Dai fratelli Wan all'animazione a inchiostro, la scuola di Shanghai

Un lungometraggio girato nella Shanghai occupata del 1941, uno studio di Stato e un'invenzione unica al mondo, l'animazione che imita la pittura a inchiostro e acqua.

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Immagine: film director: Wan Guchan · Public domain · Wikimedia Commons

Un girino nero, fatto di una macchia d'inchiostro e di una coda sottile, nuota sul bianco del foglio cercando la madre. Incontra un pulcino, un gambero, un pesce, un granchio, e a ognuno chiede se sia lei. Il cortometraggio si intitola Xiao kedou zhao mama, cioè «I girini cercano la mamma», ed esce a Shanghai nel 1960. Per gli spettatori occidentali che lo videro nei festival fu un enigma. Sembrava un dipinto di Qi Baishi che si muove, senza contorni, senza rodovetri visibili, con le sfumature dell'acqua sulla carta di riso.

Per arrivare lì l'animazione cinese aveva fatto un percorso lungo, cominciato con quattro fratelli.

I fratelli Wan

Wan Laiming, Wan Guchan, Wan Chaochen e Wan Dihuan, nati a Nanchino all'inizio del Novecento, sono considerati i fondatori dell'animazione cinese. Lavoravano a Shanghai, centro del cinema nazionale fra le due guerre, e negli anni Venti realizzarono i primi esperimenti, ispirati ai cartoni americani che arrivavano nelle sale della città, a cominciare dalla serie Out of the Inkwell dei Fleischer.

Negli anni Trenta, con l'invasione giapponese, i loro cortometraggi assunsero spesso un tono patriottico. Il salto avvenne nel 1941. Nella Shanghai occupata, all'interno delle concessioni straniere, i fratelli Wan completarono La principessa dal ventaglio di ferro, tratto da un episodio del Viaggio in Occidente, il romanzo del Re Scimmia. È il primo lungometraggio d'animazione cinese.

Il modello e la differenza

Il film nasceva dichiaratamente come risposta a Biancaneve. Per contenere i tempi, i Wan usarono ampiamente il rotoscopio, con attori ripresi e poi ricalcati. Il risultato è disomogeneo, a volte rigido, ma il tema era tutto cinese, e il pubblico lo accolse con favore. Il film circolò anche in Asia, e la sua influenza sull'animazione dei paesi vicini è riconosciuta dagli storici.

Lo studio di Shanghai

Dopo il 1949 la produzione d'animazione fu riorganizzata dallo Stato. Nel 1957 nacque lo Shanghai Animation Film Studio, che per decenni fu il centro dell'animazione cinese. La direzione artistica fu affidata a Te Wei, ex caricaturista, che spinse lo studio a cercare uno stile nazionale invece di imitare la Disney o i modelli sovietici, molto presenti all'inizio.

Questa ricerca produsse risultati vari. Ci furono film di sagome ispirati alle ombre cinesi e ai ritagli di carta tradizionali. Ci furono film di pupazzi. E ci fu la grande novità dell'animazione a inchiostro e acqua.

Il segreto dell'inchiostro

I girini cercano la mamma fu diretto da Te Wei con un gruppo di collaboratori. Il problema tecnico era evidente. La pittura a inchiostro si basa su macchie che sfumano, su toni che si diluiscono, e non sui contorni netti che il rodovetro richiede. Lo studio sviluppò un procedimento complesso che separava i toni su più livelli e li ricomponeva in fase di ripresa. I dettagli furono a lungo tenuti riservati. Il risultato restituiva la trasparenza dell'inchiostro sulla carta.

Seguirono Il flauto del pastorello, del 1963, e decenni più tardi Sentimenti di montagne e acque, del 1988, considerato da molti il vertice del genere. Erano film costosi, lenti da produrre, e il loro numero restò limitato.

Il Re Scimmia e la censura

Nei primi anni Sessanta Wan Laiming tornò al Viaggio in Occidente con Il re scimmia, in cinese Danao tiangong, uscito in due parti fra il 1961 e il 1964. È un film coloratissimo, ispirato all'opera di Pechino nei costumi e nei movimenti, con un protagonista ribelle che sfida l'imperatore del cielo. Venne accolto con entusiasmo in patria e premiato all'estero.

Poco dopo la Rivoluzione culturale fermò quasi completamente la produzione. Molti artisti furono perseguitati, lo stesso Te Wei fu allontanato dallo studio e costretto per anni al lavoro manuale. Lo studio riprese a lavorare dalla fine degli anni Settanta, con film come Nezha conquista il re drago del 1979, presentato anche a Cannes.

Negli anni Novanta l'apertura al mercato e l'arrivo delle serie straniere in televisione cambiarono il quadro, e lo studio perse il suo ruolo centrale. La sua lezione rimane però una delle più originali della storia dell'animazione 2D. Dimostrò che il disegno animato poteva uscire dalla linea di contorno e trovare un linguaggio in una tradizione pittorica millenaria.

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