Guido Manuli, l'animatore anarchico cresciuto accanto a Bozzetto

Collaboratore storico di Bruno Bozzetto, poi autore di cortometraggi surreali e di due lungometraggi per il cinema. Profilo di un animatore che ha portato il paradosso al centro del racconto.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Nella storia dell'animazione esistono autori che costruiscono mondi e autori che li smontano. Guido Manuli appartiene alla seconda categoria. Nei suoi film i personaggi si ribellano al disegnatore, le regole fisiche saltano, le storie deragliano verso il paradosso. È un umorismo che deve qualcosa alla tradizione americana più folle, ma che ha una sua impronta personale e molto italiana.

La scuola Bozzetto

Manuli si formò nello studio di Bruno Bozzetto, dove lavorò per molti anni come animatore e collaboratore creativo. Partecipò a progetti importanti come Vip mio fratello superuomo e Allegro non troppo, e firmò insieme a Bozzetto il cortometraggio Opera, una dissacrante parodia del melodramma.

Il sodalizio fu fertile per entrambi. Bozzetto portava rigore narrativo e uno sguardo sociale, Manuli spingeva verso l'assurdo e la gag pura. Molte soluzioni comiche dei film di quegli anni nascono da questo incontro tra due temperamenti diversi.

I cortometraggi personali

Dalla fine degli anni Settanta Manuli cominciò a firmare cortometraggi propri, che girarono i festival internazionali. Fantabiblical rilegge con irriverenza i racconti biblici. S.O.S. e altri lavori giocano con il rapporto tra il personaggio e lo spazio dell'inquadratura. Solo un bacio e Incubus mostrano un autore che usa l'animazione come terreno di sperimentazione formale, sempre filtrato da un'ironia irresistibile.

Un tratto ricorrente è la metanarrazione. Manuli ama mostrare il dispositivo, ricordare allo spettatore che quello che sta guardando è un disegno. I suoi personaggi sanno di essere personaggi e reagiscono di conseguenza. Il gioco può essere crudele, ma è sempre lucido.

Volere volare

Uno dei lavori più noti di Manuli è Volere volare, film del 1991 diretto insieme a Maurizio Nichetti, che ne era anche protagonista. È la storia di un tecnico del suono che, innamorandosi, si trasforma progressivamente in un personaggio dei cartoni animati. Il film mescola riprese dal vero e animazione tradizionale, con personaggi disegnati che interagiscono con attori in carne e ossa.

Il confronto con Chi ha incastrato Roger Rabbit, uscito pochi anni prima, è inevitabile, ma il tono è completamente diverso. Volere volare è una commedia romantica surreale, piccola e personale, con un umorismo malinconico molto lontano dalla spettacolarità hollywoodiana. Il lavoro di Manuli sulle parti animate è fondamentale per la riuscita del film.

I lungometraggi d'animazione

Negli anni successivi Manuli diresse due lungometraggi animati per il cinema. L'eroe dei due mondi, a metà degli anni Novanta, è un'avventura pensata per il pubblico dei ragazzi. Aida degli alberi, uscito all'inizio degli anni Duemila, ispirato alla vicenda dell'opera verdiana, è una favola ecologica e romantica pensata per un pubblico ampio.

Questi film mostrano un Manuli più disponibile verso le esigenze del cinema familiare, pur conservando tracce della sua vena ironica. Sono anche testimonianze di un periodo in cui l'Italia provò a ricostruire una produzione di lungometraggi animati, con risultati alterni.

Un autore da riscoprire

Il nome di Manuli è meno noto al grande pubblico rispetto a quello di Bozzetto, ma tra gli addetti ai lavori la sua influenza è riconosciuta. I suoi cortometraggi sono un repertorio di idee su come l'animazione possa riflettere su sé stessa, e su come il disegno possa diventare protagonista del racconto.

Chi si avvicina oggi alla sua opera trova un autore libero, a volte spiazzante, sempre attento al ritmo. Il paradosso, per Manuli, non era un vezzo stilistico. Era il modo più onesto per raccontare un mondo che non funziona come dovrebbe.

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