Oscar 2017, vince Zootropolis ma La tartaruga rossa tiene alta la bandiera del disegno
All'89ª edizione degli Academy Awards trionfano Disney e Pixar. Tra i candidati, però, il film muto di Michaël Dudok de Wit e tre corti disegnati raccontano un'altra animazione.

Cinque film candidati, tre tecniche diverse, un solo lungometraggio disegnato a mano. È il bilancio dell'animazione all'89ª cerimonia degli Academy Awards, che si è tenuta ieri sera, 26 febbraio, al Dolby Theatre di Los Angeles. La statuetta per il miglior film d'animazione è andata a Zootropolis di Byron Howard e Rich Moore, prodotto da Clark Spencer: un risultato atteso, che conferma il dominio dei Walt Disney Animation Studios nella categoria.
Gli altri quattro titoli in lizza erano Kubo e la spada magica di Travis Knight (Laika), Oceania di John Musker e Ron Clements, La mia vita da Zucchina di Claude Barras e La tartaruga rossa di Michaël Dudok de Wit. Due film in stop-motion, due in computer grafica, uno disegnato. Lo squilibrio è evidente, e non è una novità.
Un'isola, un naufrago, nessuna parola
La tartaruga rossa è l'unico candidato interamente in 2D, ed è anche il più radicale. Dudok de Wit, olandese di nascita e formato in Gran Bretagna, aveva già vinto l'Oscar nel 2001 con il corto Father and Daughter. Per il suo primo lungometraggio ha lavorato in coproduzione con lo Studio Ghibli, un caso raro per lo studio giapponese. Ne è uscito un film senza dialoghi, la storia di un naufrago su un'isola deserta e di una tartaruga che cambia il corso della sua vita.
Il segno è pulito, quasi da fumetto franco-belga, i personaggi sono piccoli dentro paesaggi enormi, le tinte del cielo cambiano con le ore. A Cannes, nella sezione Un Certain Regard, il film aveva ricevuto un premio speciale. Agli Oscar non aveva concrete possibilità contro la macchina promozionale di Disney, ma la sua presenza nella cinquina dice che i votanti dell'Academy guardano anche fuori dagli studi americani.
C'è poi un dettaglio che riguarda il disegno anche dentro i film in CG. In Oceania i tatuaggi animati sul corpo del semidio Maui sono stati realizzati a mano, con la supervisione di Eric Goldberg: un piccolo personaggio in 2D che si muove sulla pelle di un personaggio digitale.
I corti, dove il disegno resiste meglio
Nella categoria del miglior cortometraggio d'animazione ha vinto Piper di Alan Barillaro e Marc Sondheimer, il corto Pixar con il piccolo piovanello sulla battigia, un lavoro di computer grafica fotorealistica di grande precisione. Gli altri candidati erano Blind Vaysha di Theodore Ushev, Borrowed Time di Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj, Pear Cider and Cigarettes di Robert Valley e Cara Speller, Pearl di Patrick Osborne.
Qui il 2D pesa di più. Blind Vaysha, prodotto dall'Office national du film du Canada, racconta una ragazza che con un occhio vede solo il passato e con l'altro solo il futuro. Ushev costruisce le immagini con un segno che richiama l'incisione su linoleum, e divide lo schermo in due metà per mostrare la doppia visione. È uno dei corti più compiuti della stagione.
Pear Cider and Cigarettes è invece un oggetto anomalo per gli Oscar: oltre mezz'ora di durata, un racconto autobiografico di Robert Valley sull'amico Techno Stypes e sulla sua autodistruzione. Lo stile grafico, spigoloso e saturo, viene dall'illustrazione e dal fumetto, e il film non ha alcuna intenzione di piacere a tutti. Pearl, nato come esperienza in realtà virtuale a 360 gradi per Google Spotlight Stories, ha un aspetto piatto e cromaticamente semplice che lo avvicina all'illustrazione, anche se lavora con strumenti tridimensionali.
Quanto pesa il 2D in questa annata
Se si contano i titoli, il disegno occupa un posto su cinque tra i lungometraggi e due su cinque tra i corti, considerando Ushev e Valley. Nessuno dei due premi va a un'opera disegnata. Eppure il quadro è meno cupo di quanto sembri. La presenza di La tartaruga rossa e di La mia vita da Zucchina indica che i film d'autore europei, distribuiti in America da piccole società, riescono a entrare nella cinquina anche con budget lontanissimi da quelli di Disney.
Il problema resta la vittoria. Da molti anni il premio maggiore segue gli incassi e la forza delle campagne, e le opere in 2D arrivano alla serata con il ruolo dell'outsider rispettato. Per chi segue l'animazione disegnata, la buona notizia dell'89ª edizione è un'altra: un film muto, lento e fatto a mano è arrivato fino al Dolby Theatre.


