Animafest Zagreb 2024, vincono Sultana's Dream e The Miracle
Alla trentaquattresima edizione del festival croato il Grand Prix dei lungometraggi va al film di Isabel Herguera, quello dei corti a Nienke Deutz. Premio alla carriera per Phil Mulloy.

Una pasta d'henné spremuta da un cono sottile, che traccia sulla carta ghirigori, fiori, città immaginarie. Con la tecnica del mehndi, quella che in India si usa per decorare la pelle delle spose, Isabel Herguera ha disegnato Ladyland, il paese utopico in cui comandano le donne e gli uomini stanno chiusi in casa. Il suo Sultana's Dream, coproduzione tra Spagna e Germania, ha vinto il Grand Prix per il lungometraggio alla trentaquattresima edizione di Animafest Zagreb, che si è svolta dal 3 all'8 giugno e ha chiuso le premiazioni al cinema SC.
Tre film in uno, tutti fatti a mano
Herguera, regista basca con una lunga carriera nel cortometraggio, ha lavorato più di dieci anni a questo debutto nel lungo. Il punto di partenza è un racconto del 1905, Sultana's Dream della scrittrice bengalese Rokeya Sakhawat Hossain, considerato uno dei primi testi di fantascienza femminista. Nel film una giovane animatrice spagnola, Inés, trova il libro in una libreria indiana e parte alla ricerca di quel paese immaginario.
La struttura è divisa in tre registri visivi. Il viaggio di Inés è disegnato in 2D con inchiostro e acquerello, la vita di Rokeya è raccontata con figure ritagliate e ombre che fanno pensare a Lotte Reiniger, Ladyland prende forma con i segni dell'henné. Ne viene fuori un film di grande ricchezza grafica, che a tratti sacrifica la tensione narrativa alla bellezza delle superfici. La giuria dei lungometraggi (il britannico Barry JC Purves, il greco Vassilis C. Karamitsanis e Vera Neubauer) ha evidentemente scelto di premiare il rischio formale.
Il premio speciale della giuria è andato a Pelikan Blue dell'ungherese László Csáki, mentre il pubblico ha votato per Sirocco et le royaume des courants d'air di Benoît Chieux. Anche qui il disegno domina: il film di Chieux, prodotto in Francia, è un'avventura fantastica a colori pieni che guarda alla tradizione francese della fiaba animata.
I cortometraggi, tra Belgio e Corea
Il Grand Prix del corto è andato a The Miracle di Nienke Deutz, coproduzione tra Belgio, Paesi Bassi e Francia. Il Golden Zagreb Award, che premia la creatività, è stato assegnato a Entropic Memory del canadese Nicolas Brault, e il premio Zlatko Grgić per la migliore opera prima realizzata fuori da una scuola a Reborn with You della sudcoreana Inju Park.
La giuria dei corti (Sofiia Melnyk, Naomi Van Niekerk, Marta Pajek, Malte Stein e Vjeran Šalamon) ha distribuito anche cinque premi speciali: al francese Aaaah! di Osman Cerfon, a Three Birds della slovena Zarja Menart, a The Bitch di Carla Melo Gampert, a Zima di Tomek Popakul e Kasumi Ozeki e a Circle della sudcoreana Yumi Joung.
Una piccola soddisfazione locale è arrivata dal pubblico. Il premio Mr. M per i corti è andato a Žarko, You Will Spoil the Child! dei fratelli Milivoj e Veljko Popović, che hanno vinto anche la competizione dedicata al cinema croato.
Scuole e ragazzi
Nella competizione studentesca il premio Dušan Vukotić è andato a Carrotica di Daniel Sterlin-Altman, realizzato in Germania. Tra i premi speciali figura Such Miracles Do Happen della polacca Barbara Rupik. Per i film destinati a bambini e ragazzi ha vinto Nube, coproduzione tra Messico, Francia e Ungheria diretta da Diego Alonso Sánchez de la Barquera Estrada e Christian Arredondo Narváez.
Mulloy, il disegno come provocazione
Il premio alla carriera, che Animafest assegna dal 1986, è andato quest'anno a Phil Mulloy, accompagnato da una retrospettiva nella sezione dedicata ai maestri. È una scelta che si accorda bene con lo spirito del festival. Il regista britannico ha costruito un'opera feroce e satirica partendo da un disegno ridotto all'osso, figure nere e spigolose su fondi quasi vuoti, dimostrando per decenni che un tratto povero può reggere storie violente, comiche, politicamente scorrette.
Mettere nello stesso palmarès Mulloy e Herguera, il minimalismo più brutale e l'ornamento più minuzioso, racconta bene l'ampiezza di quello che a Zagabria si continua a chiamare semplicemente film d'animazione d'autore.


