Halas e Batchelor, lo studio britannico che portò Orwell sullo schermo

Un ungherese e un'inglese fondarono a Londra nel 1940 lo studio d'animazione più importante del Regno Unito. Il loro film più noto, La fattoria degli animali, ha una storia produttiva sorprendente.

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Nella versione animata di La fattoria degli animali, uscita nel 1954, il finale è diverso da quello del romanzo. Nel libro di George Orwell gli animali guardano dalla finestra i maiali e gli uomini seduti allo stesso tavolo e non riescono più a distinguerli. Nel film gli animali si ribellano di nuovo e rovesciano Napoleon, il maiale dittatore. È una differenza importante, e trova una spiegazione nella storia del film, rivelata solo decenni dopo.

Prima, però, bisogna presentare i suoi autori.

Una coppia di Londra

John Halas era nato a Budapest nel 1912, con il nome di János Halász. Aveva lavorato nell'animazione ungherese e poi nella pubblicità prima di trasferirsi in Inghilterra negli anni Trenta. Joy Batchelor, nata nel 1914 a Watford, era un'illustratrice e disegnatrice. I due si conobbero lavorando insieme, si sposarono e nel 1940 fondarono uno studio con i loro nomi.

La guerra fu il primo banco di prova. Il ministero dell'Informazione britannico commissionò allo studio decine di cortometraggi di propaganda e d'istruzione: film sulla raccolta dei rottami, sull'alimentazione, sulle norme di sicurezza. Halas e Batchelor svilupparono un'animazione chiara, efficace, influenzata dalla grafica moderna europea più che dal modello Disney.

Il primo lungometraggio britannico

Nel dopoguerra lo studio crebbe fino a diventare il più grande del Regno Unito. All'inizio degli anni Cinquanta arrivò la commissione per un lungometraggio tratto da La fattoria degli animali, la favola satirica di Orwell sulla rivoluzione russa e sullo stalinismo, pubblicata nel 1945.

Il produttore era l'americano Louis de Rochemont. La lavorazione richiese diversi anni. Il film uscì nel 1954 ed è considerato il primo lungometraggio d'animazione britannico distribuito su larga scala nelle sale. Lo stile era realistico negli animali, cupo nella palette, molto lontano dal tono rassicurante del cartone per bambini.

I finanziatori segreti

Molti anni dopo, ricerche di storici americani hanno documentato che i diritti del romanzo erano stati acquistati con fondi riconducibili alla CIA, nel quadro delle operazioni culturali della guerra fredda. L'intento era usare l'opera di Orwell come strumento di propaganda anticomunista. Il finale modificato, in cui gli animali rovesciano i maiali, cancellava l'ambiguità del romanzo, che critica il potere in generale, a favore di un messaggio più netto contro il regime sovietico.

Secondo le ricostruzioni disponibili, Halas e Batchelor non sapevano chi ci fosse davvero dietro il finanziamento. Il film resta comunque un'opera di grande dignità artistica, con sequenze memorabili come la morte del cavallo Boxer.

Dopo Orwell

Negli anni successivi lo studio produsse una grande quantità di lavori: pubblicità, serie televisive, cortometraggi educativi, film d'autore. Collaborò con il musicista e umorista Gerard Hoffnung, portò in animazione l'operetta Ruddigore di Gilbert e Sullivan, realizzò serie per bambini distribuite in molti paesi.

Halas fu anche un precoce sostenitore dell'uso del computer nell'animazione e già negli anni Sessanta e Settanta sperimentò con le prime tecnologie digitali. Fu tra i fondatori dell'ASIFA, l'associazione internazionale del film d'animazione, che ha avuto un ruolo importante nel favorire gli scambi fra animatori di Est e Ovest durante la guerra fredda, e ne fu a lungo una figura di riferimento.

Joy Batchelor, spesso messa in ombra dal marito nei resoconti dell'epoca, fu sceneggiatrice, regista e produttrice dello studio. La sua parte nel successo della società è stata rivalutata dagli studi più recenti.

Batchelor morì nel 1991, Halas nel 1995. Lo studio aveva attraversato oltre mezzo secolo di storia del cinema britannico, dal periodo della propaganda bellica alla prima animazione digitale. La fattoria degli animali resta il suo titolo più noto, e anche il più istruttivo. Ricorda che un film d'animazione può essere un oggetto politico, con una storia produttiva che il pubblico non vede.

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