I Simpson e il ritorno dell'animazione in prima serata, la svolta del 1989

Trent'anni dopo gli Antenati, una famiglia gialla riportò il cartone animato nella fascia degli adulti. Come nacque la serie, chi la disegnava e cosa cambiò per l'industria.

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Immagine: Gage Skidmore from Peoria, AZ, United States of America · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Il 17 dicembre 1989 la rete americana Fox trasmise uno speciale natalizio di mezz'ora. Una famiglia di una cittadina immaginaria, Springfield, si ritrova senza soldi per i regali. Il padre finisce a fare Babbo Natale in un centro commerciale e alla fine porta a casa un levriero da corsa scartato. Era il primo episodio regolare dei Simpson. Nessuno poteva prevedere che la serie sarebbe durata decenni, diventando la più longeva della storia della televisione americana in prima serata.

Dai cortometraggi del Tracey Ullman Show

La famiglia era nata qualche anno prima. Nel 1987 il produttore James L. Brooks aveva chiesto a Matt Groening, autore della striscia a fumetti Life in Hell, di creare brevi segmenti animati per il programma comico The Tracey Ullman Show. Secondo un racconto spesso ripetuto, Groening ideò i personaggi in pochi minuti nella sala d'attesa, dando loro i nomi dei propri familiari.

I segmenti, di un paio di minuti ciascuno, erano disegnati in modo grezzo. La loro popolarità convinse la Fox a farne una serie autonoma. Con Brooks e lo sceneggiatore Sam Simon, Groening sviluppò il formato della sitcom animata di mezz'ora.

Una sitcom disegnata

Gli Antenati, nel 1960, aveva già dimostrato che un cartone poteva funzionare in prima serata. Ma dopo la sua chiusura, nel 1966, l'animazione era stata quasi completamente confinata alla programmazione per bambini. I Simpson ruppero questa barriera.

La serie usava i codici della sitcom familiare, con un padre inetto, una madre paziente, tre figli, i vicini e il lavoro. Li riempiva però di satira sociale, citazioni cinematografiche, gag visive impossibili dal vero. L'animazione permetteva di cambiare ambiente a ogni scena, di inventare personaggi secondari senza costi di casting, di mostrare la città intera.

Chi la disegnava

Le prime stagioni furono prodotte dallo studio Klasky Csupo di Los Angeles, che si occupava della preproduzione: storyboard, design, layout. Dal 1992 la produzione passò allo studio Film Roman. Come gran parte dell'animazione televisiva americana dell'epoca, il lavoro di animazione vera e propria, intercalazione e colorazione veniva svolto in Corea del Sud, in studi specializzati che lavoravano su commissione per le produzioni statunitensi.

Questa divisione internazionale del lavoro, con la scrittura e il design in America e l'esecuzione in Asia, era diventata la norma per la televisione sin dagli anni Settanta. I Simpson la resero visibile su scala globale. Nei primi anni Duemila la serie passò dalla colorazione tradizionale su rodovetro alla colorazione digitale.

L'effetto domino

Il successo dei Simpson cambiò l'industria. Le reti capirono che l'animazione poteva raggiungere un pubblico adulto, con introiti pubblicitari da prima serata e un mercato del merchandising enorme.

Nel giro di pochi anni arrivarono molte serie per adulti. Beavis and Butt-Head, dal 1993 su MTV. King of the Hill, prodotta dalla Fox con Mike Judge dal 1997. South Park, dello stesso anno, che imitava l'aspetto del cut-out di carta pur essendo realizzata al computer. I Griffin e Futurama, entrambi dal 1999. Ciascuna sviluppò un proprio stile, ma tutte partivano dal terreno preparato dalla famiglia di Springfield.

Nello stesso periodo anche l'animazione per ragazzi conobbe un rinnovamento. Nel 1991 Nickelodeon lanciò le sue prime serie originali, fra cui Ren e Stimpy di John Kricfalusi, che riportavano in televisione un'animazione più espressiva e personale. Pochi anni dopo Cartoon Network avviò proprie produzioni. Si apriva una nuova età per il cartone televisivo.

Una lunga vita

I Simpson hanno attraversato quasi tutta la storia recente dell'animazione 2D, dal rodovetro al digitale, dal formato 4:3 all'alta definizione. Hanno avuto un lungometraggio cinematografico nel 2007 e sono diventati un fenomeno culturale globale, studiato in università e citato nel linguaggio comune.

Per la storia dell'animazione il loro significato è preciso. Hanno dimostrato in modo definitivo che il disegno animato non è un genere per bambini, ma una tecnica capace di parlare a qualsiasi pubblico.

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