Oscar 2019, Spider-Verse vince con il linguaggio del fumetto, Mirai porta Hosoda in gara

Alla 91ª edizione degli Academy Awards il film Sony interrompe la serie Disney-Pixar e Bao vince tra i corti. Mirai, Weekends, Late Afternoon e Animal Behaviour tengono vivo il disegno.

Hosoda Mamoru from "The World of Mamoru Hosoda" at Opening Ceremony of the Tokyo International Film Festival 2016 (33644170305)
Immagine: Dick Thomas Johnson from Tokyo, Japan · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Quanto deve al disegno un film realizzato in computer grafica? La domanda è inevitabile dopo la notte di ieri, 24 febbraio, quando Spider-Man: Un nuovo universo ha vinto l'Oscar per il miglior film d'animazione alla 91ª cerimonia degli Academy Awards. A ritirarlo Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, registi, con i produttori Phil Lord e Christopher Miller. È la prima volta da diversi anni che il premio sfugge a Disney e Pixar.

Il film di Sony Pictures Animation è tecnicamente un lavoro in CG, ma il suo aspetto viene dalla stampa a fumetti: retini, linee d'inchiostro tracciate sopra i modelli tridimensionali, onomatopee in scena, personaggi animati spesso a passo due come nell'animazione tradizionale. Molti animatori in 2D lo hanno salutato come un alleato. Chi ha passato anni a sentirsi dire che il pubblico vuole solo il realismo digitale ha visto premiato un film che rinuncia al realismo con convinzione.

Mirai, l'unico lungometraggio disegnato

Accanto al vincitore c'erano Gli Incredibili 2 di Brad Bird, L'isola dei cani di Wes Anderson in stop-motion, Ralph spacca Internet di Rich Moore e Phil Johnston, e Mirai di Mamoru Hosoda, prodotto da Yuichiro Saito per lo Studio Chizu.

Per l'animazione giapponese è un passaggio storico. Fino a ieri gli unici film anime arrivati in cinquina erano dello Studio Ghibli. Hosoda rompe questa esclusiva con un film piccolo e domestico, presentato a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs: un bambino di quattro anni, geloso della sorellina appena nata, incontra in giardino versioni dei suoi familiari provenienti da altri tempi. È la storia di una famiglia raccontata dal basso, all'altezza di un bambino, con un disegno pulito e una casa progettata come un personaggio.

La vittoria non era alla portata, ma la nomination rimane un segnale. I votanti hanno premiato un'opera giapponese d'autore che non viene da Ghibli, e questo allarga lo spazio per i registi che negli ultimi anni hanno costruito una propria strada fuori dalla scuola di Miyazaki.

Corti, tre su cinque sono disegnati

La statuetta per il miglior corto d'animazione è andata a Bao di Domee Shi, prodotto da Becky Neiman-Cobb: il corto Pixar su una madre cinese che vede prendere vita un raviolo al vapore, un racconto sul nido vuoto realizzato in CG. Gli altri candidati raccontano però una stagione molto ricca per il 2D.

Weekends di Trevor Jimenez, story artist alla Pixar che qui lavora in proprio, è disegnato a mano e segue un bambino diviso tra le case dei genitori separati nella Toronto degli anni Ottanta. I sogni del bambino si mescolano alla vita reale senza alcun passaggio esplicito, e il film affida quasi tutto all'immagine. Late Afternoon di Louise Bagnall, prodotto da Nuria González Blanco per Cartoon Saloon, racconta un'anziana donna che scivola dentro i propri ricordi; il segno è morbido, i colori si sciolgono da una scena all'altra seguendo la memoria della protagonista.

Animal Behaviour di Alison Snowden e David Fine, coppia di autori legata all'Office national du film du Canada, già premiata con l'Oscar negli anni Novanta per Bob's Birthday, è una commedia in 2D ambientata in una seduta di terapia di gruppo per animali, con il segno caricaturale che ha reso riconoscibili i due autori. Chiude la cinquina One Small Step di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas, in CG, sulla bambina che sogna di diventare astronauta.

Il peso del 2D in questa edizione

I numeri sono semplici: un lungometraggio disegnato su cinque, tre corti disegnati su cinque, nessuna vittoria per un'opera in 2D. Leggerli come una sconfitta sarebbe però sbagliato. Il film che ha vinto tra i lungometraggi ha preso in prestito dal disegno il suo vocabolario, e nella categoria dei corti la presenza di Cartoon Saloon, dell'animazione canadese e di un artista Pixar che sceglie la matita per un progetto personale mostra quanto il segno a mano sia ancora la lingua madre degli autori.

Il dato che più conta per chi segue il 2D riguarda la varietà: un film giapponese e corti nati tra Irlanda, Canada e Stati Uniti. L'animazione disegnata arriva agli Oscar da più parti del mondo, e ci arriva con opere di stile molto diverso tra loro.

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