Okko's Inn, una bambina, una locanda termale e il lutto che non si dice

Kitarō Kōsaka adatta i romanzi per ragazzi di Hiroko Reijō e firma un film per famiglie che sembra semplice e invece affronta la morte dei genitori con una delicatezza rarissima.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Okko si sveglia, si veste, corre a salutare i clienti con un inchino perfetto. Prepara i futon, sorride, ascolta. Tutto in Okko's Inn sembra muoversi con l'allegria di un cartone per bambini, compresi i fantasmi che le girano intorno. Poi, quasi all'improvviso, il film rivela cosa c'è sotto quel sorriso: una bambina che non ha ancora pianto i suoi genitori, morti in un incidente stradale qualche mese prima.

Il film, titolo originale Waka okami wa shōgakusei!, è uscito nelle sale giapponesi il 21 settembre, distribuito da Gaga. Era già passato in concorso ad Annecy a giugno, dove aveva avuto la sua anteprima mondiale. Lo dirige Kitarō Kōsaka, animatore di lunghissimo corso e regista nel 2003 di Nasu: Andalusia no natsu, la sceneggiatura è di Reiko Yoshida e la produzione è di DLE e Madhouse. La storia viene da una serie di romanzi per ragazzi di Hiroko Reijō, illustrata da Asami e molto popolare in Giappone, già adattata quest'anno in una serie televisiva con cui il film non ha legami.

La locanda e i suoi fantasmi

Dopo l'incidente Okko va a vivere dalla nonna, che gestisce una piccola locanda tradizionale, la Harunoya, in una cittadina termale. La nonna è anziana e la locanda ha bisogno di un'erede. Okko, quasi per caso, comincia ad addestrarsi come giovane padrona di casa.

Ad aiutarla ci sono alcune presenze che solo lei vede: Uribo, il fantasma di un ragazzino legato alla storia della nonna, Miyo, una bambina fantasma un po' dispettosa, e un piccolo demone di nome Suzuki, ghiotto di dolci. Le fa da contrappunto Matsuki Akino, figlia della famiglia che gestisce il grande albergo concorrente, snob e competitiva, che diventa poco a poco qualcosa di simile a un'amica.

Ospiti, uno alla volta

La struttura è quella dei romanzi per ragazzi: un episodio per ogni ospite. Arriva una famiglia con un bambino chiuso nel dolore per la morte della madre. Arriva una cartomante, Glory Suiryo, in un momento difficile, che con Okko stringe un rapporto da sorella maggiore. Ogni volta Okko deve capire cosa serve a chi ha davanti, e ogni volta impara qualcosa su se stessa.

Il film sembra procedere così, leggero e un po' prevedibile, fino all'ultimo episodio. Lì Kōsaka e Yoshida mettono in scena l'incontro che nessuno spettatore si aspetta in un film per bambini, e lo fanno senza un grammo di ricatto emotivo. Non lo anticipo. Basti dire che il film costruisce per un'ora e mezza la possibilità di una scena di riconciliazione molto difficile, e quando arriva è lì che si capisce quanto fosse calibrato tutto il resto.

Un'animazione all'antica, nel senso migliore

Il character design è rotondo, infantile, con occhi grandi e tratti morbidi. Chi si ferma alle immagini promozionali potrebbe pensare a un prodotto per l'infanzia di serie. Sarebbe un errore. L'animazione ha una cura per i gesti quotidiani che ricorda il lavoro di Kōsaka nei film dello Studio Ghibli: i movimenti con cui Okko piega un kimono, serve il tè, si inchina, hanno il peso e il ritmo giusto. La cittadina termale è disegnata con calore, con i vapori che salgono dalle strade e le luci della sera.

I momenti in cui il film si concede all'umorismo più infantile, con le gag dei fantasmi e del piccolo demone, sono la parte meno riuscita, e in qualche passaggio il registro oscilla troppo fra la commedia e il dramma. La musica di Keiichi Suzuki accompagna con garbo.

Okko's Inn è il tipo di film che rischia di passare inosservato, schiacciato fra le grandi uscite dell'estate giapponese e la sua stessa apparenza modesta. Merita il contrario. È uno dei film per famiglie più sinceri visti quest'anno, capace di parlare della morte ai bambini senza spaventarli e senza mentire.

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