Ink and paint digitale, come si colora oggi un'animazione disegnata
Dal rodovetro dipinto a mano al riempimento automatico. Palette, color model, linee chiuse, ombre e luci, e come impostare una pipeline di colorazione che regga centinaia di scene.

Per buona parte del Novecento ogni fotogramma di un lungometraggio d'animazione è passato per le mani di un reparto chiamato Ink and Paint. Le linee del disegno venivano ripassate a inchiostro su fogli trasparenti di acetato, i cosiddetti rodovetri o cel, e poi dipinte sul retro con colori opachi, una zona alla volta. Con La carica dei 101 (1961) Disney introdusse su larga scala la xerografia, che trasferiva i disegni direttamente sul rodovetro senza ripassarli a mano. Alla fine degli anni Ottanta arrivò il digitale. Oggi i rodovetri sono quasi scomparsi, ma la logica di quel lavoro sopravvive intatta.
La linea chiusa
La colorazione digitale si basa sul riempimento automatico. Si clicca dentro una zona delimitata e il software la riempie di colore. Funziona solo se la zona è chiusa. Un buco di un pixel nel contorno e il colore si spande sul resto del personaggio.
Per questo il clean-up destinato alla colorazione digitale deve garantire linee chiuse. Molti software offrono strumenti di chiusura automatica dei piccoli spazi, regolabili in pixel. Conviene usarli con prudenza: una tolleranza troppo alta chiude anche spazi voluti.
Un'altra regola riguarda le linee interne. Ogni area di colore distinta, anche un'ombra o un riflesso, va delimitata da un tratto. Se il tratto non deve vedersi nel risultato finale, si traccia con una linea di colore che verrà poi resa invisibile o colorata come l'area adiacente.
La palette e il color model
Il primo documento di una pipeline di colore è il color model, la tavola ufficiale del personaggio colorato. Indica ogni zona con il suo colore preciso, comprese ombre e luci.
Nella pratica si definiscono più palette per lo stesso personaggio:
- giorno, la palette standard;
- notte, con colori più freddi e meno saturi;
- interno illuminato da lampade, più caldo;
- palette speciali per scene particolari, come un tramonto o una luce d'emergenza rossa.
I software professionali, come Toon Boom Harmony, legano i colori a una palette centrale. Cambiare un colore nella palette lo aggiorna in tutti i disegni che lo usano. È un vantaggio enorme: si può correggere la tinta di una giacca in tutta la serie con un solo intervento.
Ombre e luci
L'animazione 2D tradizionale usa in genere ombre piene, con bordi netti, chiamate a volte tone o cel shading. Una palette tipica per un personaggio prevede, per ogni colore base:
- il colore base;
- un'ombra, più scura e un po' più satura o spostata verso il blu;
- talvolta una seconda ombra più profonda;
- una luce o un riflesso.
Le ombre vanno disegnate in ogni fotogramma, quindi raddoppiano o triplicano il lavoro di clean-up. Molte produzioni le riservano ai primi piani e alle scene importanti, lasciando i campi lunghi in colori piatti.
Effetti di compositing sul colore
Una volta colorata, l'animazione passa in compositing, dove si possono aggiungere morbidezze, luci di contorno, gradienti e bagliori. Una leggera sfumatura sulle ombre, o un bordo di luce lungo il profilo del personaggio, possono dare volume senza appesantire il lavoro di disegno.
Una pipeline che regge
In una produzione con centinaia di scene la colorazione deve essere organizzata. Alcune regole pratiche:
- nominate i colori nella palette con nomi chiari, come «pelle base» o «giacca ombra», invece di lasciare codici numerici;
- bloccate le palette approvate per evitare modifiche accidentali;
- create un livello di controllo che mostri le zone non colorate in un colore acceso, per esempio magenta;
- verificate il risultato su più schermi, perché un colore che funziona su un monitor calibrato può apparire diverso altrove.
La colorazione è un lavoro ripetitivo ma non meccanico. Un colore sbagliato su un solo fotogramma lampeggia in movimento e salta all'occhio. Il controllo finale, in riproduzione a velocità reale, resta indispensabile anche quando il software ha fatto quasi tutto da solo.


