David di Donatello 2024, il miglior cortometraggio è il film animato The Meatseller
Margherita Giusti vince il David per il corto con la storia di una ragazza nigeriana che sogna di fare la macellaia. In cinquina anche Simone Massi con i suoi disegni fatti a mano.

Nella cinquina del miglior cortometraggio dei David di Donatello 2024 c'erano due film d'animazione su cinque. Venerdì sera, nella cerimonia trasmessa da Rai 1 e condotta da Carlo Conti e Alessia Marcuzzi, la statuetta è andata a uno di loro, The Meatseller di Margherita Giusti. L'altro era In quanto a noi di Simone Massi. Gli altri tre titoli in gara erano Asterión di Francesco Montagner, Foto di gruppo di Tommaso Frangini e We Should All Be Futurists di Angela Norelli.
Il dato merita attenzione perché i David non hanno una categoria per l'animazione. Lungometraggi e corti animati gareggiano insieme al cinema dal vero, e nella sezione dei cortometraggi questo significa confrontarsi con opere di finzione e documentari molto diversi per tempi, costi e pubblico. Che un corto animato vinca, in queste condizioni, non è affatto scontato.
Una macellaia in Nigeria
The Meatseller parte da una storia vera. La protagonista è Selinna Ajamikoko, una ragazza nigeriana che vuole fare lo stesso mestiere della madre, la macellaia, in un contesto dove quel lavoro ha regole, gerarchie e pregiudizi ben precisi. Il corto è prodotto da Frenesy Film, la società di Luca Guadagnino, ed è stato presentato alla Mostra di Venezia prima di iniziare il giro dei festival.
L'animazione qui serve a raccontare una persona reale senza metterla davanti a una macchina da presa, e a portare lo spettatore dentro un mercato lontano da noi con una libertà di sguardo che il documentario classico non sempre consente. È una strada che il cortometraggio animato percorre da anni, quella del documentario disegnato o del racconto biografico, e che in Italia ha ancora pochi praticanti.
Per Margherita Giusti è un risultato notevole. Con un solo corto arriva al premio più visibile del cinema italiano, davanti a lavori di finzione e documentari che in sala e in tv hanno in genere più facilità a farsi notare.
Il segno di Simone Massi
Il fatto che In quanto a noi sia arrivato in cinquina è per chi segue l'animazione d'autore una piccola notizia in sé. Simone Massi, marchigiano di Pergola, lavora da sempre in un modo che il cinema contemporaneo ha quasi abbandonato: disegna a mano ogni fotogramma, con un segno scuro e materico, inciso più che tracciato, che riconosci dopo pochi secondi. I suoi film parlano di campagna, di guerra, di memoria familiare, di un'Italia contadina che non esiste più.
Massi non è un nome nuovo per i premi. Da anni i suoi corti girano nei festival internazionali di animazione, e la sua presenza tra i cinque finalisti dei David ha il valore di un riconoscimento dato a un modo di fare cinema fatto di pazienza, carta e matita. Non ha vinto, ma l'Accademia ha messo il suo lavoro accanto a quello di registi che dispongono di ben altri mezzi.
Una serata con il fumetto in sala
L'edizione 2024 ha premiato come miglior film Io capitano di Matteo Garrone. Tra i riconoscimenti fuori concorso, il David alla carriera è andato a Milena Vukotic e Giorgio Moroder, mentre il David speciale è stato consegnato a Vincenzo Mollica, volto storico del racconto televisivo del cinema e, per chi legge questo sito, anche un appassionato divulgatore del fumetto.
Tornando all'animazione, il bilancio è chiaro. Una vittoria e una candidatura nella stessa categoria non fanno una tendenza, ma mostrano che il cortometraggio animato italiano oggi è competitivo anche quando gioca fuori casa, senza una sezione protetta. Ed è proprio nel corto che l'animazione d'autore italiana trova da sempre il suo spazio più libero, quello dove sperimentare con tecniche, toni e argomenti che il lungometraggio commerciale difficilmente si permette.


