Cent'anni di Principe Achmed, il lungometraggio di silhouette che ha battuto Biancaneve
Il 2 maggio 1926 a Berlino debuttava Le avventure del principe Achmed di Lotte Reiniger, il più antico lungometraggio animato giunto fino a noi. Un secolo dopo il film di carta continua a girare.

Sabato 2 maggio sono passati esattamente cento anni dalla prima berlinese di Die Abenteuer des Prinzen Achmed, Le avventure del principe Achmed. Il film di Lotte Reiniger è il più antico lungometraggio d'animazione sopravvissuto: i due film argentini di Quirino Cristiani che lo avevano preceduto sono andati perduti. Undici anni prima di Biancaneve e i sette nani, una donna di ventisei anni aveva già dimostrato che un racconto animato poteva reggere la durata di un film.
L'anniversario è stato ricordato in diversi festival e cineteche europee, a cominciare dal Trickfilm Festival di Stoccarda, che a maggio ha dedicato al centenario parte del suo programma. Ed è un'occasione per tornare su un'opera che a guardarla oggi sembra quasi impossibile.
Tre anni di forbici e cartoncino
Reiniger lavorò al film dal 1923 al 1926 in un laboratorio allestito a Potsdam, sopra il garage del banchiere Louis Hagen, che finanziò l'impresa. La tecnica era quella che lei stessa aveva perfezionato nei cortometraggi precedenti: figure ritagliate nel cartoncino nero, articolate con fili di piombo nelle giunture, mosse un poco alla volta su un piano di vetro illuminato dal basso e fotografate dall'alto, fotogramma dopo fotogramma.
Il risultato sono personaggi di pura sagoma, senza volto né espressione disegnata, che recitano soltanto con il profilo e il gesto. Mani, dita, piume di uccello, pieghe dei turbanti: tutto passa per il contorno. È una forma di animazione che obbliga a una precisione estrema, perché ogni errore di taglio si vede.
Attorno a Reiniger lavorò una piccola squadra. Il marito Carl Koch si occupò della ripresa e della produzione; Walter Ruttmann, pioniere del cinema astratto, curò alcuni effetti e fondali in movimento; Berthold Bartosch contribuì ad altre sequenze. La partitura originale fu scritta da Wolfgang Zeller per accompagnare le proiezioni dal vivo.
Le Mille e una notte in controluce
La storia attinge liberamente alle Mille e una notte. Il principe Achmed viene ingannato da un mago africano che lo fa salire su un cavallo volante; il viaggio lo porta nell'isola di Wak-Wak, tra spiriti e demoni, fino all'incontro con la bella Pari Banu. Nel racconto entrano anche Aladino, la sua lampada e una strega che diventa alleata dei protagonisti. Le vicende si intrecciano con la libertà delle fiabe, e il film le tiene insieme con un ritmo sorprendentemente moderno.
Le silhouette nere si stagliano su fondali colorati per imbibizione, la tecnica che tingeva la pellicola di un'unica tinta per scena: azzurri per la notte, ambra e arancio per i palazzi, verdi per le foreste. Per decenni il film è circolato in copie in bianco e nero o incomplete, finché un restauro realizzato a Francoforte alla fine degli anni Novanta ha recuperato colori e didascalie, restituendo l'aspetto più vicino a quello del 1926.
Una lezione ancora attuale
A un secolo di distanza Achmed resta un punto di riferimento per chiunque lavori con l'animazione a ritaglio o con le ombre. Michel Ocelot, che ha costruito una parte importante della sua opera sulle silhouette, ha più volte riconosciuto il debito verso Reiniger, e lo stesso vale per molti autori che oggi animano sagome digitali al computer usando principi identici a quelli del tavolo di vetro di Potsdam.
C'è anche una questione di storia del cinema. Per molto tempo il primato del lungometraggio animato è stato attribuito per comodità alla Disney. Ricordare il centenario di Achmed serve a rimettere le cose a posto, e a ricordare che uno dei capisaldi dell'animazione è stato firmato da una regista, in un'epoca in cui le donne dietro la macchina da presa erano rarissime.
Il film è da tempo nel pubblico dominio in molti paesi e circola in diverse edizioni. Il consiglio, se capita una proiezione con musica dal vivo, è di non perderla.


