Bruno Bozzetto, sessant'anni di satira disegnata dal cuore di Milano
Dalle armi di Tapum! alle cavallette candidate all'Oscar, passando per il signor Rossi e tre lungometraggi. Ritratto dell'autore che più di ogni altro ha dato un volto internazionale all'animazione italiana.

Chi ha visto un film di Bruno Bozzetto riconosce il suo omino anche senza leggere i titoli di testa. Basso, con il naso grande e l'aria perplessa, schiacciato da un mondo che corre troppo veloce. Lo si ritrova, con nomi e abiti diversi, in quasi tutta la sua opera. È l'italiano medio del boom economico, ed è anche, a ben guardare, l'essere umano di qualsiasi epoca alle prese con la propria goffaggine.
Gli esordi
Bozzetto è nato a Milano nel 1938. Giovanissimo, alla fine degli anni Cinquanta, realizzò il cortometraggio Tapum! La storia delle armi, una carrellata satirica sull'evoluzione degli strumenti con cui l'umanità si è fatta del male. Il film conteneva già molti elementi del suo stile futuro: il tono ironico, la sintesi grafica, il gusto per i grandi temi trattati con leggerezza apparente.
Da lì nacque uno studio che negli anni Sessanta lavorò per Carosello e, contemporaneamente, sviluppò una produzione d'autore. Nel 1960 arrivò il primo film con il signor Rossi, il personaggio che lo avrebbe reso popolare in Italia e in Europa.
I lungometraggi
Bozzetto è uno dei pochi autori italiani ad aver diretto più lungometraggi d'animazione in un'epoca in cui farne anche uno solo era un'impresa. West and Soda, del 1965, è una parodia del western. Vip mio fratello superuomo, del 1968, prende in giro i supereroi e la società dei consumi. Allegro non troppo, del 1976, è la sua risposta a Fantasia di Disney, un film a episodi su musiche classiche che alterna animazione e riprese dal vero.
A questi si aggiungono i tre film del signor Rossi realizzati nella seconda metà degli anni Settanta, nati dal successo del personaggio in televisione. Ognuno di questi titoli rappresenta una tappa diversa del suo percorso, ma tutti condividono la stessa vena satirica.
Il cortometraggio come terreno naturale
Nonostante i lungometraggi, la forma in cui Bozzetto ha dato il meglio è probabilmente il corto. Cavallette, del 1990, gli valse la candidatura all'Oscar per il miglior cortometraggio animato: in pochi minuti racconta la storia della violenza umana attraverso le epoche, con uno sciame di insetti che osserva e sopravvive. Altri corti, da Opera a Mister Tao, hanno girato i festival di mezzo mondo.
Bozzetto ha sempre lavorato sull'economia del racconto. Le sue storie partono da un'idea chiara, spesso da un paradosso, e la sviluppano senza dispersioni. Il disegno è funzionale all'idea, mai decorativo. Questo approccio lo ha reso particolarmente adatto alle forme brevi, e gli ha permesso di attraversare cambiamenti tecnologici enormi senza perdere identità.
Un autore che ha cambiato strumenti
Dalla pellicola e dai rodovetri Bozzetto è passato al digitale con una naturalezza rara per un autore della sua generazione. Intorno al 2000 sperimentò l'animazione vettoriale per il web, e alcuni suoi corti di quel periodo circolarono in rete in modo virale quando la parola non era ancora d'uso comune. Europa e Italia, un confronto ironico tra il comportamento degli italiani e quello degli altri europei, è diventato uno dei suoi lavori più condivisi.
Ha lavorato anche con il cinema dal vero e con la divulgazione, ha collaborato con la televisione e con istituzioni culturali, ha formato collaboratori che sono diventati autori a loro volta, a cominciare da Guido Manuli.
Perché è importante
Bozzetto è l'autore che ha dimostrato che l'animazione italiana poteva avere una voce propria e riconoscibile anche fuori dai confini nazionali. Non ha mai cercato di imitare gli americani o i giapponesi. Ha raccontato con ironia un paese e un'umanità con i loro difetti, usando uno stile grafico semplice ma inconfondibile.
Per chi studia l'animazione la sua opera è un manuale di sintesi. Per chi la guarda e basta, è un modo per ridere di sé stessi senza cattiveria, e per accorgersi, a volte con un certo ritardo, di essere stati presi in giro.


