Il re e l'uccellino, trent'anni di lotta di Grimault e Prévert per un film
Una prima versione uscita nel 1952 contro la volontà degli autori, poi la riconquista dei diritti e il completamento nel 1980. Il re e l'uccellino è il grande classico dell'animazione francese.

Nel regno di Tachicardia, il re Carlo Quinto-più-Tre-uguale-Otto-più-Otto-uguale-Sedici ha uno strabismo che odia. I ritratti ufficiali lo mostrano con gli occhi dritti, e il pittore che osa rappresentarlo come è davvero finisce in una botola. Il sovrano vive in cima a un palazzo altissimo, servito da ascensori e scale senza fine, e da lassù controlla tutto. Tutto tranne un uccellino chiacchierone che lo prende in giro.
Due film in uno
Il re e l'uccellino ha una storia produttiva tormentata quanto la sua trama. Paul Grimault, animatore francese, e il poeta Jacques Prévert cominciarono a lavorare negli anni Quaranta a un adattamento libero della fiaba di Andersen La pastorella e lo spazzacamino. Il produttore André Sarrut, in contrasto con gli autori su tempi e costi, fece completare il film senza il loro consenso e lo distribuì nel 1952 con il titolo La Bergère et le Ramoneur. Grimault e Prévert ne presero le distanze.
Grimault impiegò anni a riottenere i diritti e il negativo. Alla fine degli anni Sessanta ci riuscì, e cominciò un lungo lavoro di revisione: riutilizzò parte del materiale originale, animò sequenze nuove, cambiò il finale. Prévert morì nel 1977, prima di vedere il risultato. Il film fu completato alla fine degli anni Settanta e uscì nelle sale francesi nel 1980 con il nuovo titolo, Le Roi et l'Oiseau.
La pastorella e lo spazzacamino
Nell'appartamento segreto del re sono appesi dei quadri. In uno è ritratto il re stesso, in un altro una pastorella, in un terzo uno spazzacamino. Di notte i personaggi dipinti prendono vita. La pastorella e lo spazzacamino si amano e fuggono dalla cornice, mentre il ritratto del re si sostituisce al sovrano reale, lo fa precipitare in una botola e ne prende il posto. Da quel momento il re falso insegue i due giovani per tutta la città, aiutato dalla polizia e da un enorme robot.
L'uccellino, padre di una nidiata minacciata dal re cacciatore, diventa la guida dei fuggitivi. È un personaggio chiacchierone, beffardo, anarchico, con lo spirito di Prévert.
La città verticale
L'aspetto più memorabile del film è l'architettura. La città di Tachicardia è costruita in verticale: in alto il palazzo del re, con le sue stanze immense e vuote, in basso i quartieri dei poveri, fino a una città sotterranea dove la gente non ha mai visto il sole. L'idea di una società divisa in piani, con il potere che sorveglia dall'alto, ha una chiarezza quasi didascalica.
Gli ambienti sono disegnati con una precisione architettonica che ricorda la pittura metafisica e le scenografie del cinema espressionista. Le scale si moltiplicano, i corridoi si allungano all'infinito, le statue del re sono ovunque. Il robot gigante, che nel finale diventa strumento di distruzione e poi di liberazione, è una delle immagini più forti dell'animazione europea.
Il tono oscilla tra poesia e satira politica. Prévert, autore delle sceneggiature di Il porto delle nebbie e Amanti perduti per Marcel Carné, porta nel film il suo gusto per l'assurdo e una sensibilità libertaria che fa del potere un oggetto di derisione.
L'eredità giapponese
Il film del 1952 ebbe un'influenza decisiva su due giovani animatori giapponesi, Isao Takahata e Hayao Miyazaki, che in diverse occasioni lo hanno indicato come uno dei film che li spinsero a intraprendere la carriera. Le architetture verticali e i castelli abitati di molti film dello Studio Ghibli devono qualcosa al palazzo di Tachicardia.
Nel 1979 Il re e l'uccellino ricevette il premio Louis-Delluc, riconoscimento importante per il cinema francese, e negli anni è stato restaurato più volte. Visto oggi, conserva la freschezza di un'opera che rifiuta di separare il divertimento dalla critica. Il finale, con il robot che distrugge il palazzo e poi libera un uccellino da una gabbia con un solo gesto, ha la forza delle immagini semplici e definitive.


