Future Film Festival 2017, a Bologna vince Bayona ma la giuria guarda anche a Laudenbach

La diciannovesima edizione del festival bolognese, dedicata al personaggio, chiude con il Platinum Grand Prize a Sette minuti dopo la mezzanotte e una menzione per La jeune fille sans mains.

FFF2017
Immagine: FutureFF · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Il Platinum Grand Prize della diciannovesima edizione del Future Film Festival è andato a Sette minuti dopo la mezzanotte di J.A. Bayona, il film che aveva aperto la manifestazione il 2 maggio in anteprima italiana. Una scelta che farà discutere chi frequenta Bologna per l'animazione pura. Il film di Bayona è un dramma dal vero, con Sigourney Weaver, Felicity Jones e Liam Neeson, e il suo legame con il programma sta nelle sequenze animate ad acquerello che raccontano le storie del mostro. La giuria però ha voluto bilanciare il verdetto con una menzione speciale a La jeune fille sans mains di Sébastien Laudenbach, e lì il discorso cambia del tutto.

Un concorso che parlava di disegno

Il festival, diretto da Giulietta Fara e Oscar Cosulich, si è chiuso domenica 7 maggio. Il tema scelto quest'anno era Character Wow, cioè la domanda su come nasca un personaggio capace di diventare un'icona. Il concorso lungometraggi rispondeva in modi molto diversi. Accanto a Bayona c'erano Hitler's Folly di Bill Plympton, finto documentario che mescola archivio e animazione, la commedia nera Nerdland di Chris Prynoski, l'horror When Black Birds Fly e il filippino Saving Sally, che fonde attori e disegni.

Il film di Laudenbach resta il più radicale del lotto. È una fiaba dei Grimm raccontata con un tratto essenziale, quasi un appunto, in cui le figure si sfaldano e si ricompongono a ogni fotogramma. Lo stesso concorso ospitava In This Corner of the World di Sunao Katabuchi, ambientato a Hiroshima e a Kure negli anni della guerra, e Ethel & Ernest di Roger Mainwood, tratto dal libro a fumetti di Raymond Briggs sui suoi genitori. Proprio Ethel & Ernest si è portato a casa il premio FFFabulous and FFFantastic Supporters. Due film disegnati a mano, due storie familiari attraversate dal Novecento. Non è poco, per un festival nato nel 1999 con l'idea di raccontare le nuove tecnologie.

Il Giappone fuori concorso

La sezione fuori concorso ha avuto un sapore quasi monografico. Le sale hanno proiettato A Silent Voice di Naoko Yamada, The Dragon Dentist di Kazuya Tsurumaki e Lupin III: Goemon Ishikawa di Takeshi Koike, mentre la chiusura è spettata a Belladonna of Sadness di Eiichi Yamamoto, il film della Mushi Production del 1973 presentato nella versione restaurata in 4K. Vederlo sul grande schermo dopo quasi mezzo secolo è un'esperienza strana: acquerelli fermi, carrellate su tavole dipinte, una sensualità che il cinema d'animazione commerciale non avrebbe più osato. Fuori concorso anche An Animated Life, il documentario di Michael Fiore ed Erik Sharkey su Floyd Norman, primo animatore afroamericano alla Disney.

I corti e i laboratori

Il concorso cortometraggi contava un centinaio di titoli recenti. Il premio della giuria è andato a Garden Party, corto in computer grafica firmato da un collettivo di sei giovani autori francesi, con menzione speciale per The Absence of Eddy Table del norvegese Rune Spaans. Il pubblico in sala ha scelto Merlot di Marta Gennari e Giulia Martinelli, una piccola soddisfazione italiana.

L'immagine dell'edizione portava la firma del brasiliano Beto Shibata, che a Bologna ha tenuto anche un workshop sul cut-out, la tecnica delle sagome ritagliate e articolate. Un'altra lezione pratica l'ha offerta Barry Purves, maestro inglese della stop-motion, con una retrospettiva dei suoi film. Nella Comics Zone, invece, si disegnava dal vivo con Vittorio Giardino, Giuseppe Palumbo, Paolo Bacilieri e Sara Colaone.

Resta l'impressione di un festival con due anime. Una guarda agli effetti visivi, e lo dicono le masterclass dedicate al compositing e al lavoro di Framestore. L'altra continua a cercare l'animazione d'autore, quella che si vede poco nelle sale italiane. Quest'anno la seconda ha avuto i titoli migliori, anche se il premio maggiore è andato altrove.

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