Don Hertzfeldt, gli omini stilizzati che parlano di morte, memoria e futuro

Da Rejected a World of Tomorrow, Don Hertzfeldt ha trasformato figure fatte di pochi tratti in un cinema filosofico, comico e struggente.

Don Hertzfeldt in Jacksonville
Immagine: Supermike6 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Una testa rotonda, due puntini per gli occhi, un corpo fatto di una linea. Con personaggi disegnati così, Don Hertzfeldt ha raccontato la malattia mentale, la morte, la clonazione, la nostalgia. Il contrasto tra la semplicità grafica e la complessità dei temi è la chiave del suo cinema. Funziona perché lo spettatore, davanti a figure così povere, proietta su di esse tutto quello che sente.

Una carriera cominciata all'università

Don Hertzfeldt nacque nel 1976 a Fremont, in California. Studiò cinema all'Università della California a Santa Barbara, dove realizzò i suoi primi cortometraggi. Già Billy's Balloon, del 1998, in cui un palloncino rosso picchia selvaggiamente il bambino che lo tiene, mostra il suo umorismo: un'immagine infantile si trasforma in una scena di violenza assurda.

Rejected, del 2000, lo rese noto a un pubblico molto ampio. Il film finge di essere una raccolta di spot pubblicitari rifiutati dai committenti, sempre più deliranti, finché il mondo disegnato stesso comincia a disgregarsi: il foglio si accartoccia, i personaggi impazziscono. Rejected fu candidato all'Oscar e diventò un fenomeno di culto, citato e imitato per anni.

Il metodo artigianale

Per gran parte della carriera Hertzfeldt ha lavorato con mezzi tradizionali. Disegnava a mano su carta e fotografava i disegni con una vecchia macchina da presa da animazione su pellicola 35mm. Gli effetti ottici, come le sovrapposizioni, le sfocature e le esposizioni multiple, erano ottenuti direttamente in macchina, senza computer. Le immagini avevano così una texture particolare, con le imperfezioni della pellicola.

Il metodo è importante per capire il suo stile. La semplicità degli omini contrasta con la ricchezza dei trattamenti fotografici: luci, ombre, frammenti di riprese dal vero, macchie di colore.

La trilogia di Bill

Tra il 2006 e il 2011 Hertzfeldt realizzò tre cortometraggi dedicati a Bill, un uomo qualunque che soffre di una malattia neurologica non meglio definita. Everything Will Be OK, I Am So Proud of You e It's Such a Beautiful Day seguono Bill nella sua vita quotidiana, nei suoi ricordi di famiglia, nella sua progressiva perdita di contatto con la realtà. Riuniti nel 2012 in un lungometraggio, It's Such a Beautiful Day, sono una delle opere più apprezzate dell'animazione indipendente americana.

Il racconto è affidato alla voce narrante dello stesso Hertzfeldt, con un tono neutro e ironico che rende ancora più dolorosi i momenti drammatici. L'immagine è spesso divisa in piccoli riquadri, che mostrano frammenti di scene diverse, come la memoria frammentata del protagonista.

World of Tomorrow

Con World of Tomorrow, del 2015, Hertzfeldt passò all'animazione digitale. Il film racconta di una bambina, Emily, che riceve la visita di una sua clone adulta proveniente dal futuro. La clone le mostra un mondo in cui le persone trasferiscono la propria coscienza in nuovi corpi e cercano di sfuggire alla morte. La voce della bambina è quella della nipote di Hertzfeldt, registrata mentre giocava, e i suoi commenti spontanei sono montati nel dialogo.

Il film vinse il Gran premio della giuria per il cortometraggio al Sundance e fu candidato all'Oscar. Hertzfeldt ne ha realizzato altri capitoli negli anni successivi.

Un autore indipendente

Hertzfeldt ha sempre lavorato in modo indipendente, con un piccolo gruppo di collaboratori, e ha spesso distribuito i propri film personalmente, attraverso tournée nei cinema e vendite online. Ha realizzato anche una sigla d'apertura per I Simpson, nel 2014, in cui Homer viaggia nel tempo verso un futuro surreale.

Il suo cinema dimostra che l'animazione 2D non ha bisogno di un disegno ricco per emozionare. La forza dei suoi film sta nella scrittura, nel montaggio, nell'uso della voce e del silenzio. Con figure ridotte all'osso, Hertzfeldt riesce a parlare di temi che il cinema d'animazione, anche quello per adulti, affronta raramente con tanta franchezza.

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