Gianni Rodari e l'animazione, da Cipollino in Unione Sovietica alla Freccia azzurra
Le storie di Rodari hanno ispirato cartoni animati in Italia e all'estero, ma il suo contributo più profondo all'animazione passa per un metodo, quello della Grammatica della fantasia.

Cipollino è più famoso a Mosca che a Milano. Detta così sembra una battuta, ma per qualche decennio è stata quasi la verità. Il ragazzo-cipolla inventato da Gianni Rodari all'inizio degli anni Cinquanta ebbe in Unione Sovietica una fortuna enorme, con libri, spettacoli teatrali e un cortometraggio animato prodotto dallo studio Sojuzmultfil'm nel 1961. Per molti bambini sovietici Rodari era un autore di casa.
Un autore politico per l'infanzia
Le storie di Rodari nascevano in un contesto preciso. Giornalista, militante, attento alla scuola e alla pedagogia, lo scrittore usava la fiaba per raccontare ingiustizie e speranze. In Le avventure di Cipollino gli ortaggi poveri si ribellano ai prepotenti, principe Limone e i suoi cavalieri. Il messaggio sociale era chiaro, e spiega in parte la popolarità dell'opera nei paesi del blocco orientale.
Questo legame ha fatto sì che molti adattamenti delle sue storie siano stati realizzati all'estero prima che in Italia. Il cortometraggio sovietico su Cipollino è il più noto, ma non l'unico, e testimonia l'interesse di diverse cinematografie europee per i suoi racconti.
La freccia azzurra
In Italia il grande adattamento animato di Rodari arrivò nel 1996 con La freccia azzurra di Enzo D'Alò. Il romanzo racconta di un gruppo di giocattoli che, la notte dell'Epifania, fuggono dal negozio della Befana per portare doni ai bambini poveri che non potrebbero riceverne. Il trenino elettrico del titolo guida la spedizione.
Il film, prodotto dallo studio torinese Lanterna Magica, aveva le musiche di Paolo Conte e segnò il ritorno dell'Italia nel lungometraggio animato per famiglie. D'Alò mantenne lo spirito del libro, con la sua tenerezza e la sua vena malinconica, aggiungendo un ritmo e una spettacolarità adatti alla sala.
La Grammatica della fantasia
Al di là degli adattamenti, il legame più profondo tra Rodari e l'animazione passa per un libro che non è un romanzo. Grammatica della fantasia, pubblicato nel 1973, raccoglie le sue riflessioni sull'arte di inventare storie. Il binomio fantastico, le ipotesi fantastiche come «che cosa succederebbe se...», l'errore creativo, le fiabe ribaltate: sono strumenti che molti autori di animazione hanno fatto propri.
Il motivo è semplice. L'animazione è un linguaggio che vive di trasformazioni, di accostamenti imprevisti, di logiche alternative. Il metodo di Rodari offre un repertorio di tecniche per generare idee che funzionano benissimo anche davanti al tavolo luminoso. Diversi corsi di animazione e di scrittura per l'infanzia lo usano ancora come testo di riferimento.
Rodari in televisione
Le storie di Rodari sono passate anche dalla televisione, in forme diverse, dalle letture animate alle serie per i più piccoli. Il suo stile, fatto di filastrocche, giochi di parole e brevi racconti, si presta bene ai formati brevi, e la Rai ne ha fatto uso in più occasioni nella sua programmazione per ragazzi.
Un'eredità aperta
Rodari ha vinto nel 1970 il premio Hans Christian Andersen, il più prestigioso riconoscimento internazionale per la letteratura per l'infanzia, unico italiano a riceverlo come scrittore. La sua opera continua a essere tradotta, studiata e adattata. Eppure, rispetto alla ricchezza del suo catalogo, gli adattamenti animati restano relativamente pochi.
Molte delle sue Favole al telefono, delle sue filastrocche, dei suoi racconti brevi sembrano scritti apposta per il disegno animato. C'è ancora molto spazio per chi volesse riprendere quel lavoro, e la sua lezione più importante resta valida: la fantasia è una competenza che si può allenare, e il cinema d'animazione è uno dei luoghi migliori per esercitarla.


