Rainbow e Winx Club, come uno studio delle Marche ha conquistato il mondo

Fondata da Iginio Straffi a Loreto, Rainbow ha trasformato le fatine di Winx Club in un marchio globale. Storia di un modello industriale unico nell'animazione italiana.

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Immagine: Contactrbw · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Loreto è una piccola città delle Marche famosa per il santuario. Non è il primo posto in cui si penserebbe di trovare uno dei maggiori studi di animazione d'Europa. Eppure è qui che Iginio Straffi ha fondato Rainbow a metà degli anni Novanta, ed è da qui che sono partite le fatine di Winx Club, uno dei rari franchise italiani capaci di imporsi su scala mondiale.

Un fumettista diventato imprenditore

Straffi veniva dal fumetto. Aveva lavorato come disegnatore per testate italiane prima di decidere di passare all'animazione con un'impostazione imprenditoriale. Rainbow nacque con l'idea di produrre serie televisive originali, controllandone i diritti, invece di lavorare soltanto su commissione per altri.

I primi anni furono dedicati a progetti più piccoli, utili a costruire competenze e una struttura. La vera svolta arrivò con un'idea pensata per un pubblico preciso: le bambine e le preadolescenti, un segmento che in quel momento era poco servito dalle produzioni europee.

La nascita delle Winx

Winx Club debuttò su Rai 2 nel 2004. La serie racconta le avventure di un gruppo di ragazze che frequentano una scuola per fate nella dimensione magica di Magix. La protagonista, Bloom, scopre di avere poteri straordinari e si unisce ad altre giovani fate per affrontare streghe e minacce di ogni genere.

Il successo fu rapido. La serie mescolava elementi del fantasy, della commedia scolastica, della moda e della musica pop, con un design dei personaggi ispirato alle tendenze del momento. Le fate avevano look curatissimi, trasformazioni spettacolari, relazioni sentimentali e amicizie complicate. Era una combinazione che parlava direttamente al suo pubblico.

Lo stile visivo

Le prime stagioni di Winx Club sono realizzate in animazione 2D, con un segno pulito e colori brillanti. Il design delle fate unisce influenze diverse, dalla moda giovanile all'animazione giapponese per ragazze, in una sintesi che risulta immediatamente riconoscibile. Le sequenze di trasformazione, momenti chiave di ogni episodio, sono costruite con grande cura.

Con il tempo la produzione ha adottato anche la computer grafica, soprattutto per i lungometraggi cinematografici e per alcune parti delle stagioni successive. Ma l'identità visiva del marchio resta legata alla grafica bidimensionale delle origini.

Un modello industriale

Ciò che distingue Rainbow da quasi tutti gli altri studi italiani è il modello di business. Straffi ha costruito un'impresa che non vive solo di produzione, ma soprattutto di sfruttamento dei diritti: giocattoli, abbigliamento, editoria, musica, spettacoli dal vivo. Le Winx sono diventate un marchio di consumo presente in moltissimi paesi.

L'interesse internazionale si è concretizzato anche in operazioni finanziarie. All'inizio degli anni Dieci il gruppo Viacom, proprietario di Nickelodeon, è entrato nel capitale di Rainbow con una quota di minoranza, e Nickelodeon ha trasmesso la serie in diversi mercati. Lo studio ha poi ampliato le proprie attività, anche con acquisizioni all'estero.

Cosa significa per l'animazione italiana

Rainbow rappresenta un caso unico nel panorama italiano. Ha dimostrato che anche partendo da una piccola città di provincia è possibile costruire un'industria dell'animazione competitiva su scala globale, con centinaia di dipendenti e prodotti distribuiti in tutto il mondo.

Il suo successo ha anche contribuito a creare un indotto di professionalità, con animatori, sceneggiatori, designer e tecnici formati sul campo. Molti di loro lavorano oggi in altri studi italiani ed europei.

Al tempo stesso, Rainbow è un modello difficilmente replicabile. Richiede capitali, capacità commerciali e una visione imprenditoriale che pochi studi hanno. Ma resta la prova che l'animazione italiana può fare industria, e non soltanto artigianato o cinema d'autore.

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