Felix the Cat, la prima star dei cartoni e il disegnatore rimasto nell'ombra

Negli anni Venti un gatto nero era il personaggio animato più famoso del mondo. Lo firmava Pat Sullivan, lo disegnava Otto Messmer.

Felix In Hollywood 1923 animated cartoon
Immagine: Pat Sullivan Studios · Public domain · Wikimedia Commons

Quando cammina pensieroso, Felix tiene le mani dietro la schiena e china la testa. È una posa che il pubblico degli anni Venti riconosceva al primo colpo d'occhio, come il bastone di Charlot. Prima di Topolino, prima di Bugs Bunny, il personaggio animato più famoso del pianeta era un gatto nero dalla faccia bianca, nato in uno studio di New York nel 1919.

Per decenni i titoli di testa e i contratti hanno attribuito Felix a un solo uomo, il produttore Pat Sullivan. Il suo vero autore, Otto Messmer, è stato riconosciuto pubblicamente solo molto più tardi.

Un gatto senza nome

Il primo cortometraggio in cui compare il personaggio è Feline Follies, del 1919, realizzato per un magazine cinematografico della Paramount. Il gatto si chiamava ancora Master Tom e aveva un aspetto più spigoloso. Il nome Felix arrivò poco dopo, secondo alcune versioni suggerito da un dirigente della Paramount, con un gioco fra felino e il latino felix, fortunato.

Sullivan, nato in Australia, gestiva lo studio e trattava con i distributori. Messmer, figlio di immigrati tedeschi del New Jersey, disegnava, dirigeva e inventava le gag. Il marchio portava il nome del primo. È un caso tutt'altro che raro nell'animazione di quegli anni, dove i diritti appartenevano a chi firmava il contratto.

La coda come strumento

Felix funzionava per una qualità precisa. Era un personaggio pensante. Quando si trovava davanti a un problema, si fermava e rifletteva, e il pubblico vedeva il pensiero prendere forma. Un punto interrogativo gli spuntava sopra la testa e lui lo afferrava, usandolo come gancio o come bastone. La coda si staccava e diventava un remo, una canna da pesca, un ombrello.

Questo gioco sulla materia del disegno era proprio dell'animazione muta, che non aveva bisogno di imitare la realtà e anzi ne rideva. Le linee erano oggetti, i simboli grafici erano cose concrete. Messmer usava con grande disinvoltura una logica da sogno, vicina a quella di Émile Cohl, ma la incanalava in un personaggio con una personalità riconoscibile, malinconico e furbo, spesso solo.

L'esplosione degli anni Venti

Dal 1922 i cartoni di Felix furono distribuiti da Margaret Winkler, una delle prime donne a gestire la distribuzione di film animati negli Stati Uniti, e poi da altre società. Il gatto divenne un fenomeno commerciale. Giocattoli, bambole, canzoni, fumetti: la striscia di Felix sui giornali, disegnata anch'essa da Messmer, uscì per decenni. Nel 1928, durante gli esperimenti di trasmissione televisiva della RCA a New York, venne usata come soggetto di prova una statuina di Felix che ruotava su un giradischi. Un gatto disegnato fu quindi tra le primissime immagini viste in televisione.

Il problema del sonoro

Poi arrivò il sonoro. Nel 1928 Steamboat Willie mostrò che un cartone poteva essere costruito sulla musica e sugli effetti sincronizzati. Sullivan esitò. Secondo le ricostruzioni degli storici non capì subito la portata della novità, e quando lo studio provò ad adattarsi il ritardo era ormai pesante. I cartoni sonori di Felix non ebbero il successo dei precedenti. La morte di Sullivan, nel 1933, lasciò la situazione legale e produttiva in disordine, e lo studio si sciolse.

Ci fu un breve ritorno a metà degli anni Trenta, prodotto dai Van Beuren Studios in Technicolor, con un Felix addolcito e un po' disneyano, poco amato. Il personaggio sopravvisse soprattutto nei fumetti.

Seconda vita e giusto riconoscimento

Nel 1958 Joe Oriolo, che era stato assistente di Messmer, produsse una serie televisiva in cui Felix possedeva una borsa magica capace di trasformarsi in qualunque cosa. Fu questa versione a far conoscere il gatto alle generazioni del dopoguerra.

Il riconoscimento di Messmer arrivò negli anni Sessanta e Settanta, quando storici e studiosi dell'animazione americana cominciarono a intervistare i pionieri ancora in vita. Le sue testimonianze e quelle dei colleghi chiarirono chi avesse davvero disegnato Felix. Messmer morì nel 1983, quando la sua paternità del personaggio era ormai accettata.

I vecchi cortometraggi muti, restaurati, si rivedono oggi con piacere. Le gag non hanno perso freschezza, e la figura del gatto che cammina da solo con le mani dietro la schiena resta una delle immagini più riuscite dell'animazione del primo Novecento.

Felix the CatOtto MessmerPat Sullivancinema mutomerchandising

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta