Klaus, il film di Sergio Pablos che diede volume e luce al disegno a mano
Uno studio di Madrid, una storia d'origine di Babbo Natale e un sistema di illuminazione pensato per far sembrare tridimensionale l'animazione tradizionale. Klaus è il 2D che guarda avanti.

Sergio Pablos aveva lavorato alla Disney negli anni Novanta, come animatore su film come Hercules e Tarzan, e aveva poi contribuito al soggetto di Cattivissimo me. Quando, nel 2015, presentò in rete un breve video di prova per un progetto chiamato Klaus, molti animatori rimasero sorpresi. Il disegno era tradizionale, ma la luce sembrava quella di un film in computer grafica. Quattro anni dopo il lungometraggio uscì su Netflix e mostrò che quella prova non era un'illusione.
Smeerensburg
Jesper è il figlio viziato del direttore generale delle poste di un regno nordico. Per costringerlo a prendersi qualche responsabilità, il padre lo spedisce a Smeerensburg, un'isola sperduta nel nord, con un obiettivo: inviare seimila lettere in un anno, oppure perdere l'eredità.
Smeerensburg è una cittadina cupa e divisa da una faida secolare tra due famiglie, gli Ellingboe e i Krum. Nessuno scrive lettere, i bambini non vanno a scuola, la maestra Alva si è rassegnata a vendere pesce nell'aula vuota. Jesper incontra Klaus, un falegname solitario che vive nel bosco in una casa piena di giocattoli costruiti a mano. Da una lettera scritta da un bambino nasce un piano: chiunque scriva a Klaus riceverà un giocattolo.
Il film racconta così, in forma di storia d'origine, la nascita della leggenda di Babbo Natale, con le slitte, le renne, i camini e la lista dei bambini buoni e cattivi che trovano tutti una spiegazione nella trama.
La luce come innovazione
Il cuore tecnico di Klaus è il trattamento della luce. Nell'animazione tradizionale i personaggi sono di solito colorati con tinte piatte, con ombre semplici. Pablos voleva che i suoi personaggi sembrassero immersi nell'ambiente, illuminati da fonti precise, con ombre morbide, luce riflessa, volumi.
Per riuscirci, lo studio sviluppò strumenti appositi, anche in collaborazione con lo studio francese Les Films du Poisson Rouge, che permettevano di applicare luci e texture sopra i disegni a mano senza perdere il tratto originale. Ogni personaggio, animato in modo tradizionale fotogramma per fotogramma, riceve poi un trattamento di illuminazione che segue le sorgenti di luce della scena.
Il risultato è un film che a prima vista può sembrare in CGI, ma che rivela il disegno nella vitalità del movimento e nelle deformazioni dei corpi. Le scene notturne, con la neve illuminata dalle lanterne e i volti rischiarati dal fuoco, mostrano tutta la potenza del metodo.
Personaggi e design
Il design dei personaggi è fortemente caricaturale. Jesper è sottile, allungato, nervoso; Klaus è enorme, squadrato, con una barba che occupa metà del volto. Le due famiglie in lotta hanno tratti grotteschi, quasi mostruosi. Margu, una bambina sami che parla solo la sua lingua, è uno dei personaggi più teneri.
Nella versione originale, Jason Schwartzman presta la voce a Jesper, J. K. Simmons a Klaus, Rashida Jones ad Alva. Il rapporto tra Klaus e Jesper, segnato da un lutto che il film rivela con delicatezza, dà al racconto una profondità che va oltre la commedia natalizia.
Riconoscimenti
Klaus ha vinto il BAFTA come miglior film d'animazione e diversi Annie Awards, tra cui quello per il miglior lungometraggio. Ha ottenuto anche una candidatura all'Oscar per il miglior film d'animazione.
Al di là dei premi, il film è diventato un punto di riferimento per chi crede che il 2D possa ancora evolvere tecnicamente. Ha mostrato una strada diversa dalla nostalgia: conservare il disegno a mano e arricchirlo con strumenti nuovi, invece di sostituirlo.


