Il pianeta selvaggio, la fantascienza ritagliata di Laloux e Topor

Giganti blu che meditano, esseri umani ridotti ad animali domestici, un mondo di flora aliena disegnata a china. Il film del 1973 resta il punto più alto della fantascienza animata europea.

Maastricht, muurschildering Topor & beeld St-Servaas
Immagine: glasseyes view...up&away · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

La prima scena dura pochi minuti e basta a spiegare tutto. Una donna corre con un neonato in braccio tra rocce e piante sconosciute. Una mano blu gigantesca la blocca, la solleva, la lascia cadere, la rialza ancora, come farebbe un bambino annoiato con un insetto. Quando la mano si ritira, la donna è morta. Due bambini Draag ridono. Il neonato resta lì, finché un'altra mano lo raccoglie.

Draag e Om

Il pianeta selvaggio (La Planète sauvage), presentato a Cannes nel 1973, è diretto da René Laloux su disegni di Roland Topor, illustratore e scrittore tra i fondatori del gruppo surrealista Panique insieme ad Arrabal e Jodorowsky. Il soggetto viene dal romanzo Oms en série di Stefan Wul.

Sul pianeta Ygam vivono i Draag, esseri altissimi con la pelle blu, gli occhi rossi e una civiltà tecnologicamente e spiritualmente evoluta. Passano gran parte del tempo in meditazione. Gli Om, piccoli umanoidi discendenti degli umani terrestri, vivono come animali domestici nelle loro case o allo stato brado nei parchi, dove vengono periodicamente disinfestati come parassiti.

Il neonato sopravvissuto, chiamato Terr, cresce come giocattolo della giovane Draag Tiwa. Grazie a un dispositivo di apprendimento che trasmette le conoscenze direttamente nella mente, impara insieme a lei, finché fugge portando con sé l'apparecchio e porta il sapere agli Om selvaggi.

La tecnica del ritaglio

Il film fu realizzato in buona parte a Praga, presso lo studio Jiří Trnka, come coproduzione tra Francia e Cecoslovacchia. La tecnica è il cut-out: figure ritagliate nella carta, colorate e articolate, spostate fotogramma per fotogramma sotto la macchina da presa. Il risultato è un movimento a scatti, rigido, molto diverso dalla fluidità dell'animazione su rodovetro.

Questa rigidità diventa una qualità. I Draag si muovono lentamente, con gesti misurati, quasi cerimoniali, e la loro estraneità è rafforzata proprio dalla meccanicità del movimento. Gli Om, più piccoli e veloci, hanno movimenti più nervosi. Il film non tenta mai di nascondere la natura artigianale della tecnica, e la trasforma in uno stile.

La fauna e la flora di Topor

L'aspetto più memorabile del film è l'ecosistema di Ygam. Topor disegnò con un tratteggio fine, quasi da incisione ottocentesca, una flora e una fauna completamente inventate. Piante che catturano animaletti e li sbattono contro le rocce, creature che si mangiano a vicenda in modi bizzarri, cristalli che crescono al suono di un fischio. Ogni scena contiene qualche dettaglio di questo bestiario, spesso crudele, sempre sorprendente.

Il segno di Topor, che univa l'umorismo nero alla minuzia dell'illustrazione scientifica, dà al pianeta una coerenza da trattato naturalistico. Le meditazioni dei Draag, in cui i corpi si trasformano in forme astratte e si incontrano con altri esseri in un rituale misterioso, sono le sequenze più vicine al surrealismo puro.

Una parabola politica

Il film viene spesso letto come un'allegoria. La relazione tra Draag e Om può alludere al colonialismo, al rapporto tra esseri umani e animali, alla segregazione, alla repressione politica. La coproduzione con la Cecoslovacchia, pochi anni dopo l'invasione sovietica del 1968, ha suggerito anche letture legate a quel contesto. Il film non impone un'interpretazione unica, e la sua forza nasce proprio dall'ambiguità.

Ciò che è chiaro è il percorso: gli Om conquistano la libertà attraverso la conoscenza. Il dispositivo educativo rubato è il vero motore della rivolta.

La colonna sonora

La musica di Alain Goraguer, mescolanza di jazz, funk e suoni psichedelici, con chitarre distorte e voci sussurrate, è diventata un oggetto di culto autonomo, campionata da diversi artisti hip hop.

A Cannes il film ricevette un premio speciale della giuria. Laloux avrebbe proseguito con Les Maîtres du temps, disegnato da Moebius, e Gandahar. Ma è Il pianeta selvaggio a essere rimasto il riferimento, perché a distanza di decenni conserva intatta la sua capacità di spaesare.

René LalouxRoland ToporIl pianeta selvaggiocut-outfantascienza

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta