Gravity Falls, i misteri di Alex Hirsch tra crittogrammi e commedia
Due gemelli in vacanza da un prozio truffatore in una cittadina dell'Oregon piena di stranezze. Gravity Falls ha unito la commedia per ragazzi a un mistero orizzontale costruito con precisione.

Alla fine di ogni episodio di Gravity Falls, mentre scorrono i titoli di coda, compare per un istante una sequenza di lettere incomprensibili. Chi la mette in pausa e la decifra, con un semplice cifrario di Cesare nella prima parte della serie, scopre un messaggio nascosto. Con il passare degli episodi i codici diventano più complessi. Questa abitudine, nata quasi come uno scherzo, riassume lo spirito della serie creata da Alex Hirsch: una commedia per ragazzi che premia chi guarda con attenzione.
Due gemelli e un prozio
La serie andò in onda su Disney Channel a partire dal giugno 2012 e si concluse nel febbraio 2016, dopo due stagioni, passando nel frattempo su Disney XD. Racconta l'estate di Dipper e Mabel Pines, gemelli di dodici anni mandati dai genitori a passare le vacanze dal prozio Stan, nella cittadina immaginaria di Gravity Falls, nell'Oregon.
Stan gestisce il Mystery Shack, una trappola per turisti piena di finti mostri e falsi reperti. Ma la cittadina nasconde misteri veri: gnomi, fantasmi, mostri del lago, viaggiatori del tempo, dinosauri sotterranei. Dipper, ansioso e razionale, trova nel bosco un diario misterioso, contrassegnato con il numero 3, che cataloga le stranezze della zona e mette in guardia contro qualcuno di cui non fidarsi.
Mabel è il suo opposto: esuberante, ottimista, amante dei maglioni colorati, degli adesivi e dei ragazzi. Hirsch si è ispirato alla propria gemella Ariel per costruire il personaggio. Le voci originali sono di Jason Ritter e Kristen Schaal, mentre Hirsch stesso doppia Stan e il tuttofare Soos.
Un mistero orizzontale
Come Avatar qualche anno prima, Gravity Falls fu pensata con un arco narrativo complessivo. Gli episodi hanno un'avventura autonoma, ma ciascuno aggiunge un tassello al mistero generale: chi ha scritto i diari, cosa nasconde Stan nel seminterrato, chi è Bill Cipher.
Bill è il cattivo principale della serie, un demone a forma di triangolo giallo con un solo occhio, un cappello a cilindro e una personalità caotica e minacciosa. Appare all'inizio come una presenza bizzarra, quasi comica, e si rivela progressivamente come una minaccia apocalittica. La sua forma geometrica, con richiami all'iconografia esoterica dell'occhio nel triangolo, è diventata uno dei simboli più riconoscibili dell'animazione di quel decennio.
La serie è piena di indizi, rimandi, dettagli nascosti negli sfondi, che premiano la visione ripetuta. I fan hanno costruito intere comunità intorno alla decifrazione dei misteri, e Hirsch ha alimentato il gioco anche fuori dallo schermo.
La commedia
Al di là del mistero, Gravity Falls funziona soprattutto come commedia. Il tono mescola l'umorismo surreale, la parodia dei generi horror e fantascientifici, l'ironia sui riti dell'adolescenza. Gli episodi giocano con i cliché di X-Files, di Twin Peaks, dei film di mostri anni Cinquanta.
Lo stile visivo è quello tipico della televisione animata americana del periodo, con personaggi dalle forme semplici e fondali dettagliati, che restituiscono l'atmosfera dei boschi del Pacifico nordoccidentale. Proprio i fondali, con le loro foreste di pini e le luci estive, danno alla serie una qualità nostalgica.
La fine dell'estate
Il cuore della serie è il rapporto tra i gemelli e il tema della crescita. L'estate deve finire, i ragazzi dovranno tornare a casa, e la serie lo sa fin dall'inizio. L'arco finale, Weirdmageddon, mette in scena l'invasione di Bill e la rivelazione dei segreti della famiglia Pines, con la comparsa del gemello di Stan, Ford, autore dei diari.
Hirsch scelse di chiudere la serie dopo due stagioni, per raccontare una storia completa. Il finale, con il ritorno a casa dei gemelli, è malinconico e affettuoso. Gravity Falls è diventata una delle serie animate più amate degli anni Dieci, e un esempio di come la televisione per ragazzi possa costruire un mistero rigoroso senza rinunciare al calore.

