Nina Paley, Sita Sings the Blues e il lungometraggio animato regalato al pubblico

Un Ramayana raccontato con le canzoni jazz di Annette Hanshaw, realizzato quasi da sola al computer. La storia di Nina Paley e del suo film diventato simbolo della cultura libera.

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Immagine: Ian Akin (photographer) · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Per realizzare Sita Sings the Blues, Nina Paley lavorò alcuni anni quasi da sola, su un computer di casa, usando software di animazione vettoriale. Il film fu completato nel 2008 e presentato in festival importanti, dove fu molto apprezzato. Ma non poteva essere distribuito: le canzoni che ne costituivano la colonna sonora, registrate negli anni Venti dalla cantante Annette Hanshaw, erano ancora coperte da diritti. La vicenda che seguì fece di Paley un simbolo del movimento per la cultura libera.

Una fumettista

Nina Paley nacque nel 1968 a Urbana, nell'Illinois. Prima dell'animazione si dedicò al fumetto, creando strisce come Nina's Adventures e Fluff, pubblicate su giornali americani. Negli anni Novanta cominciò a realizzare brevi film d'animazione, spesso con un umorismo surreale.

Nel 2002 seguì il marito in India, a Trivandrum. Lì scoprì il Ramayana, il poema epico indiano, in una delle sue molte versioni. Quando il matrimonio finì, Paley trovò nella storia di Sita, la moglie del dio Rama ripudiata dal marito nonostante la sua fedeltà, un'eco della propria vicenda personale.

Il film

Sita Sings the Blues intreccia tre livelli narrativi. Il primo è la storia del Ramayana, raccontata in modo comico da tre narratori indiani, rappresentati da sagome tratte dalla pittura tradizionale, che discutono tra loro e non sono mai d'accordo sui dettagli. Il secondo sono le scene musicali, in cui Sita, disegnata in uno stile ispirato ai cartoni degli anni Trenta, canta le canzoni di Annette Hanshaw. Il terzo è la storia autobiografica di Nina, disegnata con un tratto nervoso e semplice.

Ogni livello ha uno stile grafico diverso, e questa varietà è uno degli aspetti più riusciti del film. Le scene musicali, in particolare, sono piene di invenzioni, con colori brillanti e movimenti che seguono il ritmo del jazz. Paley usò la tecnica dell'animazione vettoriale, che le permetteva di lavorare da sola con risultati professionali.

La battaglia dei diritti

Il problema delle canzoni di Hanshaw fu lungo e complicato. Le incisioni avevano ottant'anni, ma i diritti sulle composizioni appartenevano ancora a editori musicali, e l'uso in un film richiedeva licenze specifiche. Paley dovette negoziare e pagare una somma consistente per ottenere le licenze, indebitandosi.

A quel punto decise di distribuire il film con una licenza libera, Creative Commons, che permetteva a chiunque di copiarlo, condividerlo e riutilizzarlo. Il film fu anche trasmesso in televisione negli Stati Uniti, ma la sua diffusione avvenne soprattutto su internet. Più tardi Paley ha messo il film nel pubblico dominio.

Questa scelta trasformò Paley in una voce importante nel dibattito sul copyright. Negli anni successivi ha scritto, disegnato e parlato molto sul tema, sostenendo che la libera circolazione delle opere è un vantaggio per gli artisti e per il pubblico.

Dopo Sita

Il secondo lungometraggio di Paley, Seder-Masochism, è uscito nel 2018. Racconta la storia dell'Esodo, il libro biblico, con un tono satirico e provocatorio, e con una riflessione sulle religioni patriarcali e sulla scomparsa delle divinità femminili. Anche questo film è stato distribuito con modalità libere.

Paley ha anche realizzato brevi animazioni, fumetti e opere tessili, e ha continuato a sperimentare tecniche diverse.

L'animazione come atto individuale

Il caso di Nina Paley è importante per l'animazione 2D per due ragioni. La prima è tecnica: Sita Sings the Blues è uno dei primi lungometraggi animati realizzati quasi da una sola persona al computer, e ha mostrato che i software digitali potevano rendere possibile un cinema d'animazione davvero individuale. La seconda è culturale: la sua battaglia sui diritti ha portato al centro del dibattito il rapporto tra creatività, citazione e proprietà intellettuale, una questione che riguarda tutti gli artisti che lavorano con materiali preesistenti.

Le posizioni di Paley, anche su altri temi, hanno suscitato discussioni e polemiche. Ma il suo film resta un'opera originale, divertente e commovente, che ha aperto una strada a molti autori indipendenti.

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