Yoko Kanno, la compositrice che ha insegnato agli anime a suonare jazz
Da Macross Plus a Cowboy Bebop, da Ghost in the Shell a Zankyō no Terror. Ritratto della musicista che a ottobre sarà a Lucca per la sua prima volta in Italia.

Basta l'attacco di ottoni di Tank!, la sigla di Cowboy Bebop, per capire che cosa ha fatto Yoko Kanno alla musica per l'animazione. Non una melodia da cantare, ma una band che entra in scena a tutto volume, con un'energia da club jazz. Era il 1998 e quella sigla è diventata una delle più riconoscibili della storia degli anime, conosciuta anche da chi la serie non l'ha mai vista.
Kanno sarà a Lucca Comics & Games nei giorni finali dell'edizione dei sessant'anni. Per lei sarà la prima volta in Italia.
Dai videogiochi all'animazione
Nata nel 1963 a Sendai, Kanno studia pianoforte fin da bambina e comincia a lavorare negli anni Ottanta, scrivendo musica per videogiochi e per la pubblicità. Il passaggio all'animazione avviene nei primi anni Novanta. Il lavoro che la impone è Macross Plus (1994), diretto da Shōji Kawamori e Shinichirō Watanabe, dove la musica non accompagna soltanto la storia ma ne diventa un elemento: c'è un'idol virtuale le cui canzoni hanno un ruolo nel racconto.
Da lì in avanti la sua firma compare in alcune delle produzioni più ambiziose del periodo. Tra queste c'è I cieli di Escaflowne, scritta insieme a Hajime Mizoguchi, con cori e orchestra a dare alla serie un respiro epico.
Cowboy Bebop e i Seatbelts
Il sodalizio più famoso resta quello con Shinichirō Watanabe per Cowboy Bebop. Per la serie Kanno forma una band, i Seatbelts, e scrive una colonna sonora che attraversa bebop, blues, funk, country e ballate. Ogni episodio è costruito come un pezzo musicale, e molti titoli lo dichiarano apertamente.
È un caso raro in cui la musica guida l'animazione invece di seguirla. Kanno lavorava con ampia autonomia, spesso componendo prima che le scene fossero finite, e la regia ha saputo usare quei brani come materia del montaggio. Il risultato è una serie in cui ritmo visivo e ritmo musicale coincidono, e in cui il silenzio pesa quanto il suono.
Una musicista senza un solo stile
Dopo Cowboy Bebop, Kanno ha lavorato a lungo con il regista Kenji Kamiyama su Ghost in the Shell: Stand Alone Complex, dove l'elettronica e i cori in lingue inventate costruiscono un futuro inquieto. Poi Wolf's Rain, Genesis of Aquarion, Macross Frontier, Kids on the Slope (di nuovo con Watanabe, una storia di amicizia e jazz nel Giappone degli anni Sessanta) e Zankyō no Terror.
La costante, se ce n'è una, è la libertà. Kanno scrive per orchestra e per band rock, per voci liriche e per cantanti pop, spesso nello stesso lavoro. Molte delle canzoni nate per i suoi anime hanno avuto una vita propria, fuori dalle serie, e hanno lanciato interpreti come Maaya Sakamoto.
Perché conta per chi ama l'animazione
Nell'animazione la musica è spesso l'ultima cosa a cui si pensa, una voce in fondo ai titoli di coda. Il lavoro di Kanno dimostra il contrario. Una scena animata vive di tempi, pause, accelerazioni, e un compositore che pensa in termini di ritmo può cambiare il modo in cui la guardiamo.
Vederla a Lucca, in un festival dove la musica degli anime ha da sempre un pubblico appassionato, è un'occasione che i fan europei aspettano da molto tempo.
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