Annecy Online 2020, il festival da casa premia Calamity di Rémi Chayé
Niente lago e niente Bonlieu, la quarantaquattresima edizione si è svolta tutta sullo schermo. Cristal a Calamity e a Physique de la tristesse di Theodore Ushev, Contrechamp a My Favorite War.

Quest'anno la fila davanti al Bonlieu era un menu a tendina. Il festival di Annecy, che a giugno trasforma la cittadina dell'Alta Savoia nella capitale mondiale dell'animazione, si è svolto interamente online dal 15 al 30 giugno. L'edizione fisica era stata annullata il 7 aprile per la pandemia, la selezione annunciata otto giorni dopo, e il resto si è giocato su una piattaforma con film, incontri in streaming e un mercato virtuale. I festeggiamenti per i sessant'anni del festival e l'omaggio all'animazione africana sono stati rimandati al 2021.
I premi sono stati annunciati sabato 20 giugno, a metà del programma, con una cerimonia in streaming. Qualcosa si è perso per strada, inutile negarlo. Non c'erano gli aeroplanini di carta lanciati sullo schermo prima delle proiezioni, né le discussioni all'uscita delle sale. Ma il palmarès è di quelli che fanno contento chi ama il disegno.
Calamity, un Cristal che quasi nessuno ha visto
Il Cristal del lungometraggio è andato a Calamity, une enfance de Martha Jane Cannary di Rémi Chayé. Il paradosso è che il film, sulla piattaforma, era disponibile solo in estratti, e per intero l'hanno visto soltanto i giurati (Corinne Destombes, Benoît Pavan e Dominique Seutin). Chi ricorda Tout en haut du monde sa già cosa aspettarsi. Chayé disegna senza contorni neri, con grandi campiture di colore piatto che costruiscono paesaggi, luci e figure, e qui le usa per raccontare l'infanzia di Calamity Jane lungo la pista verso l'Ovest, una ragazzina che si mette i pantaloni e prende le redini del carro di famiglia.
Il premio della giuria è andato a Le nez, ou la conspiration des non-conformistes del veterano russo Andrej Chržanovskij, cronaca stralunata del Novecento sovietico che mescola Gogol', Šostakovič e materiali di ogni tipo. La menzione è per Kill It and Leave This Town del polacco Mariusz Wilczyński, film disegnato cupissimo e personale, tra i più discussi della selezione.
Nella sezione Contrechamp, alla seconda edizione, ha vinto My Favorite War della lettone Ilze Burkovska Jacobsen, documentario animato sull'infanzia della regista nella Lettonia sovietica, con una menzione per il sudcoreano The Shaman Sorceress di Ahn Jae-huun.
Il corto dipinto di Ushev
Theodore Ushev ad Annecy ha ormai una storia. Quattro anni fa Vaysha, l'aveugle aveva preso il premio speciale della giuria. Quest'anno Physique de la tristesse, tratto dal romanzo di Georgi Gospodinov, vince il Cristal del cortometraggio e anche il premio Fipresci. Il film è dipinto con l'encausto, cera colorata stesa a caldo, una tecnica antichissima che dà alle immagini una materia densa e tremolante, adatta a un racconto fatto di ricordi che si sovrappongono.
Il premio della giuria è andato a Homeless Home di Alberto Vázquez, con due menzioni ex aequo per Freeze Frame di Soetkin Verstegen e Genius Loci di Adrien Merigeau. Proprio Genius Loci, con il suo segno libero e i colori che invadono la città notturna di una ragazza in cerca di un ordine interiore, è uno dei corti disegnati più belli visti quest'anno. L'opera prima premiata è The Town di Yifan Bao, il premio Off-Limits va a Serial Parallels di Max Hattler.
Scuole e televisione
Il Cristal del film di fine studi è andato a Naked di Kirill Khachaturov, con il premio della giuria per Pile di Toby Auberg e la menzione per Sura di Jeong Hae-ji. In televisione il Cristal va a L'odyssée de Choum di Julien Bisaro, la piccola civetta in cerca della madre nella palude, mentre il premio della giuria per una serie è per l'episodio The Hospital di Undone, la serie di Hisko Hulsing realizzata in rotoscopio su fondali dipinti. Per i film di commissione vince Traveler dei Lucky Chops, diretto da Daniel Almagor e Raman Djafari.
Un'ultima annotazione sui premi collaterali. L'André Martin per il lungometraggio francese va a J'ai perdu mon corps di Jérémy Clapin, Cristal l'anno scorso. Un modo per ricordare che il festival, anche da remoto, continua a contare i suoi.


