Oscar 2024, Il ragazzo e l'airone riporta il disegno a mano in cima all'animazione

Alla 96ª edizione Hayao Miyazaki vince il suo secondo Oscar per il miglior film d'animazione. In cinquina anche Robot Dreams di Pablo Berger, mentre tra i corti il 2D occupa quattro posti.

Goyas 2024 - Pablo Berger (cropped)
Immagine: Pedro J Pacheco · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ventun anni. Tanto è passato dall'ultima volta che un film disegnato a mano aveva vinto l'Oscar per il miglior lungometraggio d'animazione. Era il 2003 e il film era La città incantata. Ieri sera, 10 marzo, alla 96ª cerimonia degli Academy Awards al Dolby Theatre di Los Angeles, la statuetta è tornata allo stesso autore: Il ragazzo e l'airone di Hayao Miyazaki, prodotto da Toshio Suzuki per lo Studio Ghibli, ha battuto la concorrenza dei grandi studi americani.

Nel mezzo ci sono state due decadi dominate dalla computer grafica, soprattutto Disney e Pixar, con qualche vittoria della stop-motion. Nessuna opera in 2D era riuscita a vincere, nemmeno nelle annate in cui il disegno era ben rappresentato in cinquina. Per questo il premio a Miyazaki pesa più di una semplice consacrazione d'autore.

Un film personale che ha convinto l'Academy

Il ragazzo e l'airone segue Mahito, un ragazzo che durante la guerra perde la madre in un incendio e si trasferisce in campagna con il padre e la nuova moglie di lui, sorella della madre. Un airone parlante lo attira dentro una torre abbandonata, oltre la quale si apre un mondo popolato da pellicani, parrocchetti e da un misterioso prozio. Il film è stato letto come uno dei più autobiografici di Miyazaki, una riflessione sull'eredità e sul lutto costruita con la consueta cura per il dettaglio: il fuoco, l'acqua, il movimento dei corpi.

La vittoria arriva dopo il Golden Globe di gennaio, il primo assegnato a un film d'animazione non in lingua inglese. È il secondo film non in inglese a vincere l'Oscar di categoria, ancora una volta dopo La città incantata.

Robot Dreams e gli altri candidati

Nella cinquina dei lungometraggi c'era un secondo film disegnato. Robot Dreams dello spagnolo Pablo Berger, coproduzione tra Spagna e Francia, adatta il fumetto di Sara Varon e racconta l'amicizia tra un cane e un robot nella New York degli anni Ottanta. Non ci sono dialoghi, il tratto è pulito, quasi da libro per bambini, e il film sa essere molto malinconico. Berger arrivava dal cinema dal vero e ha firmato il suo primo lungometraggio d'animazione, già premiato con il Goya.

Gli altri candidati erano Elemental di Peter Sohn per Pixar, Nimona di Nick Bruno e Troy Quane e Spider-Man: Across the Spider-Verse di Kemp Powers e Justin K. Thompson con Joaquim Dos Santos alla regia e Phil Lord e Christopher Miller tra i produttori. Gli ultimi due sono film in CG che continuano a guardare al disegno: Nimona con personaggi dalle forme piatte e grafiche, Across the Spider-Verse con un universo diverso per ogni stile, dall'acquerello al collage punk.

Due film 2D su cinque, con la vittoria di uno di essi: è il miglior risultato del disegno nella categoria da molti anni.

Corti, il disegno quasi ovunque

Nella categoria dei cortometraggi ha vinto War Is Over! Inspired by the Music of John & Yoko di Dave Mullins, prodotto da Brad Booker: un film in computer grafica ambientato in trincea, in cui due soldati nemici giocano una partita a scacchi grazie a un piccione viaggiatore. Gli altri quattro titoli erano tutti in 2D.

Letter to a Pig di Tal Kantor, prodotto con Amit R. Gicelter, parte dalla lettera che un sopravvissuto alla Shoah legge in una classe e segue il turbamento di una studentessa, con un disegno dai toni quasi monocromi. Ninety-Five Senses di Jared e Jerusha Hess affida a più animatori i ricordi sensoriali di un condannato a morte, ognuno con il proprio stile. Our Uniform dell'iraniana Yegane Moghaddam ricostruisce gli anni di scuola attraverso pieghe, tessuti e cuciture della divisa scolastica. Pachyderme di Stéphanie Clément, prodotto da Marc Rius, racconta le estati di una bambina dai nonni con colori pastello che nascondono qualcosa di inquieto.

Che annata è stata

Due lungometraggi e quattro corti disegnati, una vittoria pesantissima. Per il 2D è l'edizione migliore dell'ultimo decennio, almeno nei risultati. Resta il dubbio che sia servito il nome di Miyazaki per arrivarci: un autore di ottantatré anni, con una storia che l'Academy conosce bene. Ma un film disegnato è tornato a vincere, e per chi lavora con la matita è un fatto che conta.

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