ITFS Stoccarda 2017, Grand Prix a Marta Pajek e omaggio a Bruno Bozzetto

Il festival tedesco premia le figure impossibili della regista polacca e il lungometraggio canadese Window Horses. Tra gli studenti vince il ceco Jan Saska, mentre Bozzetto riceve un riconoscimento d'onore.

ITFS17 Schlossplatz
Immagine: Medienfestival · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Che cosa resta di un matrimonio quando lo si guarda con l'occhio di un disegnatore che conosce le illusioni ottiche? Marta Pajek prova a rispondere da qualche anno con una serie di film che prende il nome dalle figure impossibili, quelle forme che sulla carta sembrano coerenti e nello spazio non potrebbero esistere. Il secondo capitolo, Impossible Figures and Other Stories II, ha vinto il Grand Prix della competizione internazionale all'Internationales Trickfilm-Festival Stuttgart, che si è chiuso domenica 7 maggio dopo sei giorni di proiezioni nel centro della città.

Una matita polacca in cima al palmarès

Pajek lavora con un disegno scarno, quasi senza colore, che lascia molto spazio vuoto attorno ai personaggi e trasforma le relazioni in geometrie instabili. È un'animazione che chiede attenzione e la ripaga, perché lo spettatore è costretto a ricomporre da sé i pezzi di una storia che non si lascia raccontare in modo lineare. Il premio di Stoccarda conferma la crescita di un'autrice che il circuito dei festival d'autore segue già con interesse, e il fatto che il Grand Prix vada a un film così poco spettacolare dice qualcosa della linea del festival.

Il viaggio in Iran di Window Horses

Nella sezione AniMovie, dedicata ai lungometraggi, ha vinto Window Horses della canadese Ann Marie Fleming. Il film segue Rosie Ming, giovane poetessa canadese di origini cinesi e iraniane, invitata a un festival di poesia a Shiraz. Lì, tra incontri, letture e racconti altrui, ricostruisce la storia del padre che non ha mai conosciuto.

Fleming costruisce il film come un mosaico di stili. La protagonista ha un disegno semplicissimo, quasi una figurina da quaderno, mentre le storie raccontate dagli altri personaggi e le poesie persiane prendono forma grazie a diversi animatori invitati, ciascuno con una propria tecnica. Il risultato è un film di piccola produzione, girato con mezzi indipendenti, che usa la varietà grafica per parlare di identità multiple e di eredità culturali. È il genere di lungometraggio che difficilmente arriva nelle sale europee, ed è proprio per questo che i festival come Stoccarda contano.

Studenti, bambini e il pubblico

Il premio Lotte Reiniger per il miglior film di diploma è andato a Untamed della danese Juliette Viger, mentre nella competizione studentesca ha vinto Happy End del ceco Jan Saska. Il film di Saska è una commedia nera disegnata in 2D, costruita come una catena di incontri attorno a un cadavere che passa di mano in mano, con un ritmo comico serratissimo. Il premio Tricks for Kids, dedicato ai corti per bambini, è andato alla norvegese Trine Vallevik Håbjørg con Når jeg hører fuglene synge.

Il pubblico ha scelto Our Wonderful Nature – The Common Chameleon di Tomer Eshed, una parodia dei documentari naturalistici in computer grafica che da mesi gira con successo nei festival. Il premio tedesco per la sceneggiatura d'animazione è andato al progetto Die Reise des Elefanten Soliman.

Bozzetto, un italiano tra i maestri

Per i lettori italiani la notizia più bella dell'edizione arriva fuori concorso. Il festival ha consegnato a Bruno Bozzetto il suo riconoscimento d'onore, l'Ehren-Trickstar. Il legame fra il regista milanese e il pubblico tedesco è antico: i suoi corti umoristici, da Una vita in scatola a Cavallette, e il signor Rossi hanno girato a lungo anche in Germania, e il suo modo di raccontare la vita moderna con poche linee e una comicità gentile e tagliente è entrato nella memoria di più generazioni di spettatori europei.

Il riconoscimento arriva in un'edizione che, guardando il palmarès, ha premiato soprattutto il disegno: la matita di Pajek, il mosaico grafico di Fleming, la commedia nera di Saska. È difficile non vedere una continuità con la lezione di Bozzetto, che ha sempre trattato il segno semplice come uno strumento di pensiero più che di decorazione.

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