Laughing Dragon Studios chiude dopo 23 anni, Montreal perde un altro studio 2D
Lo studio canadese che aveva lavorato per Disney e Apple TV+ ha spento le luci. Il fondatore accusa il tetto ai crediti d'imposta introdotto dal governo del Québec.

Venerdì scorso Laughing Dragon Studios ha chiuso le porte. Lo studio di Montreal, specializzato in animazione 2D e attivo da ventitré anni, contava secondo il proprio sito più di cento dipendenti. Tra i clienti dei suoi servizi di produzione figuravano il film Disney Disenchanted e la serie Central Park di Apple TV+, due titoli che bastano a dare un'idea del livello del lavoro che passava per i suoi tavoli.
L'amministratore delegato Ryan Sohmer non ha usato giri di parole nell'indicare il responsabile. Secondo lui la chiusura è la conseguenza diretta della riforma con cui il governo provinciale ha ridimensionato gli incentivi fiscali per l'animazione e gli effetti visivi.
Il nodo del 65 per cento
Il meccanismo è tecnico ma decisivo. Il Québec riconosce da anni un credito d'imposta del 25 per cento sui costi di produzione di animazione ed effetti visivi. Fino al 2024 il credito copriva tutta la spesa ammissibile per il personale, compresi i contratti con i fornitori esterni di servizi. Nel maggio 2024 la provincia ha introdotto un tetto: il credito si calcola ora al massimo sul 65 per cento delle spese ammissibili.
Per uno studio che vive di servizi, cioè di commesse da produzioni straniere attirate proprio dalla convenienza fiscale, quella differenza si traduce in preventivi meno competitivi. I committenti americani confrontano i costi di Montreal con quelli di Toronto, Vancouver, dell'Irlanda o dell'Asia, e un margine perso basta a far spostare un progetto altrove.
Una crisi che viene da lontano
Laughing Dragon non è caduto all'improvviso. Già la scorsa estate lo studio aveva licenziato trentotto persone, il taglio più pesante della sua storia. E la chiusura arriva a poche settimane da quella di ON Animation Studios, altra realtà di Montreal, che a febbraio ha fermato tutte le lavorazioni.
Il quadro generale è quello di un settore che si è contratto molto in fretta. A settembre 2024 il Quebec Film and Television Council aveva stimato che, nei venti mesi precedenti, più della metà degli addetti dell'animazione e degli effetti visivi della provincia, circa quattromila persone, avesse perso il lavoro. Su tutto il continente, del resto, gli studi di servizio fanno i conti da un paio d'anni con meno ordini di serie e con piattaforme di streaming molto più caute nella spesa.
Perché riguarda anche l'Europa
La vicenda di Montreal è un caso di scuola su quanto l'animazione di servizio dipenda dalle politiche pubbliche. Le grandi produzioni scelgono dove lavorare guardando prima di tutto ai costi netti, e gli incentivi fiscali sono spesso la voce che sposta l'ago della bilancia. Quando un governo li modifica, l'effetto si misura in mesi, non in anni.
È una dinamica che conosce bene anche l'Italia, dove il tax credit per l'animazione è da tempo al centro del dibattito tra produttori e istituzioni. Il caso canadese mostra cosa succede quando un distretto costruito su un incentivo si trova all'improvviso con regole meno favorevoli: gli studi più grandi cercano di resistere riducendo il personale, quelli medi rischiano di non avere margini sufficienti.
Resta la perdita di competenze. Uno studio 2D con oltre vent'anni di attività è un archivio di pratiche, di pipeline collaudate, di animatori formati in casa. Quando chiude, una parte di quel sapere si disperde verso altri studi, altri paesi o altri mestieri, e non è detto che torni quando il mercato riprenderà.


