Cenerentola 1950, il ritorno di Disney alla fiaba dopo gli anni della guerra
Dopo un decennio di film a episodi, Disney torna alla narrazione unitaria. Cenerentola unisce i colori di Mary Blair, i topi di Ward Kimball e un uso esteso del riferimento dal vero.

Tra Bambi e Cenerentola passano otto anni, e in mezzo la Disney cambia pelle. Durante la guerra lo studio produce film di propaganda e di addestramento, poi una serie di lungometraggi a episodi, i cosiddetti package films, come Saludos Amigos, I tre caballeros e Musica maestro. Sono opere più economiche, a volte molto creative, ma prive del respiro narrativo dei primi classici. Cenerentola, uscito nel febbraio 1950, segna il ritorno alla fiaba raccontata da capo a fondo.
Un film costruito sul riferimento dal vero
La regia fu affidata a tre nomi di lunga esperienza, Wilfred Jackson, Hamilton Luske e Clyde Geronimi. Per contenere i rischi, lo studio fece largo uso del riferimento dal vero: molte scene con i personaggi umani furono prima girate con attori in costume su set essenziali, e poi usate dagli animatori come base per la recitazione. L'attrice Helene Stanley prestò il corpo a Cenerentola per queste riprese, mentre la voce era di Ilene Woods.
Il metodo ha conseguenze visibili. I personaggi umani si muovono con un realismo misurato, a tratti rigido, che dà al film un tono composto. Cenerentola, animata principalmente da Marc Davis ed Eric Larson, ha una grazia controllata e una pazienza che non diventa mai passività totale. Nella prima parte del film si alza, rifà il letto, gestisce animali e sorellastre con una specie di ironia trattenuta. È meno eterea di Biancaneve e più adulta.
Due film in uno
L'aspetto più curioso di Cenerentola è il suo doppio binario. Da una parte c'è la fiaba umana, contenuta, elegante. Dall'altra c'è una commedia animale scatenata, quasi da cortometraggio, costruita sulla guerra tra i topi Gas e Giac e il gatto Lucifero.
Ward Kimball, che animò Lucifero, prese a modello, secondo la tradizione dello studio, il proprio gatto. Il risultato è un antagonista grasso, indolente e perfido, con un sorriso che è una delle invenzioni grafiche più riuscite del periodo. Le sequenze in cui i topi trasportano la collana o la chiave su per le scale mentre il gatto li aspetta al varco occupano una parte considerevole del film, e ne determinano il ritmo. Qualcuno le considera digressioni. Di fatto sono il motore comico che rende sostenibile la lentezza della storia principale.
La magia della Fata Smemorina
Il momento centrale arriva con la trasformazione. La Fata Smemorina, anziana pasticciona e affettuosa, canta Bibbidi-Bobbidi-Bu e trasforma una zucca in carrozza, i topi in cavalli, il cane in lacchè. Poi tocca a Cenerentola. Il vestito strappato si ricompone in un abito che brilla, avvolto in una pioggia di scintille.
Secondo diversi racconti dello studio, era una delle animazioni preferite di Walt Disney. Funziona per contrasto: dopo un'ora di toni dimessi, di grigi e marroni della soffitta, lo schermo esplode di azzurri e argento. Le canzoni, firmate da Mack David, Al Hoffman e Jerry Livingston, accompagnano senza invadere.
Mary Blair e il colore
Il contributo di Mary Blair, artista di concept e colore che aveva lavorato ai film sudamericani dello studio, si riconosce nelle scelte cromatiche e nella stilizzazione di alcuni ambienti. Il palazzo reale, la scalinata, la notte del ballo hanno una qualità quasi teatrale, con piani di colore netti. Il suo stile, più grafico e moderno, si scontra in parte con l'impostazione realistica degli animatori, e il film vive di questo equilibrio.
Cenerentola restituì allo studio la stabilità che le produzioni a episodi non garantivano, e permise a Disney di investire in progetti nuovi, dai documentari naturalistici ai parchi. Sul piano artistico è un'opera di consolidamento più che di rottura. La sua forza sta nella precisione artigianale, nella commedia dei topi e in una protagonista che, guardata con attenzione, ha più spirito di quanto la sua fama di principessa passiva lasci supporre.


