Florence Miailhe, la pittura animata sotto la macchina da presa e La traversata
Pittura, sabbia e pastello modificati fotogramma per fotogramma. Florence Miailhe ha portato questa tecnica fino al lungometraggio con un racconto di migrazione.

Nei film di Florence Miailhe non esistono disegni da archiviare. Ogni immagine è dipinta su una lastra di vetro, sotto la macchina da presa, e poi modificata per ottenere quella successiva. Quando il film è finito, del lavoro restano soltanto i fotogrammi registrati. È una tecnica antica e faticosa, e Miailhe è riuscita a usarla per un lungometraggio intero, La traversata, uscito nel 2021.
Una pittrice nell'animazione
Florence Miailhe nacque a Parigi nel 1956. La madre, Mireille Miailhe, era pittrice, e Florence crebbe in un ambiente artistico. Studiò all'École nationale supérieure des arts décoratifs di Parigi, dove si formò come incisora e grafica. Lavorò per alcuni anni come illustratrice e impaginatrice per giornali.
All'inizio degli anni Novanta scoprì l'animazione come estensione della pittura. Il suo primo film importante, Hammam, del 1991, mostra le donne in un bagno turco, con corpi nudi che si muovono nel vapore. È già presente lo stile che caratterizzerà tutta la sua opera: colori caldi, corpi pittorici, attenzione alla sensualità e alla vita quotidiana.
Una tecnica a mano libera
Miailhe lavora con pittura a olio, pastello, sabbia e inchiostro, direttamente su vetro, sotto la macchina da presa. Ogni fotogramma è il risultato della modifica di quello precedente: un braccio si sposta, un colore si sfuma, una figura si dissolve e diventa paesaggio. Le metamorfosi sono naturali, perché l'immagine è sempre una sola, in continua trasformazione.
Questa tecnica ha qualcosa in comune con il lavoro di Caroline Leaf e con quello di Aleksandr Petrov, ma lo stile di Miailhe è riconoscibile. Le sue immagini hanno colori densi, forme morbide e sfumate, una luce calda. I personaggi sono spesso visti in gruppo, nei mercati, nelle feste, nei bagni pubblici.
I cortometraggi
Dopo Hammam, Miailhe realizzò molti cortometraggi. Au premier dimanche d'août, del 2000, racconta una festa danzante in un villaggio, con coppie che ballano e si cercano. Il film vinse il César per il miglior cortometraggio. Conte de quartier, del 2006, intreccia le storie di diversi abitanti di un quartiere popolare e fu premiato al Festival di Cannes con una menzione speciale. Altri film sono dedicati ai suoi viaggi, in particolare in Africa e in India, e alla memoria.
La traversata
La traversata è il risultato di molti anni di lavoro. La sceneggiatura, scritta con la scrittrice Marie Desplechin, racconta di due fratelli, Kyona e Adriel, che fuggono da un paese in guerra dopo essere stati separati dai genitori. Nel loro viaggio verso un luogo sicuro incontrano trafficanti, ladri, famiglie ricche che li sfruttano, una vecchia strega, un circo. Il racconto ha il tono di una fiaba, ma è chiaramente ispirato alle storie di migrazione del Novecento e di oggi, compresa quella degli antenati della stessa autrice.
Per realizzare il film, Miailhe lavorò con un gruppo di animatori che, come lei, dipingevano sotto la macchina da presa. Il progetto fu coprodotto da Francia, Repubblica Ceca e Germania. Il risultato è un'opera di grande intensità visiva, in cui la tecnica pittorica rende la fragilità e la precarietà dell'esperienza dei bambini protagonisti. Il film è stato presentato nella selezione ufficiale del festival di Annecy.
Una pittura che si muove
Il cinema di Florence Miailhe mostra una via diversa per l'animazione 2D, più vicina alla pittura che al disegno animato tradizionale. Non ci sono personaggi definiti da contorni netti, né fondali separati dai personaggi. Tutto è parte dello stesso quadro, che cambia nel tempo.
Questa tecnica richiede pazienza e una grande capacità di improvvisazione, perché non permette di correggere gli errori. Ma offre in cambio un tipo di immagine che nessun'altra tecnica può dare: un mondo in perenne trasformazione, dove il movimento coincide con il gesto della pittrice. La traversata ha dimostrato che questa forma, nata nei cortometraggi d'autore, può reggere un racconto lungo e popolare.


