Oscar 2020, vince il corto Hair Love, Klaus e Dov'è il mio corpo a mani vuote
Alla 92ª edizione degli Academy Awards Toy Story 4 batte due lungometraggi europei in 2D tra i più forti degli ultimi anni. Il disegno si consola con il corto di Matthew A. Cherry.

Il corto è partito da una raccolta fondi su Kickstarter. Matthew A. Cherry, ex giocatore di football americano passato alla regia, voleva raccontare un padre afroamericano alle prese con i capelli della figlia, e lo voleva fare in animazione 2D. Ieri sera, 9 febbraio, Hair Love ha vinto l'Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione alla 92ª cerimonia degli Academy Awards, al Dolby Theatre di Los Angeles. Cherry lo ha ritirato insieme alla produttrice Karen Rupert Toliver.
Il film, sviluppato con il sostegno di Sony Pictures Animation, è un racconto domestico di pochi minuti: una bambina, un tutorial video, un papà inesperto, una madre che si capisce presto essere malata. Il disegno è digitale, morbido, con colori caldi. La forza del corto sta nella misura, in un tema raro per l'animazione americana, trattato con leggerezza.
Gli altri corti, molti pupazzi e un gatto
La cinquina era dominata dalla stop-motion. Daughter della ceca Daria Kashcheeva, realizzato alla scuola di cinema FAMU di Praga, usa pupazzi ripresi come se la macchina da presa fosse a mano. Mémorable di Bruno Collet, prodotto da Jean-François Le Corre, racconta un pittore colpito dalla demenza con pupazzi che si deformano come le sue tele. Sister di Siqi Song lavora con pupazzi in lana per parlare della politica del figlio unico in Cina.
L'altro titolo disegnato era Kitbull di Rosana Sullivan, prodotto da Kathryn Hendrickson: un gattino randagio e un pitbull maltrattato, nato nel programma SparkShorts della Pixar. Uno studio identificato da sempre con la CG ha portato agli Oscar un corto in 2D dal tratto essenziale, e questo dice qualcosa sulla voglia dei suoi artisti di tornare alla matita.
Lungometraggi, l'occasione mancata
Il miglior film d'animazione è Toy Story 4 di Josh Cooley, con i produttori Mark Nielsen e Jonas Rivera. Gli altri candidati erano Dragon Trainer - Il mondo nascosto di Dean DeBlois, Mister Link di Chris Butler per Laika, Klaus - I segreti del Natale di Sergio Pablos e Dov'è il mio corpo? di Jérémy Clapin.
Per l'animazione disegnata questa era una delle annate più promettenti da molto tempo. Klaus, prodotto dallo studio madrileno di Pablos e distribuito da Netflix, ha già vinto il BAFTA e una serie di Annie Awards, compreso quello per il miglior lungometraggio. Il film è disegnato a mano, ma la luce è stata trattata con strumenti sviluppati apposta per dare volume e atmosfera ai personaggi senza tradire il segno. Il risultato è un 2D che non somiglia a nessun altro, e che ha convinto molti professionisti del settore.
Dov'è il mio corpo?, prodotto da Marc du Pontavice per Xilam, è un film molto diverso. Una mano mozzata scappa da un laboratorio e attraversa Parigi in cerca del corpo da cui proviene, mentre in parallelo si ricostruisce la vita del giovane Naoufel. Clapin ha usato modelli 3D come base e li ha ridisegnati in 2D, ottenendo inquadrature di grande libertà. A Cannes il film ha vinto il Gran Premio della Semaine de la Critique, ad Annecy il Cristal.
Due film europei in 2D, entrambi arrivati al pubblico grazie a Netflix, entrambi premiati altrove. Nessuno dei due ha convinto l'Academy, che ha scelto il quarto capitolo di una saga Pixar già premiata.
Il bilancio di una serata a due facce
Contando le opere, il 2D vale due lungometraggi su cinque e due corti su cinque, con una vittoria. È uno dei risultati migliori dell'ultimo decennio per numero di candidature. Eppure il premio più visibile, quello per il lungometraggio, è andato ancora una volta a un franchise.
Le nomination di Klaus e Dov'è il mio corpo? hanno comunque un valore che supera la serata. Dimostrano che un lungometraggio disegnato può nascere in Spagna o in Francia, trovare un distributore globale e arrivare fino al Dolby Theatre. La vittoria di Hair Love, dal canto suo, porta sul palco più importante un corto autoprodotto e in 2D. Per chi lavora con la matita, il segnale è incoraggiante anche se incompleto.


