Annecy 2021, il ritorno in sala premia Flee e i racconti di chi fugge
Prima edizione ibrida, pubblico contingentato e un palmarès che guarda all'Afghanistan. Cristal a Flee, premio della giuria a Ma famille afghane, menzione per il vetro dipinto di Florence Miailhe.

Che festival può essere quello in cui le sale si riempiono solo in parte, i badge in presenza sono contati e metà degli spettatori segue da casa? Annecy ha risposto con la sua prima edizione ibrida, dal 14 al 19 giugno, dopo l'anno passato interamente online. Il tetto per i presenti era fissato a cinquemila persone, molte meno del solito, e i lungometraggi in concorso si potevano vedere solo in sala. Una scelta che ha dato al ritorno sul lago un peso particolare. Il festival ha festeggiato anche i suoi sessant'anni, rimandati dal 2020, e ha dedicato un programma all'animazione africana.
Due film sull'Afghanistan in cima
Il Cristal del lungometraggio è andato a Flee del danese Jonas Poher Rasmussen, già vincitore del gran premio della giuria per il documentario internazionale al Sundance di gennaio, che da Annecy porta via anche il premio Sacem per la musica. È un documentario animato. Amin, amico del regista dai tempi della scuola, racconta per la prima volta la sua fuga da Kabul da bambino, gli anni a Mosca, i trafficanti, l'arrivo in Danimarca, e insieme la scoperta della propria omosessualità. L'animazione serve a proteggerne l'identità, ma diventa presto altro, un modo per dare forma a ricordi che le immagini di repertorio non possono contenere. Il disegno è sobrio, quasi da graphic novel, e cambia registro, più frammentato e scuro, quando la memoria vacilla.
La giuria del lungometraggio (Serge Bromberg, Rémi Chayé, vincitore lo scorso anno con Calamity, e Caroline Vie) ha dato il suo premio a Ma famille afghane della ceca Michaela Pavlátová, anche questo ambientato a Kabul. La protagonista è Herra, una giovane praghese che sposa un afghano e va a vivere con la famiglia di lui, tra affetto, regole e paura. Pavlátová, che conosciamo per i suoi corti premiati in mezzo mondo, lavora con un tratto semplice, figure essenziali e colori tenui, e lascia che siano le situazioni a farsi dure.
Menzione della giuria per La traversée di Florence Miailhe, opera di una vita. La storia di due fratelli in fuga attraverso un continente immaginario è dipinta direttamente sotto la macchina da presa, con la tecnica della pittura su vetro che l'autrice pratica da decenni. Ogni fotogramma cancella il precedente, e il film conserva quella vibrazione della materia che nessun software riesce a imitare.
Contrechamp e corti
Nella sezione Contrechamp il premio è andato al brasiliano Bob Cuspe, nós não gostamos de gente di César Cabral, in stop-motion, con il personaggio punk del fumettista Angeli. La menzione, più vicina al nostro campo, è per Archipel di Félix Dufour-Laperrière, viaggio disegnato e poetico tra le isole del San Lorenzo.
Il Cristal del cortometraggio è andato allo svizzero Écorce di Samuel Patthey e Sylvain Monney, osservazione silenziosa della vita in una casa di riposo, disegnata con grande pudore. Il premio della giuria va a Easter Eggs del belga Nicolas Keppens, la menzione al ritorno di Joanna Quinn con Affairs of the Art, ancora tutto a matita, ancora con la sua Beryl. Opera prima premiata, Hold Me Tight di Mélanie Robert.
Scuole, televisione, commissioni
Il Cristal del film di fine studi va a Hippocampus di Zehao Li, con il premio della giuria della sezione ad Avant di Marcell Mostoha. In televisione vince Vanille di Guillaume Lorin, special disegnato su una bambina parigina in vacanza in Guadalupa, mentre il premio della giuria per una serie è per Japan Sinks 2020 di Masaaki Yuasa e quello per lo special per Maman pleut des cordes di Hugo de Faucompret. Nei film di commissione il Cristal va a A Little Too Much di Martina Scarpelli, già premiata qui tre anni fa con Egg.
A tenere insieme il palmarès è un'idea abbastanza precisa. In un anno in cui viaggiare è stato complicato per tutti, i giurati hanno premiato soprattutto film su chi si sposta perché costretto, e lo hanno fatto scegliendo opere disegnate con mezzi molto diversi, dal digitale di Flee al vetro dipinto di Miailhe.


