Frédéric Back, le matite colorate e l'uomo che piantava gli alberi

Nato a Saarbrücken, adottato dal Québec, Frédéric Back ha vinto due Oscar con film disegnati a matita su acetato smerigliato e dedicati alla natura.

Frédéric Back
Immagine: Pierre-Olivier Combelles · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Per realizzare L'uomo che piantava gli alberi, Frédéric Back lavorò circa cinque anni quasi da solo, disegnando con matite colorate su fogli di acetato smerigliato. Il film dura una mezz'ora. Racconta di un pastore che, nella Provenza desolata del primo Novecento, pianta ogni giorno cento ghiande, e nel corso dei decenni trasforma una regione arida in una foresta. L'uscita, nel 1987, valse a Back il suo secondo Oscar.

Dall'Europa al Québec

Frédéric Back nacque a Saarbrücken, nella regione della Saar, l'8 aprile 1924. Crebbe tra la Germania e la Francia e studiò arte a Rennes, in Bretagna, dove ebbe come maestro il pittore Mathurin Méheut, che gli insegnò a osservare e disegnare la natura e il lavoro umano.

Nel 1948 si trasferì a Montréal, dove si sposò e insegnò per qualche anno. Nel 1952 entrò a Radio-Canada, la televisione pubblica canadese di lingua francese, come grafico e illustratore per programmi educativi e scientifici. Per molti anni il suo lavoro consistette nel creare immagini per la televisione: sfondi, illustrazioni animate, effetti visivi semplici.

L'animazione come impegno

Alla fine degli anni Sessanta Radio-Canada aprì un piccolo reparto di animazione, e Back cominciò a realizzare cortometraggi. I suoi primi film affrontano temi legati alla natura e alla storia del Québec, con uno stile pittorico che risente dell'illustrazione popolare.

Tout rien, del 1978, e Taratata, del 1977, mostrano già le sue preoccupazioni principali: il rapporto tra l'uomo e l'ambiente, la critica della modernità industriale, la memoria delle culture rurali.

Crac!, del 1981, è il film che lo fece conoscere a livello internazionale. Segue la vita di una sedia a dondolo, costruita da un contadino del Québec, attraverso le generazioni di una famiglia, fino a quando l'oggetto finisce in un museo d'arte moderna. Senza dialoghi, accompagnato da musica tradizionale, il film racconta la trasformazione della società quebecchese. Vinse l'Oscar nel 1982.

La matita sull'acetato

La tecnica di Back era particolare. Invece di disegnare su carta e trasferire sull'acetato, lavorava direttamente su fogli di acetato smerigliato, una superficie leggermente ruvida che trattiene il colore delle matite. Il risultato è un'immagine morbida e vibrante, con i segni visibili della mano, che sembra respirare.

Back muoveva le immagini con lunghe metamorfosi e dissolvenze, più che con stacchi di montaggio. In L'uomo che piantava gli alberi, tratto da un racconto di Jean Giono e letto in francese da Philippe Noiret, i paesaggi si trasformano lentamente, le stagioni si susseguono, i volti diventano alberi. Il film sembra un unico movimento continuo.

La lavorazione fu estremamente faticosa. Back ha raccontato in diverse occasioni di aver avuto gravi problemi a un occhio durante quegli anni.

L'ultimo grande film

Nel 1993 Back realizzò Il fiume dalle grandi acque, dedicato al San Lorenzo, il fiume del Québec, e alla sua storia ecologica e umana. È il suo film più ambizioso e il suo ultimo grande lavoro. Back continuò poi a dedicarsi a cause ambientaliste e all'illustrazione. Morì a Montréal il 24 dicembre 2013.

Un'eredità ecologica

Back non è stato soltanto un animatore. Ha usato l'animazione come strumento di sensibilizzazione, e i suoi film sono stati proiettati in scuole e associazioni ambientaliste di tutto il mondo. L'uomo che piantava gli alberi ha ispirato iniziative di rimboschimento reali.

Per chi lavora nell'animazione 2D, Back resta un esempio di come una tecnica semplice, come la matita colorata, possa produrre immagini di grande ricchezza, e di come la lentezza artigianale possa diventare parte del significato di un film. Le sue opere chiedono allo spettatore lo stesso tipo di attenzione paziente che il pastore di Giono dedicava alle sue ghiande.

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