David di Donatello 2018, Gatta Cenerentola porta l'animazione nella cinquina del miglior film
Sette candidature e due statuette per il film napoletano di Mad Entertainment. Il David non ha un premio per l'animazione, eppure quest'anno un film animato ha corso per il titolo più importante.

Sette. Tante erano le candidature di Gatta Cenerentola alla vigilia della serata del 21 marzo, trasmessa in diretta su Rai 1 e condotta da Carlo Conti. Il numero da solo dice poco. Pesa invece una delle sette caselle, quella del miglior film: per la prima volta nella storia del premio un lungometraggio d'animazione è entrato nella cinquina principale dei David di Donatello, accanto ai film dal vero con cui il cinema italiano si misura ogni anno.
Alla fine il titolo è andato ad Ammore e malavita dei Manetti Bros., che ha chiuso la serata con cinque statuette. Il film diretto da Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone torna comunque a Napoli con due David, e nessuno dei due è un premio di consolazione.
Il premio alla produzione
Il primo è il David per il miglior produttore, assegnato a Luciano Stella e Maria Carolina Terzi per Mad Entertainment, con Rai Cinema. Il secondo riguarda gli effetti digitali, vinto dallo studio stesso. Messi insieme, raccontano una storia precisa: l'Accademia ha riconosciuto chi ha costruito un film d'animazione per adulti in Italia, con una squadra napoletana e un budget lontanissimo da quelli degli studi americani, e ha riconosciuto anche il lavoro tecnico che lo ha reso possibile.
Le altre candidature completano il quadro. Gatta Cenerentola era in gara per la colonna sonora di Antonio Fresa e Luigi Scialdone, per la canzone A chi appartieni di Dario Sansone con i Foja, per il suono e per il David Giovani. Musica e suono contano parecchio in un film che alterna parti cantate, silenzi e la voce del porto, e la giuria se n'è accorta.
Una fiaba di Basile in una Napoli futura
Per chi non l'avesse visto in sala, dove è uscito il 14 settembre scorso dopo la prima nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia, il film rilegge la fiaba di Giambattista Basile passando per la Gatta Cenerentola teatrale di Roberto De Simone. Siamo in una Napoli del futuro, decadente, dove la giovane Mia, che non parla, vive su una grande nave ferma nel porto, stretta tra una matrigna crudele e un boss che vuole impadronirsi di tutto. È un noir con canzoni, cupo, poco adatto ai bambini, e ha diviso la critica.
Proprio per questo la candidatura a miglior film ha un valore che va oltre la singola opera. Il cinema d'animazione italiano viene ancora percepito, da buona parte del pubblico e dell'industria, come un affare per l'infanzia. Un film che parla di camorra, potere e memoria, e che usa l'animazione per scelta di linguaggio, smonta quel pregiudizio meglio di qualsiasi convegno. Nei mesi scorsi era già finito tra i quattordici titoli presi in considerazione per rappresentare l'Italia agli Oscar.
Senza una categoria dedicata
C'è un dettaglio che rende il risultato più interessante. I David di Donatello non prevedono un premio specifico per il film d'animazione, come accade invece agli Oscar, ai César o agli European Film Awards. Un lungometraggio animato concorre quindi nelle stesse categorie di tutti gli altri, e deve farsi largo tra registi, interpreti e sceneggiature del cinema dal vero. È una condizione che per anni ha reso l'animazione quasi invisibile nelle cinquine. Mercoledì sera quella invisibilità si è incrinata.
Il gruppo di Mad, del resto, aveva già lasciato un segno con L'arte della felicità, primo lungometraggio di Rak, che nel 2014 aveva vinto il premio come miglior film d'animazione europeo agli European Film Awards. Allora Marino Guarnieri era tra gli animatori chiave. Oggi lo ritroviamo in regia, in una formazione a quattro che somiglia più a un collettivo che a un'impresa guidata da un singolo autore.
Resta da capire se questo riconoscimento cambierà qualcosa nei finanziamenti e nella distribuzione, che restano il vero collo di bottiglia per chi fa animazione in Italia. Due statuette non bastano a costruire un'industria. Però da questa edizione in poi sarà più difficile sostenere che l'animazione italiana non abbia un posto nella serata più importante del nostro cinema.


