Oscar 2026, vince KPop Demon Hunters, in gara due film francesi in 2D

Alla 98ª edizione il film Netflix e Sony prende la statuetta del lungometraggio. Il disegno francese resta a mani vuote, mentre tra i corti vince la stop-motion canadese di The Girl Who Cried Pearls.

Ugo Bienvenu
Immagine: Boungawa · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Due film francesi disegnati nella stessa cinquina, una cosa che agli Oscar non si vedeva spesso. Alla 98ª cerimonia degli Academy Awards, ieri sera, 15 marzo, al Dolby Theatre di Los Angeles con Conan O'Brien di nuovo alla conduzione, Arco di Ugo Bienvenu e Little Amélie or the Character of Rain di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han rappresentavano il 2D tra i lungometraggi. Nessuno dei due ha vinto. L'Oscar per il miglior film d'animazione è andato a KPop Demon Hunters di Maggie Kang e Chris Appelhans, prodotto da Michelle L.M. Wong.

Il fenomeno della stagione

Il risultato non sorprende. KPop Demon Hunters, prodotto da Sony Pictures Animation e distribuito da Netflix, è stato il caso dell'anno: un trio di cantanti pop coreane che di notte combatte i demoni, una colonna sonora diventata popolarissima e un pubblico enorme sulla piattaforma. La serata gli ha dato anche l'Oscar per la miglior canzone originale con Golden.

Il film è in CG, ma la sua energia viene dal linguaggio degli anime e del fumetto: espressioni esagerate, deformazioni comiche, pose che cambiano di colpo come in un disegno. Dopo gli Spider-Verse, è un'altra conferma di quanto la CG americana guardi oggi al 2D per trovare uno stile.

Completavano la cinquina Elio di Madeline Sharafian, Domee Shi e Adrian Molina per Pixar e Zootropolis 2 di Jared Bush e Byron Howard per Disney.

Arco e Little Amélie, il disegno francese

Arco è il primo lungometraggio di Ugo Bienvenu, autore di fumetti che ha portato al cinema il suo segno chiaro e i suoi futuri luminosi e inquieti. Il film, che tra i produttori conta Félix de Givry, Sophie Mas e Natalie Portman, racconta un ragazzo venuto da un futuro lontano che finisce in un'epoca diversa dalla sua e stringe amicizia con una bambina. Ad Annecy aveva vinto il Cristal per il lungometraggio.

Little Amélie or the Character of Rain, in francese Amélie et la métaphysique des tubes, adatta il romanzo autobiografico di Amélie Nothomb sulla sua prima infanzia in Giappone. Vallade e Han, con i produttori Nidia Santiago e Henri Magalon, hanno scelto un disegno morbido e colori brillanti per seguire lo sguardo di una bambina che scopre il mondo e la propria identità tra due culture. Ad Annecy aveva ricevuto il premio del pubblico.

Due film in 2D su cinque, entrambi dalla Francia, entrambi passati per Annecy. La filiera francese del disegno, con le sue scuole e i suoi studi, si conferma tra le più solide d'Europa nel portare lungometraggi d'autore fino agli Oscar, accanto a quella irlandese di Cartoon Saloon.

I corti tra vetro, matita e pupazzi

Il miglior cortometraggio d'animazione è The Girl Who Cried Pearls dei canadesi Chris Lavis e Maciek Szczerbowski, prodotto dall'Office national du film du Canada. È un film in stop-motion con pupazzi molto curati, la storia di una ragazza le cui lacrime diventano perle e di un nonno che ricorda come un incontro magico lo avesse salvato dalla miseria. Per i due registi è il ritorno agli Oscar dopo la candidatura per Madame Tutli-Putli.

Tre corti in gara su cinque venivano dal disegno o dalla pittura. Butterfly di Florence Miailhe, prodotto da Ron Dyens, è dipinto su vetro con olio, pastelli e sabbia, e racconta la vita del nuotatore Alfred Nakache, dalle Olimpiadi di Berlino del 1936 alla deportazione ad Auschwitz. Miailhe è una delle maestre della pittura animata, e il film ha la densità materica dei suoi lavori migliori.

Retirement Plan dell'irlandese John Kelly, prodotto da Andrew Freedman, è un corto in 2D di pochi minuti dal tratto da striscia a fumetti: un uomo di mezza età, con la voce di Domhnall Gleeson, immagina tutto quello che farà quando finalmente andrà in pensione. The Three Sisters di Konstantin Bronzit, già candidato in passato, è disegnato a mano e senza dialoghi: tre sorelle su un'isola e un marinaio che scombina il loro equilibrio.

Chiudeva la lista Forevergreen di Nathan Engelhardt e Jeremy Spears, in computer grafica che imita l'aspetto del legno intagliato, con un cucciolo d'orso adottato da un abete.

Il bilancio per il 2D

Due lungometraggi disegnati su cinque, tre corti tra disegno e pittura su cinque, nessuna vittoria. È un'annata ricca per presenze e povera di risultati. Il segno a mano è ben rappresentato, soprattutto grazie all'Europa, ma i premi seguono altre logiche: la popolarità sulle piattaforme per il lungometraggio, il prestigio artigianale della stop-motion per il corto.

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