Lo studio di John Randolph Bray e la nascita della catena di montaggio animata

A New York, negli anni Dieci, un ex vignettista trasformò il cartone animato in un prodotto in serie. Brevetti, divisione del lavoro e un vivaio di futuri maestri.

Colonel Heeza Liar's Waterloo 1916 ad (cropped)
Immagine: Drawn by: John Randolph Bray Published by: Picture Play Magazine · Public domain · Wikimedia Commons

Si può raccontare la storia dell'animazione americana come una sequenza di artisti geniali. Oppure la si può raccontare come la storia di un'organizzazione del lavoro. Se si sceglie la seconda strada, il primo nome da fare è quello di John Randolph Bray.

Nato nel Michigan nel 1879, Bray aveva lavorato come vignettista per giornali e riviste. Aveva visto i film di Winsor McCay e aveva capito due cose. Che il pubblico li amava, e che nessuno, con il metodo di McCay, avrebbe mai potuto produrne con regolarità.

Il primo film e la prima serie

Il suo primo cortometraggio, The Artist's Dream, uscito nel 1913, racconta di un bassotto che si abbuffa di salsicce fino a esplodere mentre il disegnatore non guarda. Il film piacque a Charles Pathé, che offrì a Bray un contratto per una serie.

Nacque così Colonel Heeza Liar, un colonnello fanfarone ispirato, con tono di satira bonaria, alla figura di Theodore Roosevelt e alle sue avventure da esploratore. Il colonnello ebbe molti episodi a partire dal 1913 ed è considerato una delle prime serie animate americane con un protagonista ricorrente. La regolarità dell'uscita era essa stessa una novità. Il cartone animato smetteva di essere un evento e diventava un appuntamento.

Metodo industriale

Per garantire quella regolarità Bray applicò allo studio i principi della fabbrica. Divise il lavoro in fasi e ciascuna fase fra persone diverse. C'era chi ideava la storia, chi disegnava le pose principali, chi completava i disegni intermedi, chi ricalcava, chi fotografava. Lo stesso disegnatore non doveva più fare tutto.

Bray depositò inoltre una serie di brevetti. Uno riguardava la stampa degli sfondi su più fogli, così da non doverli ricopiare a mano. Altri descrivevano accorgimenti per ombreggiature e registrazione. Nel 1914 si alleò con Earl Hurd, autore del brevetto sul rodovetro trasparente, e i due fondarono una società che riscuoteva licenze dagli studi concorrenti. Per qualche anno Bray fu, oltre che un produttore, una specie di esattore dell'intero settore.

Paramount e il cinegiornale

Dal 1916 lo studio entrò nell'orbita della Paramount, per cui produceva materiali destinati a un magazine cinematografico, il Paramount-Bray Pictograph, che alternava cartoni, documentari brevi e curiosità. Durante la Prima guerra mondiale Bray realizzò anche film didattici per l'esercito americano, con disegni tecnici animati che spiegavano il funzionamento di armi e apparecchiature. L'animazione dimostrava così una vocazione pedagogica che avrebbe avuto un lungo futuro.

La scuola di Bray

Il contributo più duraturo dello studio fu forse involontario. Passarono di lì molti dei nomi che avrebbero fatto la storia del cartone americano negli anni successivi. Max Fleischer vi produsse le prime puntate di Out of the Inkwell, con il clown Koko ricavato dal rotoscopio. Walter Lantz, futuro padre di Woody Woodpecker, iniziò da Bray come ragazzo di bottega e diventò regista. Paul Terry, fondatore dei Terrytoons, vi lavorò nei primi tempi. Lo stesso Earl Hurd vi creò la serie di Bobby Bumps.

Bray fu anche fra i primi a sperimentare il colore. The Debut of Thomas Cat, del 1920, usava un procedimento chiamato Brewster Color, a due componenti. Il costo era alto e l'esperimento non ebbe seguito immediato.

Il declino e l'eredità

Negli anni Venti, mentre la concorrenza cresceva, Bray spostò gradualmente il proprio interesse verso i film educativi e industriali, un settore meno visibile ma stabile. La produzione di cartoni per il grande pubblico si esaurì verso la fine del decennio. Bray visse a lungo, fino al 1978, abbastanza per vedere il proprio nome tornare negli studi storici come quello del primo imprenditore dell'animazione.

Il modello che aveva introdotto, con i suoi limiti, si dimostrò vincente. Divisione del lavoro, personaggi seriali, contratti di distribuzione con le major: sono gli ingredienti con cui sarebbero cresciuti Fleischer, Disney, Warner e MGM. L'idea romantica dell'animatore solitario, che McCay incarnava, restò viva nei margini. Il centro dell'industria apparteneva ormai al metodo di Bray.

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