Il signor Rossi, l'italiano medio che Bozzetto mandò in vacanza nel mondo

Piccolo, iroso, sognatore, accompagnato dal cane Gastone. Il signor Rossi è il personaggio con cui Bruno Bozzetto ha raccontato vizi e desideri dell'Italia del boom.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Il cognome non è casuale. Rossi è il più diffuso d'Italia, il nome che si usa negli esempi dei moduli e nelle barzellette. Quando Bruno Bozzetto lo scelse per il suo personaggio, all'inizio degli anni Sessanta, dichiarava già tutto il programma: raccontare l'uomo comune, quello che si incontra in ufficio, in coda al casello, sotto l'ombrellone.

La nascita

Il signor Rossi esordì nel 1960 con il cortometraggio Un Oscar per il signor Rossi, in cui il protagonista, cineamatore della domenica, sogna di vincere il premio più famoso del cinema. Il tema del sogno frustrato sarebbe tornato spesso. Rossi desidera sempre qualcosa che la realtà gli nega, e il conflitto tra ambizione e limiti è il cuore della sua comicità.

Nei cortometraggi successivi il personaggio affronta le grandi esperienze della modernità italiana. Va a sciare, va al mare, compra l'automobile, va in campeggio. Ogni film diventa una piccola indagine sociologica sulle abitudini di un paese che scopriva il benessere e i suoi rituali.

Un design essenziale

Graficamente il signor Rossi è costruito con pochi elementi. Corporatura bassa e tonda, un grande naso, il cappello, un'espressione che oscilla tra la speranza e la rabbia. Il segno è pulito, adatto a un'animazione agile e a uno schermo televisivo. Le sue reazioni sono esagerate ma sempre leggibili, e questo lo rende comprensibile anche a un pubblico straniero.

Al suo fianco compare spesso il cane Gastone, che fa da spalla. Gastone è a volte più saggio del padrone, a volte vittima delle sue intemperanze. La coppia funziona come quella dei grandi duo comici, con un personaggio che si agita e un altro che osserva.

I tre lungometraggi

Il successo televisivo del signor Rossi, anche fuori dall'Italia, portò Bozzetto a realizzare nella seconda metà degli anni Settanta tre film a lui dedicati: Il signor Rossi cerca la felicità, I sogni del signor Rossi e Le vacanze del signor Rossi. In questi film il personaggio diventa un esploratore di mondi immaginari, viaggia nel tempo e nella fantasia, sempre inseguendo un desiderio che si allontana.

Le strutture sono diverse dai cortometraggi. C'è più avventura e più spazio per il fantastico, il tono è pensato per un pubblico familiare. La satira sociale si attenua, ma resta l'idea di fondo: Rossi non è un eroe, è uno di noi, e i suoi fallimenti sono i nostri.

Il signor Rossi e l'Europa

Uno degli aspetti più interessanti del personaggio è la sua fortuna internazionale. Il signor Rossi fu particolarmente amato nei paesi di lingua tedesca, dove le sue avventure vennero trasmesse a lungo in televisione. La sua figura di uomo comune schiacciato dalla modernità parlava a un pubblico europeo che viveva trasformazioni simili.

Questo successo smentisce un luogo comune duro a morire, quello secondo cui l'umorismo italiano non sarebbe esportabile. Bozzetto ha costruito un personaggio radicato in un contesto preciso e al tempo stesso universale, puntando sulla comicità visiva più che sulle battute.

Un ritratto di famiglia

Riguardare oggi i film del signor Rossi è come sfogliare un album di famiglia dell'Italia del boom. Le automobili, le vacanze, il rapporto con la burocrazia e con il progresso tecnologico raccontano un'epoca con precisione e affetto. Ma il personaggio non è invecchiato del tutto. Le sue frustrazioni, i suoi piccoli egoismi, la sua capacità di sognare in grande restano familiari, e forse è proprio per questo che continua a far sorridere.

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