Michel Ocelot, da Kirikù alle silhouette il cinema delle fiabe in libertà
Cresciuto in Guinea, innamorato delle silhouette di Lotte Reiniger, Michel Ocelot ha portato l'Africa e le fiabe nel cinema d'animazione francese.

Un bambino nasce da solo, uscendo dal ventre della madre e annunciando subito di volere andare a combattere la strega che tormenta il villaggio. Si chiama Kirikù, è piccolissimo, e risolve i problemi facendo domande. Kirikù e la strega Karabà, uscito nel 1998, fu un successo inatteso in Francia e in molti altri paesi, e cambiò il destino del suo autore, Michel Ocelot, che fino a quel momento aveva lavorato per lo più su cortometraggi e serie televisive.
Un'infanzia in Africa
Michel Ocelot nacque nel 1943 a Villefranche-sur-Mer, ma passò buona parte dell'infanzia in Guinea, a Conakry, dove i genitori insegnavano. Tornato in Francia, studiò arte a Parigi e cominciò a lavorare nell'animazione in modo autodidatta, con progetti personali e lavori per la televisione.
Negli anni Settanta e Ottanta realizzò cortometraggi che ottennero riconoscimenti. Les Trois Inventeurs, del 1980, usa figure di carta ritagliata e traforata come merletti, in uno stile settecentesco. La leggenda del povero gobbo, del 1982, vinse un premio BAFTA.
Il teatro delle ombre
Ocelot ha sempre dichiarato la sua ammirazione per Lotte Reiniger. Negli anni Ottanta creò la serie televisiva Ciné si, in cui un ragazzo, una ragazza e un vecchio tecnico inventano ogni sera una storia e la mettono in scena con silhouette nere su sfondi colorati. Dalle puntate della serie nacque il film Principi e principesse, uscito al cinema nel 2000.
Nel suo uso delle silhouette Ocelot cerca la chiarezza: personaggi di profilo, contorni nitidi, sfondi accesi. La stilizzazione permette di raccontare fiabe di culture diverse senza sovrapporre un'estetica realistica. Questa scelta tornerà in Les Contes de la nuit, del 2011, realizzato anche in stereoscopia.
Kirikù
Kirikù e la strega Karabà è ispirato a racconti dell'Africa occidentale. Ocelot lavorò con un'attenzione particolare alla rappresentazione: i corpi sono nudi, come nella tradizione del villaggio, i colori dei fondali sono ispirati alla pittura naïf e all'arte egiziana, la musica fu composta da Youssou N'Dour. La nudità dei personaggi creò qualche difficoltà nella distribuzione in alcuni paesi.
Il film ebbe un grande successo e fece da apripista per una nuova stagione dell'animazione francese per il cinema, dimostrando che c'era un pubblico per lungometraggi d'autore pensati per i bambini e per le famiglie. Seguirono altri film su Kirikù, tra cui Kirikù e gli animali selvaggi.
Azur e Asmar e oltre
Nel 2006 Ocelot realizzò Azur e Asmar, storia di due ragazzi cresciuti come fratelli, uno europeo e l'altro nordafricano, che partono alla ricerca della stessa fata. Il film usa personaggi in computer grafica su fondali bidimensionali molto ricchi, ispirati alle miniature islamiche e all'architettura del Maghreb. È un'opera che parla di tolleranza e di pregiudizio con un linguaggio da fiaba.
Nel 2018 Ocelot realizzò Dilili a Parigi, ambientato nella Belle Époque, in cui una bambina kanak e un fattorino indagano su un'organizzazione che rapisce bambine. Il film, che mescola fotografie reali di Parigi e personaggi animati, vinse il César per il miglior film d'animazione. Nel 2022 è uscito Il faraone, il selvaggio e la principessa, tre racconti che tornano in parte alla tecnica della silhouette.
Ocelot è stato anche presidente dell'ASIFA, l'associazione internazionale del film d'animazione.
Uno stile riconoscibile
Il cinema di Ocelot è facile da riconoscere: colori pieni, composizioni frontali, personaggi stilizzati, dialoghi semplici. Alcuni critici lo hanno trovato a volte didascalico. Ma la sua forza è proprio la chiarezza. I suoi film parlano ai bambini senza trattarli con condiscendenza, li mettono di fronte a temi come il razzismo, la paura, l'ingiustizia, e lo fanno attraverso la bellezza delle immagini. In un panorama dominato dalla computer grafica americana, Ocelot ha dimostrato che le fiabe, le ombre e il disegno piatto potevano ancora riempire le sale.


