Il re e l'uccello, trent'anni di lavoro per il capolavoro di Paul Grimault
Iniziato nel dopoguerra con Jacques Prévert, distribuito incompleto contro la volontà degli autori, ricomprato e finito nel 1980. La lunga storia del grande film d'animazione francese.

Il re di Tachicardia è strabico, odioso e vanitoso. Vive in cima a un palazzo labirintico, pieno di ascensori, trabocchetti e ritratti di sé stesso. Gli unici ritratti che non sopporta sono quelli che lo rappresentano com'è davvero. Un giorno, nel suo appartamento segreto, i personaggi di tre quadri prendono vita: una pastorella, uno spazzacamino e il re dipinto, che prende il posto di quello vero. A raccontare tutto, con sarcasmo, è un uccello chiacchierone che il re ha sempre cercato di abbattere.
Il re e l'uccello è uno dei film più amati della storia dell'animazione europea. La sua lavorazione è durata, con lunghe interruzioni, più di trent'anni.
Grimault e Prévert
Paul Grimault, nato nel 1905, aveva cominciato nella pubblicità e negli anni Trenta aveva fondato con André Sarrut la società Les Gémeaux, che sarebbe diventata il principale studio d'animazione francese del dopoguerra. I suoi cortometraggi degli anni Quaranta, come Le Voleur de paratonnerres e Le Petit Soldat, mostravano una grazia e una malinconia molto diverse dal ritmo americano.
L'incontro decisivo fu quello con Jacques Prévert, il poeta e sceneggiatore di Marcel Carné, amico e collaboratore di Grimault. Insieme concepirono un lungometraggio liberamente tratto dalla fiaba di Andersen La pastorella e lo spazzacamino. Prévert scrisse dialoghi e situazioni, Grimault diresse. La lavorazione cominciò nella seconda metà degli anni Quaranta.
Il film rubato
I costi erano alti e i tempi si allungavano. Nacquero contrasti fra Grimault e il socio Sarrut. Nel 1950 Grimault si allontanò dalla produzione e Sarrut, che controllava la società, decise di completare il film senza di lui. La bergère et le ramoneur uscì nel 1952, in una versione che Grimault e Prévert non riconobbero. Il film fu comunque accolto con interesse all'estero e ottenne riconoscimenti.
Per Grimault fu una ferita profonda. Per anni lavorò su cortometraggi e pubblicità, senza smettere di pensare a quel film.
Il riscatto dei diritti
Alla fine degli anni Sessanta Grimault riuscì a riacquistare i diritti e i materiali del film. Cominciò un lavoro lungo e paziente di ricostruzione. Conservò parte delle sequenze originali, ne eliminò altre, ne animò di nuove con una piccola squadra. Prévert collaborò ancora alla riscrittura, ma morì nel 1977, prima della conclusione.
Il nuovo film, intitolato Le Roi et l'Oiseau, uscì nel 1980. Grimault aveva settantacinque anni.
Un film politico e poetico
Rispetto alla versione del 1952, Il re e l'uccello è più cupo e più esplicito. Il palazzo del re è un'architettura del potere, verticale, con i poveri relegati nella città bassa, sotterranea, priva di luce. Il re controlla tutto con polizie, botole e un enorme robot. Il finale, in cui il robot distrugge il palazzo e poi libera un uccellino da una gabbia, che schiaccia con il pugno, è uno dei più memorabili del cinema d'animazione.
Le scenografie sono ispirate alla pittura metafisica e alle architetture fantastiche, con prospettive vertiginose e scale infinite. L'animazione dei personaggi è sobria, il ritmo lento. Le canzoni, scritte da Prévert con la musica di Joseph Kosma, affiancate dalla colonna sonora di Wojciech Kilar, aggiungono una vena malinconica.
Il film ricevette il Prix Louis-Delluc, uno dei maggiori riconoscimenti del cinema francese, e venne celebrato come opera di un maestro.
L'influenza
Il re e l'uccello è citato spesso come uno dei film che hanno ispirato registi molto lontani dalla Francia. La versione del 1952 aveva colpito una generazione di giovani animatori stranieri, e la sua architettura verticale, i suoi castelli e il suo robot hanno lasciato tracce riconoscibili in opere successive.
In Francia il film è diventato un classico studiato nelle scuole d'animazione e trasmesso regolarmente in televisione. Mostra che il cinema d'animazione può essere insieme favola per bambini e meditazione sul potere, senza rinunciare all'umorismo. E testimonia, con la sua storia produttiva, quanto il lavoro degli animatori possa dipendere da chi possiede i diritti. Grimault morì nel 1994. Il film che gli era stato tolto era tornato suo.


