Aladdin e il Genio, quando l'animazione dovette inseguire Robin Williams
Eric Goldberg trasforma le improvvisazioni di Robin Williams in metamorfosi grafiche continue. Aladdin del 1992 porta nella Disney il ritmo e la linea del cartoon americano più sfrenato.

Il problema era semplice da descrivere e difficile da risolvere. Robin Williams, in sala di registrazione, non si limitava a leggere il copione. Improvvisava, cambiava voce ogni dieci secondi, passava da un'imitazione all'altra, inventava battute che nessuno aveva scritto. Gli animatori dovevano costruire un personaggio capace di seguire quella velocità. Il Genio di Aladdin, uscito nel novembre 1992, è la risposta.
Il segno di Hirschfeld
La regia era di Ron Clements e John Musker, gli autori della Sirenetta. Per il Genio scelsero come supervisore Eric Goldberg, animatore con una lunga esperienza di pubblicità e una passione dichiarata per i cartoon della Warner e per la caricatura. Goldberg prese come riferimento grafico le linee sinuose di Al Hirschfeld, il caricaturista del New York Times famoso per i suoi ritratti di attori di Broadway.
Il risultato è un personaggio fatto di curve. Il Genio non ha gambe, termina in una nuvola di fumo, e il suo corpo può allungarsi, gonfiarsi, dividersi in più copie. Questa elasticità permette di tradurre ogni improvvisazione di Williams in una trasformazione visiva: un presentatore di quiz, un sarto, un'hostess, Jack Nicholson, una pecora. La logica è quella di Tex Avery, applicata dentro un film Disney.
Lo stile si estende a tutto il film. Il design generale privilegia linee curve e forme semplici, ispirate alla calligrafia e all'arte islamica stilizzata. I buoni hanno contorni morbidi e arrotondati, Jafar è tutto spigoli e angoli acuti.
Il cattivo e i comprimari
Jafar, animato da Andreas Deja, è un visir elegante e allampanato, con un turbante a punta e un bastone a forma di cobra. Al suo fianco c'è il pappagallo Iago, che nella versione originale aveva la voce stridula di Gilbert Gottfried. La coppia funziona come una variazione comica del cattivo classico, con il pappagallo che dice ad alta voce quello che il padrone pensa.
Aladdin fu supervisionato da Glen Keane, che durante la lavorazione ridisegnò il personaggio rendendolo più grande e più atletico. Jasmine, animata da Mark Henn, ha un ruolo più attivo di molte principesse precedenti, pur restando prigioniera della trama del matrimonio.
Il tappeto volante è un caso a sé. È un rettangolo senza volto, eppure ha una personalità chiarissima, costruita soltanto con le nappe e le pieghe del tessuto. L'animatore Randy Cartwright gli diede movimento a mano, mentre il motivo decorativo fu applicato digitalmente. La Caverna delle Meraviglie, con la testa di tigre che emerge dalla sabbia, e la fuga tra la lava sono tra gli usi più vistosi della computer grafica integrata nel film.
Canzoni a più mani
La colonna musicale è di Alan Menken. Howard Ashman scrisse alcune delle canzoni iniziali, tra cui Un amico come me (Friend Like Me) e Notti d'Oriente (Arabian Nights), prima di morire nel 1991. Tim Rice subentrò per completare il lavoro, firmando tra le altre Il mondo è mio (A Whole New World), che vinse l'Oscar insieme alla colonna sonora.
Il testo originale di Arabian Nights fu modificato dopo l'uscita in sala, in seguito alle proteste di associazioni arabo-americane che ne contestavano alcuni versi. Il film rimane oggetto di discussione per la rappresentazione di un Medio Oriente immaginario, fatto di stereotipi orientalisti.
Un nuovo ritmo
Più che per la storia, abbastanza convenzionale, Aladdin conta per il cambio di velocità che introduce nel cinema Disney. Battute rivolte al pubblico, riferimenti alla cultura pop, anacronismi volontari: elementi che fino ad allora appartenevano alla tradizione Warner entrano nel musical principesco. Molti film animati americani degli anni successivi, anche fuori dalla Disney, avrebbero adottato quel modello, con il comico famoso e le gag contemporanee. Pochi avrebbero avuto a disposizione un animatore capace di stare al passo come Goldberg.


