L'animatic, montare lo storyboard a tempo prima di disegnare un fotogramma

Vignette, voci provvisorie e musica di riferimento montate sulla timeline. Come si costruisce un animatic utile, quanto dettaglio serve e quali errori evita prima che costino caro.

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Immagine: Uploaded by Andy Goralczyk/Blender Foundation · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Un cortometraggio di cinque minuti può contenere decine di migliaia di disegni. Scoprire a metà lavorazione che una scena è troppo lunga, o che manca un'inquadratura per capire la storia, significa buttare via giorni di lavoro. L'animatic esiste per evitare proprio questo. È il primo montaggio del film, fatto con le vignette dello storyboard al posto dell'animazione.

Cos'è, in pratica

Un animatic è un video in cui ogni vignetta dello storyboard resta sullo schermo per il tempo che durerà l'inquadratura finale. Sopra c'è una colonna sonora provvisoria: voci registrate in fretta, a volte dagli stessi animatori, effetti sonori indicativi, musica di riferimento.

Il risultato è grezzo ma completo. Si può guardare il film dall'inizio alla fine, con il suo ritmo, e capire se funziona.

Come si costruisce

Il procedimento è quello del montaggio video.

  1. Scansione o esportazione delle vignette dello storyboard, una per file.
  2. Registrazione delle voci provvisorie, possibilmente con una recitazione vicina a quella finale.
  3. Montaggio delle vignette su una timeline, a tempo con le voci.
  4. Aggiunta di effetti sonori e musica di riferimento.
  5. Revisione, con tagli, allungamenti, vignette aggiunte o eliminate.

Si può lavorare con un normale programma di montaggio oppure con software specifici come Storyboard Pro, che integra disegno e timeline.

Quanto dettaglio

Il livello di dettaglio di un animatic varia molto. Nella forma più semplice, è una sequenza di immagini fisse. Spesso però si aggiungono:

  • pose intermedie per le azioni importanti, due o tre disegni invece di uno;
  • movimenti di camera, panoramiche e zoom simulati sulle vignette;
  • piccole animazioni di elementi chiave, come una porta che si apre o un oggetto che cade;
  • dissolvenze e transizioni come nel montaggio finale.

C'è un rischio nell'esagerare. Un animatic troppo rifinito costa tempo e scoraggia i cambiamenti. Il suo valore sta nella possibilità di modificarlo facilmente. Se una revisione richiede di ridisegnare ore di lavoro, l'animatic ha perso la sua funzione.

Il timing delle vignette

Una delle decisioni più importanti riguarda quanto tenere ogni vignetta. Alcuni riferimenti pratici:

  • un'inquadratura che lo spettatore deve leggere (un cartello, un ambiente nuovo) ha bisogno di almeno 2–3 secondi;
  • un primo piano di reazione può durare anche meno di un secondo;
  • una battuta di dialogo dura il tempo della battuta, più qualche fotogramma prima e dopo;
  • le gag comiche vivono di pause calcolate al fotogramma.

Cosa rivela

Guardare un animatic per la prima volta è spesso un'esperienza sconfortante. Scene che sembravano chiare sulla carta risultano confuse. Gag che facevano ridere sullo storyboard cadono nel vuoto. Il film è più lungo di quanto si pensasse.

È esattamente ciò che deve succedere. L'animatic permette di correggere:

  1. il ritmo, accorciando o allungando le scene;
  2. la chiarezza narrativa, aggiungendo inquadrature mancanti;
  3. la continuità visiva, con direzioni di sguardo e di movimento coerenti tra un'inquadratura e l'altra;
  4. la durata complessiva, spesso vincolata da budget o da formati televisivi.

Dopo l'animatic

Quando l'animatic è approvato diventa la guida di tutta la produzione. Ogni inquadratura ha la sua durata in fotogrammi, che si trasferisce sui fogli macchina e sulle timeline degli animatori. Le voci definitive, registrate dopo, vengono rimontate sull'animatic per verificare che il ritmo regga.

Nel corso della produzione l'animatic viene aggiornato. Le vignette vengono sostituite dai layout, poi dalle prove d'animazione, infine dalle scene finite. In questo modo, in ogni momento, esiste una versione completa del film da guardare dall'inizio alla fine. Per un regista è lo strumento di controllo più prezioso che ci sia.

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