Ottawa 2023, il Grand Prix dei corti torna in Giappone con Miserable Miracle
Ryo Orikasa vince tra i cortometraggi con un film fatto di lettere che vibrano, Joël Vaudreuil tra i lungometraggi con il suo adolescente che cambia forma.

Tre anni, tre film giapponesi. Dopo A Bite of Bone nel 2021 e Bird in the Peninsula nel 2022, il Grand Prix per il cortometraggio dell'Ottawa International Animation Festival è andato ancora una volta a un autore del Giappone: Ryo Orikasa, con Miserable Miracle. Il verdetto è stato annunciato sabato 23 settembre, a un giorno dalla chiusura del festival, che si è tenuto dal 20 al 24 settembre tra il ByTowne Cinema, l'Arts Court, il National Arts Centre e gli altri spazi della capitale canadese.
Le parole di Michaux che si mettono a ballare
Orikasa non è un nome nuovo da queste parti. Nel 2016 aveva già vinto a Ottawa nella sezione sperimentale con Datum Point. Miserable Miracle, coprodotto tra Giappone, Francia e Canada, porta sullo schermo il libro che Henri Michaux pubblicò nel 1956 sulle proprie esperienze con la mescalina. La scelta di Orikasa è radicale. Invece di illustrare il testo con immagini allucinate, anima il testo stesso: le righe riempiono l'inquadratura, tremano, si deformano, e a un certo punto le lettere si staccano dalla pagina e diventano piccole figure stilizzate, mentre una voce legge le parole originali.
Viene in mente la lunga tradizione dell'animazione sperimentale canadese, quella cresciuta attorno all'ONF. Il risultato sta a metà tra la poesia visiva e il diario clinico. Per chi pensa al disegno animato soltanto come strumento per dare vita ai personaggi, è una buona lezione su quanto possa diventare espressiva una semplice linea di scrittura.
Un ragazzo che si deforma sotto gli sguardi degli altri
Il Grand Prix per il lungometraggio resta invece in Canada. Lo ha vinto Adam change lentement (titolo inglese When Adam Changes) del quebecchese Joël Vaudreuil, che il film lo ha scritto, diretto, montato e musicato. Il protagonista è Adam, quindici anni, un ragazzo il cui corpo cambia forma ogni volta che qualcuno lo prende in giro o gli rivolge un commento cattivo. Attorno a lui c'è un'estate di lavoretti stagionali, un amico, una ragazza che gli piace, una banda di bulli, una famiglia complicata.
L'idea è semplice e funziona proprio perché sfrutta qualcosa che solo il disegno animato sa fare con naturalezza: rendere visibile, letteralmente, il peso delle parole altrui sul corpo di un adolescente. Vaudreuil ha un tratto essenziale e un umorismo cattivo, e la giuria ha premiato una commedia che riesce a essere crudele e affettuosa nello stesso momento.
Il resto del palmarès
Il Canada ha fatto bene anche nelle altre categorie. Il premio del Canadian Film Institute per la migliore animazione canadese è andato a A Crab in the Pool di Alexandra Myotte e Jean-Sébastien Hamel, con menzioni per The Girl with the Red Beret di Janet Perlman e A Bear Named Jesus di Terril Calder. Tra i film non narrativi ha vinto Albums de familles di Moïa Jobin-Paré.
Il premio per il miglior corto narrativo è andato a Zima di Tomek Popakul e Kasumi Ozeki, mentre il pubblico ha scelto Electra di Daria Kashcheeva, prodotto in Repubblica Ceca, un film che mescola tecniche diverse per raccontare memoria e sogno. Nei premi di mestiere spiccano la sceneggiatura di Box Cutters di Naomi van Niekerk, il design di Furrie di Lucie Grannec e la tecnica di The Miracle di Nienke Deutz. Il premio Hélène Tanguay per l'umorismo è andato a Pipes, firmato da Kilian Feusi, Jessica Meier e Sujanth Ravichandran.
Fuori dal circuito d'autore, la sezione per ragazzi dai 13 anni in su ha premiato Daffy in Wackyland di Max Winston, un corto Looney Tunes che rilegge apertamente la Warner Bros. degli anni Trenta. Tra i film per i più piccoli ha vinto The Goose di Jan Mika, mentre il premio per la serie animata è andato al primo episodio di Haha, You Clowns di Joe Cappa. Tra i progetti in realtà virtuale si è imposto My Inner Ear Quartet di Koji Yamamura, un altro giapponese nel palmarès.
Che cosa resta
Il premio a Miserable Miracle dice molto della linea di Ottawa, che da anni preferisce il rischio formale alla confezione. Quello ad Adam change lentement mostra invece che un lungometraggio disegnato, a basso costo e con un solo autore al timone, può ancora battere produzioni molto più grandi quando ha un'idea forte e la porta fino in fondo.


