Émile Cohl e Fantasmagorie, il 1908 in cui il disegno animato divenne cinema

Settecento disegni, un omino stilizzato e una serie infinita di metamorfosi. Il film che un caricaturista parigino girò per Gaumont è considerato il primo cartone animato interamente disegnato.

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Immagine: Breve Storia del Cinema · Public domain · Wikimedia Commons

Dura meno di due minuti. Una mano traccia un omino su sfondo nero, poi esce di scena, e l'omino comincia a vivere per conto suo. Si trasforma in una bottiglia, in un fiore, in un elefante, entra in una casa che diventa un'altra cosa. Fantasmagorie, proiettato a Parigi nell'agosto del 1908, è il film che la maggior parte degli storici indica come primo cartone animato realizzato interamente con disegni su carta.

Il suo autore aveva da poco superato i cinquant'anni e un passato da caricaturista. Si chiamava Émile Courtet, ma firmava Émile Cohl.

Un incoerente alla Gaumont

Nato a Parigi nel 1857, Cohl era stato allievo del vignettista André Gill e aveva fatto parte degli Incoerenti, un gruppo di artisti e umoristi che negli anni Ottanta dell'Ottocento organizzava mostre parodistiche e si divertiva con l'assurdo, il gioco di parole visivo, il nonsense. Un pezzo di quella sensibilità sarebbe passato direttamente nei suoi film, molto prima che i surrealisti la rendessero rispettabile.

L'approdo al cinema, secondo un aneddoto ripetuto spesso, avvenne quando Cohl si accorse che un suo disegno era stato copiato per il manifesto di un film Gaumont. Andò a protestare e ne uscì con un incarico. Gaumont, come altre case dell'epoca, cercava qualcuno capace di decifrare i trucchi a passo uno che arrivavano dall'America, a cominciare da The Haunted Hotel di Blackton.

Come fu fatto

Cohl lavorò per mesi su un tavolo luminoso, disegnando ogni fotogramma a china su carta, ricalcando dal disegno precedente e modificando solo ciò che doveva muoversi. Per Fantasmagorie servirono circa settecento disegni, ognuno fotografato due volte. Le immagini furono poi stampate in negativo, così che le linee nere su carta bianca apparissero bianche su fondo nero. L'effetto ricorda un gessetto su lavagna, omaggio implicito al numero del disegnatore di varietà.

Il titolo rimanda alle fantasmagorie ottocentesche, spettacoli di lanterna magica con spettri e apparizioni. Il contenuto è un flusso di trasformazioni senza logica narrativa, dove ogni forma suggerisce la successiva. Il protagonista, un clown fatto di pochi tratti, entra ed esce da situazioni che durano una manciata di secondi. È un modo di pensare il disegno animato come pura metamorfosi, legato alla linea più che al racconto.

Una linea, nient'altro

Per chi studia l'animazione oggi, la scelta di Cohl è importante per un motivo preciso. Il suo omino è disegnato con il minimo indispensabile, perché ogni tratto andava rifatto centinaia di volte. La stilizzazione nasce da una necessità produttiva prima che da una scelta estetica. Lo stesso equilibrio fra economia del segno e forza espressiva tornerà, cinquant'anni dopo, nell'animazione limitata dell'UPA e della scuola di Zagabria.

Dopo Fantasmagorie

Cohl girò per Gaumont, e poi per altre società, decine di film fra il 1908 e il 1910: Le Cauchemar du fantoche, Un drame chez les fantoches, e numerosi cortometraggi che mescolavano disegno, oggetti animati e riprese dal vero. Nel 1912 si trasferì negli Stati Uniti, a Fort Lee, nel New Jersey, dove lavorò per la filiale americana della casa francese Éclair. Lì realizzò una serie di film ispirati a un fumetto di George McManus, The Newlyweds, considerati fra le prime serie animate tratte da una striscia a fumetti.

Tornato in Francia nel 1914, Cohl si ritrovò progressivamente ai margini. L'animazione stava diventando un'industria organizzata, con studi, assistenti e catene di lavoro, soprattutto in America. Lui restava un artigiano solitario. Morì povero, nel gennaio del 1938, un giorno prima di Georges Méliès.

Dei suoi film ne sono sopravvissuti una parte, e Fantasmagorie è il più proiettato, soprattutto nelle rassegne dedicate alle origini del cinema. Rivisto oggi, colpisce per la libertà. Nessun personaggio da vendere, nessuna trama da rispettare, solo una linea che cambia forma. Dopo Cohl, il cartone animato avrebbe preso la strada dei personaggi seriali e delle gag. Lui aveva indicato anche un'altra possibilità, quella che le avanguardie e gli autori indipendenti avrebbero raccolto per tutto il secolo.

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