Venezia 2019, l'Hong Kong disegnata di Yonfan vince la sceneggiatura e Bombay Rose incanta
Alla 76ª Mostra due film d'animazione per adulti, entrambi asiatici. No.7 Cherry Lane in concorso porta a casa il premio per la sceneggiatura, Bombay Rose di Gitanjali Rao incanta la Settimana della Critica.

Nel palmarès della 76ª Mostra di Venezia, tra il Leone d'oro a Joker e la Coppa Volpi a Luca Marinelli per Martin Eden, c'è un premio che dovrebbe interessare chiunque segua l'animazione. La giuria presieduta da Lucrecia Martel ha assegnato il premio per la migliore sceneggiatura a No.7 Cherry Lane di Yonfan, film d'animazione in concorso per il Leone d'oro. La Mostra si è chiusa sabato 7 settembre al Lido, dopo undici giorni di proiezioni.
Una Hong Kong del 1967
Yonfan è un regista e fotografo di Hong Kong, attivo da decenni nel cinema dal vero, che per questo film è passato all'animazione. No.7 Cherry Lane è ambientato nella Hong Kong degli anni Sessanta, tra benessere crescente e tensioni politiche che esplodono nel 1967. Ziming, studente dell'università di Hong Kong, conosce Meiling e finisce attratto anche da sua madre, la signora Yu, una donna di Taiwan che ha lasciato l'isola negli anni del Terrore bianco. Il cinema, inteso come luogo fisico e come mitologia, è il loro terreno d'incontro: Ziming le accompagna nelle sale, e nel buio emergono desideri proibiti.
Il film parla mandarino, cantonese e dialetto di Shanghai, e il premio alla sceneggiatura riconosce soprattutto la sua scrittura raffinata e letteraria. Ma è l'immagine che resta. Yonfan ricostruisce la città con una cura quasi maniacale per gli interni, le strade e la luce, e lascia ai personaggi movimenti lenti e controllati, come in una memoria che si ripete. È un film per adulti, esplicito e sensuale, che dimostra ancora una volta come l'animazione possa raccontare qualsiasi cosa.
Bombay Rose alla Settimana della Critica
Il secondo film animato che abbiamo amato quest'anno al Lido è arrivato il primo giorno. Bombay Rose di Gitanjali Rao ha avuto la sua prima mondiale il 28 agosto nella Settimana Internazionale della Critica. Rao è una regista indiana che si era fatta conoscere con cortometraggi pluripremiati, e questo è il suo primo lungometraggio, scritto, diretto, montato e disegnato da lei.
La protagonista è Kamala, giovane venditrice di fiori a Bombay che mantiene il nonno e la sorella Tara ballando di notte in un bar. Si innamora di Salim, un ragazzo musulmano fuggito dal Kashmir che vende fiori come lei. Intorno a loro si muovono un'anziana attrice del cinema che fu, un ragazzino sordo e un protettore che le propone un lavoro a Dubai. Le storie si intrecciano nella città vera, quella dei mercati e dei marciapiedi, mentre il cinema di Bollywood ne offre la versione sognata.
Un film dipinto fotogramma per fotogramma
La forza di Bombay Rose sta nella tecnica. Ogni fotogramma è dipinto, al computer ma con la logica della pittura, e il film ha richiesto il lavoro di una sessantina di artisti per un anno e mezzo. Lo stile cambia a seconda del registro: più realistico per la vita di strada, più vicino alla tradizione pittorica indiana per i sogni e i ricordi. È un film che si guarda come si sfoglia un libro illustrato, e che a tratti lascia senza fiato.
Due film asiatici, due modi diversi di fare animazione per adulti, entrambi a Venezia in sezioni importanti. La Mostra non ha un rapporto costante con il cinema d'animazione, ma quest'anno ha dimostrato di saperlo accogliere. Bombay Rose è atteso in questi giorni anche a Toronto, e ci auguriamo che qualche distributore italiano se ne accorga.


