Annecy 2017 parla giapponese, Cristal a Masaaki Yuasa e premio della giuria a Katabuchi
Due film giapponesi in cima al palmarès del lungometraggio, Loving Vincent scelto dal pubblico e un Cristal del corto alla stop-motion svedese di The Burden. Bilancio dell'edizione dedicata alla Cina.

Doveva essere l'edizione della Cina, paese d'onore del 2017, e in parte lo è stata. Il film cinese più atteso del concorso, però, ad Annecy non è mai arrivato. Have a Nice Day di Liu Jian, noir disegnato già passato alla Berlinale, è stato ritirato dalla competizione all'ultimo momento, secondo il festival per pressioni delle autorità di Pechino. Il buco in programma è rimasto lì per tutta la settimana, come un promemoria. Alla fine, sabato 17 giugno, il palmarès del lungometraggio ha preso un'altra strada e ha guardato al Giappone due volte.
Yuasa e Katabuchi, due idee opposte di animazione
Il Cristal è andato a Lou et l'île aux sirènes di Masaaki Yuasa. È la storia di Kai, un ragazzino chiuso che vive in una cittadina di pescatori, e di Lu, una sirena che ama la musica e fa ballare chiunque le capiti a tiro. Yuasa lavora con Science SARU e con un'animazione digitale che deforma corpi e spazi senza alcun rispetto per la fisica, e qui la usa per un film per tutti, colorato e un po' folle. Chi conosceva Mind Game ritroverà la stessa libertà, appena addomesticata.
Il premio della giuria, assegnato da Céline Sciamma, Mohamed Beyoud e Stéphan Roelants, è andato invece a Dans un recoin de ce monde di Sunao Katabuchi. Siamo all'estremo opposto. Tratto dal manga di Fumiyo Kōno, il film segue Suzu, giovane sposa a Kure negli anni della guerra, a pochi chilometri da Hiroshima. Katabuchi ricostruisce strade, negozi e razionamenti con una precisione quasi documentaria, e affida al disegno della protagonista (Suzu dipinge, e quel tratto a matita entra nel film) i momenti in cui la realtà diventa insopportabile. Il progetto era partito anche grazie a una raccolta fondi online, e vederlo premiato in Europa ha qualcosa di giusto.
Il pubblico ha preferito La passion Van Gogh di Dorota Kobiela e Hugh Welchman, il film dipinto a olio fotogramma per fotogramma da un esercito di pittori. Era prevedibile. Nella stessa competizione c'erano anche A Silent Voice di Naoko Yamada, Big Fish & Begonia di Liang Xuan e Zhang Chun, Ethel & Ernest di Roger Mainwood dalle tavole di Raymond Briggs, Téhéran tabou di Ali Soozandeh e Zombillénium di Arthur de Pins e Alexis Ducord, che aveva aperto il festival.
Il corto, tra pupazzi e matita
Nel cortometraggio la giuria (Maryam Kashkoolinia, Fred Seibert, Alberto Vázquez) ha dato il Cristal a The Burden della svedese Niki Lindroth von Bahr, musical in stop-motion con animali che lavorano in un supermercato, in un fast food, in un call center, cantando la propria solitudine. Il premio della giuria è andato a Vilaine fille di Ayce Kartal, coproduzione franco-turca.
Per il disegno a mano il nome da segnare è quello di Lucrèce Andreae. Il suo Pépé le morse, una famiglia in spiaggia nei giorni dopo la morte del nonno, ha vinto il premio del pubblico. La menzione speciale e il premio Canal+ sono andati a L'Ogre di Laurène Braibant, il premio Fipresci a Negative Space di Max Porter e Ru Kuwahata. Uri e Michelle Kranot hanno raddoppiato con Nothing Happens, premio André Martin per il corto francese e premio Festivals Connexion.
Scuole e televisione
Il Cristal del film di fine studi è andato a Sog di Jonathan Schwenk, dalla Germania. La giuria della sezione ha premiato anche la giapponese Sawako Kabuki per Summer's Puke is Winter's Delight, cortometraggio sfacciato e coloratissimo che difficilmente passerà inosservato nei festival dei prossimi mesi.
In televisione il Cristal è andato a Revolting Rhymes (in Francia Un conte peut en cacher un autre), lo special britannico tratto da Roald Dahl. Il premio della giuria per una serie è stato per The Man-Woman Case di Anaïs Caura, con una menzione per un episodio di BoJack Horseman diretto da Mike Hollingsworth, quello quasi interamente muto ambientato sott'acqua. Nei film di commissione ha vinto Material World di Anna Ginsburg.
Una chiusura su un premio meno visibile. L'André Martin per il lungometraggio francese è andato a La jeune fille sans mains di Sébastien Laudenbach, già premiato qui un anno fa, e il sostegno della Fondation Gan a un work in progress a Petit Vampire di Joann Sfar. Il disegno francese, insomma, non ha vinto il Cristal ma continua ad avere una strada aperta.


