Il sabato mattina dei cartoni, ascesa e fine di un rito televisivo americano
Per mezzo secolo le reti americane riservarono il sabato mattina all'animazione per bambini. Come nacque quella fascia, perché fu criticata e come la cancellarono cavo e streaming.

Per milioni di bambini americani nati fra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta il ritmo della settimana era scandito da un appuntamento preciso. Il sabato mattina, svegli prima dei genitori, si piazzavano davanti al televisore con una ciotola di cereali e guardavano cartoni per ore. Il sabato mattina dei cartoni, Saturday morning cartoons, è stato un'istituzione culturale e commerciale. Oggi non esiste più nella forma originale.
Come nacque
Nei primi anni della televisione le reti trasmettevano programmi per bambini in diverse fasce orarie, spesso con presentatori dal vivo, burattini e vecchi cortometraggi cinematografici. Il sabato mattina era una fascia di scarso valore, con pochi spettatori adulti.
Le reti si accorsero presto che quel pubblico, i bambini, interessava molto a un tipo preciso di inserzionisti: produttori di giocattoli, cereali, dolciumi. Concentrare i programmi per l'infanzia in una sola mattinata permetteva di vendere pacchetti pubblicitari mirati. Fra la metà degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta ABC, CBS e NBC trasformarono il sabato mattina in un blocco quasi interamente animato.
L'animazione si prestava perché era riproponibile. Un episodio poteva essere replicato molte volte senza perdere valore, dato che il pubblico si rinnovava continuamente.
Gli studi della televisione
Per riempire quelle ore servivano studi capaci di produrre a costi bassi e in grandi quantità. Hanna-Barbera, con il suo sistema di animazione limitata, fu il fornitore principale. Accanto a lei crebbero Filmation, fondata da Lou Scheimer e Norm Prescott, DePatie-Freleng, nata dalla collaborazione fra il veterano della Warner Friz Freleng e David DePatie, e più tardi Ruby-Spears.
Le serie seguivano le mode. A metà degli anni Sessanta dominavano i supereroi e le avventure, come Space Ghost. Alla fine del decennio arrivarono band musicali animate, adolescenti investigatori, versioni a cartoni di star e di serie dal vero. Scooby-Doo, nato nel 1969, divenne il modello di decine di imitazioni.
Le critiche e le regole
Il successo attirò critiche. Nel 1968 nacque a Newton, vicino a Boston, Action for Children's Television, un'associazione fondata da Peggy Charren che denunciava la violenza dei cartoni, la scarsa qualità educativa e soprattutto il peso della pubblicità rivolta ai bambini. La pressione dei genitori e delle autorità contribuì al ridimensionamento delle serie d'azione più violente e all'introduzione di messaggi educativi.
Una risposta interessante venne dalla ABC con Schoolhouse Rock!, dal 1973, brevi segmenti musicali animati che insegnavano grammatica, matematica, educazione civica. Alcune canzoni sono ancora oggi ricordate da intere generazioni.
Giocattoli e deregolamentazione
Negli anni Ottanta la deregolamentazione della televisione americana allentò i limiti sul rapporto fra programmi e prodotti. Nacquero serie concepite insieme alle linee di giocattoli, spesso distribuite in syndication al di fuori del sabato mattina, come He-Man e i dominatori dell'universo di Filmation. Il confine fra cartone e spot si assottigliò, e le critiche crebbero di nuovo.
Nel 1990 il Congresso approvò il Children's Television Act, che imponeva alle emittenti di offrire programmi educativi per bambini. Le regole successive della Federal Communications Commission fissarono un numero minimo di ore settimanali di programmazione educativa. Molte reti risposero spostando nel sabato mattina programmi educativi dal vero, a scapito dei cartoni.
La fine
Il colpo decisivo venne però dalla concorrenza. Le reti via cavo dedicate ai bambini, Nickelodeon e poi Cartoon Network dal 1992, offrivano cartoni a ogni ora del giorno, tutti i giorni. Seguirono le videocassette, i DVD, poi lo streaming. Il sabato mattina perse la sua esclusività, e con essa il suo valore commerciale.
Nel corso degli anni Duemila le grandi reti abbandonarono uno dopo l'altro i blocchi di cartoni. Verso la metà degli anni Dieci l'ultima fascia del genere sulla televisione generalista americana chiuse.
Resta un fenomeno di memoria collettiva. Per molti adulti americani il sabato mattina dei cartoni è una delle immagini più forti dell'infanzia. Per gli storici dell'animazione è un capitolo ambivalente: un'enorme macchina produttiva che diede lavoro a migliaia di artisti, abbassò spesso la qualità del mestiere e allo stesso tempo formò il gusto di intere generazioni.


