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Mish Mish Effendi, i fratelli Frenkel e la nascita del cartone animato in Egitto

Negli anni Trenta tre fratelli mobilieri del Cairo inventarono da soli il primo divo arabo dei cartoni animati, con il fez in testa e una cinepresa costruita con pezzi di recupero.

Cairo. Le Caire, KITLV 1401541
Immagine: AnonymousUnknown author · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

In arabo egiziano esiste un modo di dire per le cose che non succederanno mai: bukra fil mish mish, domani, quando fioriranno le albicocche. Tre fratelli del Cairo scelsero proprio la parola mish mish, albicocca, per battezzare il loro personaggio. Con lui, a metà degli anni Trenta, l'Egitto ebbe il suo primo cartone animato e il mondo arabo la sua prima star disegnata.

Una famiglia di ebanisti

I Frenkel erano Herschel, nato nel 1902, Salomon detto Shlomo, del 1912, e David, del 1914. La famiglia, ebrea e di origine bielorussa, aveva lasciato l'impero zarista dopo un pogrom per stabilirsi in Palestina, allora ottomana. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1914, i Frenkel furono costretti a partire e arrivarono in Egitto, prima ad Alessandria e poi al Cairo. Il padre era un ebanista affermato e i figli ne continuarono il mestiere.

Il cinema arrivò per caso. Intorno al 1930 i fratelli videro Topolino sugli schermi egiziani e decisero che potevano fare qualcosa di simile. Non avevano alcuna formazione, né contatti con l'industria. Reinventarono il procedimento da zero, pagando tutto con i guadagni del mobilificio. Shlomo, il più portato per la meccanica, si costruì una macchina da ripresa e un tavolo di montaggio assemblando materiale di scarto. Per una decina di minuti di film servivano circa quindicimila disegni. La matita era soprattutto quella di David.

Un fez al posto delle orecchie tonde

Il primo personaggio, Marco Monkey, comparve nel 1935 e non convinse la stampa. Il successo venne l'anno dopo con Mafish Fayda, titolo che significa più o meno «non serve a niente». Secondo un aneddoto di famiglia, mai del tutto confermato, era stata la risposta di un possibile finanziatore alla loro richiesta di soldi. Il film restò nelle sale egiziane fino al 1939, un'eternità per un cortometraggio.

Il protagonista si chiamava Mish Mish Effendi. Aveva il corpo gommoso dei cartoon americani dell'epoca e i critici di allora gli rimproveravano una somiglianza un po' troppo stretta con Disney; anche la figura femminile del film guarda apertamente a Betty Boop. Eppure il dettaglio decisivo era locale. Mish Mish portava il tarbush, il fez rosso dei funzionari e dei borghesi cairoti, e il titolo effendi lo collocava in una classe sociale precisa, riconoscibile da qualsiasi spettatore in sala. Un modello importato, insomma, ma vestito alla maniera del Cairo, ed è questa traduzione a spiegare la sua presa sul pubblico.

Dalla propaganda alla pubblicità

La popolarità del personaggio attirò il governo. Nel 1940 i Frenkel realizzarono Difesa nazionale, un corto a sostegno dell'ammodernamento dell'esercito egiziano. Seguirono altri titoli con Mish Mish negli anni Quaranta e diversi film pubblicitari, tra cui Bravo Osman per il detersivo Vim. La pubblicità, come per molti studi europei dello stesso periodo, era ciò che permetteva di sopravvivere tra un cortometraggio e l'altro.

Dopo la guerra del 1948 e la nascita dello Stato di Israele la condizione degli ebrei in Egitto precipitò, e la famiglia si trasferì a Parigi. I fratelli provarono a ripartire con lo stesso eroe, ribattezzato Mimiche e con un basco al posto del fez. Il cambio di cappello dice molto. Fuori dal Cairo il personaggio perdeva il suo radicamento, e in Francia non trovò mai un pubblico.

Un archivio in cantina

Per decenni i loro film sono rimasti quasi invisibili. Nel 1996 l'Institut du monde arabe di Parigi proiettò una copia restaurata per il centenario del cinema egiziano, alla presenza di Shlomo, l'ultimo dei tre ancora in vita. Più tardi Didier Frenkel, figlio di Shlomo, ritrovò nella cantina della casa degli zii il materiale accumulato in una vita di lavoro. Da quel ritrovamento è nato il documentario di Tal Michael Bukra fil Mish-Mish, completato nel 2019.

Mi sembra la parte più amara della vicenda. L'Egitto ha avuto in seguito una tradizione d'animazione propria, con la televisione e con autori che hanno costruito un linguaggio locale, ma il punto di partenza, un piccolo laboratorio di mobilieri con una cinepresa autocostruita, resta poco conosciuto anche tra gli appassionati. Gran parte di quei disegni è ancora difficile da vedere, e le albicocche, per ora, non sono fiorite.

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