Il libro della giungla, l'ultimo film seguito da Walt e il trionfo delle voci

Kipling messo da parte, una trama ridotta all'osso, personaggi costruiti sugli attori. Il libro della giungla del 1967 è un film di caratteri più che di storia, e funziona proprio per questo.

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Immagine: Autore sconosciuto · Public domain · Wikimedia Commons

Walt Disney morì il 15 dicembre 1966, mentre Il libro della giungla era ancora in lavorazione. Il film uscì nell'ottobre 1967 e divenne così l'ultimo lungometraggio animato su cui il fondatore dello studio aveva esercitato il suo controllo diretto. Le sue indicazioni, secondo i racconti di chi lavorava a Burbank, erano state chiare: meno Kipling, meno cupezza, più divertimento.

Kipling lasciato sullo scaffale

La prima versione del trattamento era opera di Bill Peet, lo sceneggiatore della Carica dei 101, che aveva immaginato un adattamento più fedele ai racconti del Libro della giungla pubblicati da Rudyard Kipling nel 1894, con i loro toni seri, a tratti minacciosi. Disney lo trovò troppo scuro. Ne nacque un disaccordo che portò Peet a lasciare lo studio.

La regia passò a Wolfgang Reitherman, e la storia fu ridotta a un'ossatura minima. Mowgli, cucciolo d'uomo cresciuto dai lupi, deve essere riportato al villaggio degli uomini perché la tigre Shere Khan è tornata nella giungla. La pantera Bagheera lo accompagna, l'orso Baloo lo distrae, il serpente Kaa cerca di mangiarlo, le scimmie di Re Luigi lo rapiscono. Il film procede per episodi, e ognuno è costruito intorno a un incontro.

Personaggi nati dalle voci

La vera novità del Libro della giungla sta nel rapporto con il doppiaggio originale. Invece di cercare voci adatte a personaggi già disegnati, lo studio partì in diversi casi da attori e cantanti molto riconoscibili e costruì i personaggi intorno alla loro personalità.

Baloo prende il carattere rilassato e un po' cialtrone di Phil Harris, cantante e attore radiofonico. Re Luigi, l'orangutan che sogna di diventare uomo, nasce dallo swing di Louis Prima. Shere Khan ha l'eleganza sprezzante di George Sanders, Bagheera la compostezza britannica di Sebastian Cabot, Kaa la voce sibilante di Sterling Holloway. Gli animatori osservavano le sessioni di registrazione e trasferivano nei personaggi espressioni e gesti degli interpreti.

Il metodo dà al film un'aria di commedia d'attori che lo distingue dalle fiabe precedenti. I dialoghi sembrano improvvisati, e in alcuni casi lo erano in parte.

L'animazione di carattere

Dal punto di vista grafico il film usa la xerografia, con linee visibili e fondali più semplici rispetto ai classici degli anni Cinquanta. Lo studio aveva ridotto gli organici, e alcune animazioni di passaggio vengono riutilizzate. Ma la recitazione dei personaggi principali raggiunge livelli altissimi.

Shere Khan, animato da Milt Kahl, è un modello di economia gestuale. Si muove poco, si esamina gli artigli, socchiude gli occhi, e la minaccia sta tutta nella calma. Baloo, al contrario, è un corpo morbido e sgraziato che occupa lo spazio con allegria. Il contrasto tra i due definisce i poli emotivi del film.

Le canzoni

La maggior parte delle canzoni porta la firma dei fratelli Sherman, che scrissero tra le altre Voglio essere come te per Re Luigi. Lo stretto indispensabile (The Bare Necessities) era invece l'unico brano superstite della versione precedente, composto da Terry Gilkyson, e ottenne una candidatura all'Oscar. La sequenza in cui Baloo e Mowgli galleggiano lungo il fiume, cantando la filosofia del minimo sforzo, è il momento più ricordato del film e quello che ne riassume il tono.

Un film più complesso di quanto sembri

Dietro la leggerezza c'è comunque una storia di crescita e di separazione. Baloo che deve convincere Mowgli a lasciare la giungla, contro la propria volontà, è una scena di dolore sincero. Il finale, con il bambino attratto dalla ragazza al fiume, chiude il racconto con un passaggio all'età adulta sbrigativo ma efficace.

Il libro della giungla è stato rivisto criticamente per la caratterizzazione di Re Luigi e delle scimmie, legata nella percezione di molti a stereotipi musicali e razziali dell'epoca, sebbene la scelta di Louis Prima avesse anche ragioni puramente artistiche. Al netto di questo, resta l'esempio più chiaro di come la Disney del dopo Walt avrebbe lavorato per anni: storie leggere, ritmo episodico e grande attenzione al personaggio come centro del film.

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