Annecy 2022, il Cristal va al Petit Nicolas disegnato a inchiostro

Fredon e Massoubre vincono il premio maggiore con il film su Goscinny e Sempé. Koji Yamamura si prende il Contrechamp, Amok di Balázs Turai il Cristal del corto.

Bonlieu 2022
Immagine: Boungawa · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Un bambino con la cartella, una matita che lo fa esistere, due autori che gli parlano mentre lo disegnano. Il film che ha vinto il Cristal del lungometraggio ad Annecy, sabato 18 giugno, ruota attorno a quel tavolo di lavoro. Le Petit Nicolas: qu'est-ce qu'on attend pour être heureux?, diretto da Amandine Fredon e Benjamin Massoubre, coproduzione tra Francia e Lussemburgo, racconta le avventure del piccolo Nicolas e intanto la vita dei suoi creatori, René Goscinny e Jean-Jacques Sempé. Ed è un film che si guarda soprattutto per il tratto.

Un Cristal all'inchiostro

La scelta grafica era la scommessa più rischiosa. Sempé disegnava con poche linee nervose e lasciava respirare il bianco della pagina; tradurre quella leggerezza in animazione significa rinunciare a buona parte dei contorni chiusi che rendono comodo il lavoro in produzione. Il team ha lavorato con un'animazione che richiama l'inchiostro diluito e la tecnica del lavis, con campiture che sembrano assorbite dalla carta. Il risultato regge per tutta la durata e, cosa non scontata, non si limita a imitare le illustrazioni dei libri: le fa muovere con un ritmo proprio.

Il premio della giuria è andato a Interdit aux chiens et aux Italiens di Alain Ughetto, film in passo uno che ricostruisce la storia della famiglia dell'autore, emigrata dal Piemonte verso la Francia. Il film ha ottenuto anche il premio della Fondation Gan per la distribuzione. Restiamo fuori dal nostro perimetro, ma va detto che per il pubblico italiano è una delle storie più vicine di tutto il concorso. Due menzioni della giuria hanno completato la sezione: My Love Affair with Marriage di Signe Baumane e Blind Willow, Sleeping Woman di Pierre Földes, tratto dai racconti di Murakami.

Contrechamp, il Nord di Yamamura

La sezione Contrechamp, dedicata ai lungometraggi più personali e meno convenzionali, ha premiato Dozens of Norths (Ikuta no Kita) di Koji Yamamura. Chi conosce il regista giapponese da Mt. Head e Franz Kafka's A Country Doctor sa cosa aspettarsi: disegno su carta, integrato con strumenti digitali 2D, e un'ora abbondante di immagini che procedono per associazioni più che per trama. È il primo lungometraggio di un autore che ha passato decenni nel corto, e il premio conferma quanto Annecy lo consideri di casa. La menzione speciale del Contrechamp è andata al coreano Chun Tae-il: A Flame That Lives On di Hong Jun-pyo, ritratto dell'operaio e sindacalista morto nel 1970.

Corti, scuole e televisione

Il Cristal del cortometraggio è andato ad Amok dell'ungherese Balázs Turai, coproduzione con la Romania, che si è portato a casa anche il premio France TV. Il premio della giuria ha scelto Steakhouse della slovena Špela Čadež, una coppia, una bistecca in attesa e una festa di compleanno che dura troppo; la menzione è andata ad Anxious Body di Yoriko Mizushiri, autrice che lavora da anni su corpi e superfici con un disegno morbidissimo.

Tra i film di diploma ha vinto Persona della sudcoreana Sujin Moon, mentre il premio della giuria è andato a A Dog Under a Bridge del cinese Rehoo Tang. Il Cristal per la produzione televisiva è andato a My Year of Dicks di Sara Gunnarsdóttir, serie statunitense sull'adolescenza raccontata con una libertà di stile che la televisione di solito non concede. Nel campo dei film su commissione si segnala un nome inatteso: il premio della giuria è andato al videoclip Aline firmato da Wes Anderson.

Fra i premi speciali, The Queen of the Foxes della svizzera Marina Rosset ha raccolto sia il premio del giovane pubblico sia quello SACEM per la musica originale di un corto, e il premio André Martin per il miglior corto francese è andato a Histoire pour 2 trompettes di Amandine Meyer.

Guardando il palmarès per intero, il disegno ne esce bene. Il premio più importante va a un film che fa della linea e della carta il proprio argomento, il Contrechamp a un autore che non ha mai smesso di disegnare a mano, e nei corti vincono stili riconoscibili e personali. Per una prima edizione tornata del tutto in presenza dopo gli anni della pandemia, non è poco.

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