Lotte Reiniger, le forbici e le silhouette del più antico lungometraggio animato
Con Le avventure del principe Achmed, del 1926, Lotte Reiniger firmò il più antico lungometraggio animato sopravvissuto. Una vita intera dedicata alle sagome di carta.

Lotte Reiniger ritagliava a mano libera, con un paio di piccole forbici, figure di carta nera articolate con fili di ferro sottili. Le appoggiava su una lastra di vetro illuminata dal basso e le muoveva un poco alla volta, fotografandole. Con questo metodo realizzò Le avventure del principe Achmed, completato a Berlino nel 1926: è il più antico lungometraggio animato giunto fino a noi.
Una bambina e le ombre
Charlotte Reiniger nacque a Berlino il 2 giugno 1899. Da bambina ritagliava silhouette di carta e organizzava spettacoli di ombre, appassionandosi al teatro di figura cinese. Da ragazza, affascinata dal cinema di Paul Wegener, frequentò la scuola di recitazione legata al teatro di Max Reinhardt. Wegener notò il suo talento per le silhouette e le chiese di realizzare didascalie e piccoli effetti animati per i suoi film.
All'inizio degli anni Venti Reiniger entrò a far parte di un gruppo di sperimentazione cinematografica, l'Institut für Kulturforschung, dove conobbe lo storico dell'arte Carl Koch, che sposò e che diventò il suo collaboratore principale.
Il principe Achmed
Il progetto di un lungometraggio d'animazione nacque grazie al banchiere Louis Hagen, che finanziò il film. La lavorazione durò circa tre anni. Il racconto, ispirato alle Mille e una notte, segue il principe Achmed che vola su un cavallo magico, incontra la principessa Pari Banu, affronta un mago malvagio e si allea con Aladino.
Reiniger lavorò con un piccolo gruppo. Walter Ruttmann, regista di film astratti, realizzò alcuni effetti e fondali in movimento, e Berthold Bartosch contribuì agli effetti speciali. Il film fu girato con un banco di ripresa che permetteva di sovrapporre più strati di vetro, anticipando in qualche modo la ripresa multipiano.
Le sagome di Reiniger hanno una grazia incredibile. Le mani si muovono con delicatezza, le pieghe dei vestiti sono ritagliate con precisione, i colori ottenuti per imbibizione della pellicola danno profondità e atmosfera. Il film fu accolto con favore, prima a Berlino e poi a Parigi.
Anni di nomadismo
Negli anni successivi Reiniger realizzò molti cortometraggi basati su fiabe e opere musicali, come Papageno, ispirato al Flauto magico di Mozart. Con l'ascesa del nazismo, lei e Koch cercarono di lasciare la Germania. Per alcuni anni vissero spostandosi tra diversi paesi europei, inclusa l'Italia, dove Koch lavorò come collaboratore di Jean Renoir.
Lo scoppio della guerra costrinse Reiniger a tornare a Berlino, per occuparsi della madre. Dopo il conflitto, nel 1949, si trasferì con Koch in Inghilterra, dove realizzò una lunga serie di fiabe in silhouette per la televisione e per il cinema, tra cui Cenerentola, Hansel e Gretel, Il gatto con gli stivali. Lavorò anche per teatri di ombre e per l'illustrazione di libri.
Il ritorno
Dopo la morte di Koch, nel 1963, Reiniger continuò a lavorare e a tenere conferenze. Negli ultimi anni tornò in Germania, a Dettenhausen, vicino a Tubinga, dove morì il 19 giugno 1981.
Una tecnica che non è mai passata
L'animazione a silhouette potrebbe sembrare una curiosità storica, ma la sua influenza è ancora viva. Michel Ocelot ha costruito su questa tradizione una parte importante della propria opera, e molti autori contemporanei usano il ritaglio digitale e le sagome come scelta stilistica, nel cut-out e nei videogiochi.
Il lavoro di Reiniger ha anche un valore storico preciso. Prima di Biancaneve e prima della grande industria americana, una giovane donna tedesca aveva dimostrato che era possibile raccontare una lunga storia con l'animazione, e che per farlo non servivano grandi studi ma un'idea chiara della propria tecnica. Le sue forbici hanno tagliato una delle strade più originali dell'animazione europea.


