamente da solo. Il suo modo di lavorare con la macchina da presa, lunghi piani in movimento che seguono gli animali, ricorda più il cinema dal vero che l'animazione tradizionale, ma la stilizzazione dei personaggi e dei paesaggi lo tiene lontano dal realismo patinato dei grandi studi.
Gli altri candidati erano Inside Out 2 di Kelsey Mann per Pixar, Memoir of a Snail dell'australiano Adam Elliot, Wallace & Gromit - Le piume della vendetta di Nick Park e Merlin Crossingham per Aardman, e Il robot selvaggio di Chris Sanders per DreamWorks. Due film in stop-motion, tre in CG, nessuno disegnato.
Dove è finito il disegno
Il caso più interessante, per chi segue il 2D, è proprio Il robot selvaggio. Chris Sanders ha alle spalle Lilo & Stitch, uno degli ultimi successi del disegno tradizionale Disney. Il suo nuovo film è in computer grafica, ma le texture e la luce sono costruite per imitare la pittura a mano, con pennellate visibili e fondali che sembrano dipinti. È la tendenza degli ultimi anni: il segno pittorico entra nella CG, mentre il lungometraggio interamente disegnato fatica a trovare spazio nella corsa ai premi.
L'assenza del 2D tra i lungometraggi dipende soprattutto da come funzionano le campagne e da quali titoli riescono a farsi vedere dai votanti. Dopo l'anno di Miyazaki e di Robot Dreams, il ritorno a una cinquina senza disegno è un passo indietro evidente.
Il corto iraniano e la cinquina dei corti
La consolazione arriva dalla categoria dei corti. Ha vinto In the Shadow of the Cypress degli iraniani Hossein Molayemi e Shirin Sohani: un ex capitano di marina, segnato dalla guerra, vive con la figlia in una casa sul mare, e la loro convivenza difficile cambia quando una balena si arena sulla spiaggia. È un film in 2D senza dialoghi, dai colori caldi e dal disegno volutamente semplice, che lascia parlare i silenzi tra padre e figlia.
L'altro corto disegnato era Yuck! del francese Loïc Espuche, prodotto da Juliette Marquet: un gruppo di bambini in campeggio che trova disgustosi i baci degli adulti, finché le prime cotte non complicano le cose. Leggero, comico, con un segno pulito e colori estivi.
Il resto della cinquina era lontano dal 2D. Beautiful Men dei belgi Nicolas Keppens e Brecht Van Elslande, in stop-motion, segue tre fratelli arrivati a Istanbul per un trapianto di capelli. Wander to Wonder di Nina Gantz, prodotto da Stienette Bosklopper, usa pupazzi per raccontare i piccoli protagonisti di un programma per bambini rimasti soli dopo la morte del loro creatore. Magic Candies di Daisuke Nishio, prodotto da Takashi Washio per Toei Animation, adatta in computer grafica l'albo illustrato della coreana Baek Heena.
Il bilancio
Zero lungometraggi disegnati, due corti su cinque, una statuetta. È un'annata magra per il 2D, salvata da un corto iraniano che ha conquistato i votanti con pochi mezzi. Resta un elemento comune tra Flow e In the Shadow of the Cypress: due film senza parole, da paesi con industrie piccole, arrivati al premio grazie alla forza delle immagini. Forse è da qui che passa la strada anche per il prossimo film disegnato capace di vincere.


